10/03/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Marine Le Pen e Borghezio insieme a Lampedusa. La Lega rinsalda i legami con la destra europea, nel tentativo di strumentalizzare l'emergenza a fini propagandistici

Il venti percento dei francesi la voterebbe. Oltre il cinquanta percento trova la sua candidatura più credibile di quella del padre. Marine Le Pen, figlia di Jean-Marie e leader del partito di destra francese 'Fronte Nazionale', sta scalando i sondaggi e guadagnando consensi e simpatie in vista delle presidenziali, a spese dell'Ump di Sarkozy. Il timore che la bionda quarantaduenne possa far rivivere l'incubo del 2002, quando il padre superò il socialista Jospin al primo turno delle presidenziali, è così palpabile che in Francia hanno invocato un 'fronte repubblicano' contro di lei.

L'allarme è scattato in occasione del sondaggio realizzato la scorsa settimana dall'istituto 'Harris Interactive' per 'le Parisien': Marine Le Pen arriva in testa alle intenzioni di voto al primo turno delle presidenziali con il 23 percento. Sconfigge Nicolas Sarkozy e Martine Aubry, accreditati entrambi di un 21 percento. Una prospettiva parzialmente ridimensionata da un altra consultazione demoscopica, effettuata ieri dall'istituto Ifop, che la vede sempre forte (20 percento), ma battuta sia da Sarkozy (23-24 percento), che dai potezionali sfidanti socialisti, Dominique Strauss-Kahn (29 percento), Martine Aubry (24 percento). Marine Le Pen riuscirebbe a guadagnare il diritto al ballottaggio contro Sarkozy, soltanto se il candidato socialista fosse Segolene Royal (19 percento).

La cavalcata della giovane Le Pen è frutto di un preciso intento programmatico, essendo salita al vertice della segreteria della Fiamma proprio con l'intento di farne un partito spendibile e un mezzo per contendere il governo del Paese. Il cammino verso le presidenziali è ancora lungo, ma le occasioni per mettersi in mostra non mancano. Lunedì Marine Le Pen arriverà in visita a Lampedusa, in accoppiata con l'europarlamentare leghista Mario Borghezio, invitato dal sindaco (leghista) dell'isola siciliana, Bernardino de Rubeis. Per quest'ultimo, ciascuno è libero di andare a Lampedusa, anche esponenti di due partiti dichiaratamente anti-immigrati. E dire di non essere "né razzisti né xenofobi", ma solo che "l'immigrazione non è una buona idea" - come ha fatto Marine Le Pen oggi - non sposta il problema: a Lampedusa la visita di due nemici giurati dell'Islam e dei sans-papier equivale non solo a strumentalizzare un'emergenza sociale per fini propagandistici, ma a creare un grave problema di ordine pubblico in un luogo sotto pressione da settimane, oltre ad accendere nuove scintille nel rapporto con il Maghreb e in particolare con la Libia: due anni fa l'esibizione, da parte di Borghezio, di una maglietta anti-islamica incendiò Tripoli, dove le proteste di fronte all'ambasciata italiana finirono nel sangue.

Ma cosa unisce la Lega al Fronte Nazionale? Innanzitutto la capacità di cavalcare temi come la paura dello straniero e la sicurezza per mietere consensi tra le classi popolari. Il Carroccio ha preparato il campo, supplendo all'incapacità, sul proprio territorio, dei partiti 'solidali' (come la Democrazia Cristiana) e 'proletari' (socialista prima e comunista poi) di guadagnare i voti di una nuova classe produttiva. Poi, la costruzione di una rete di legami che gli esponenti più radicali del partito padano hanno da sempre tenuto con gruppi identitari e nazionalisti in tutta Europa, che in un certo senso hanno 'imparato' la ricetta dal laboratorio-Lega. Borghezio non è nuovo alle provocazioni, né ha mai nascosto le sue simpatie per i partiti di estrema destra. Violente contestazioni lo accolgono ovunque vada, e la luna di miele siciliana con la figlia di Le Pen è l'ultima trovata per alimentare nuovamente i sentimenti di intolleranza - se non di odio - nei suoi confronti. Ma la sua visita a Lampedusa, questa volta, sembra far gioco anche ai politici di casa nostra.

Luca Galassi

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