08/03/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Alta Corte della Malesia ha respinto la prova del Dna, ritenendola "inammissibile". Il leader del'opposizione malese è accusato di sodomia

Potrebbe esserci una svolta nel processo contro Anwar Ibrahim, il leader dell'opposizione malese accusato di sodomia. L'Alta Corte della Malesia ha respinto infatti la prova del Dna, considerata "inammissibile", compromettendo le argomentazioni dell'accusa. Il leader malese rischia fino a vent'anni di reclusione.

Anwar Ibrahim è accusato di aver avuto un rapporto sessuale con un collaboratore, Mohamad Saiful Bukhari Azlan. Per i giudici della Corte, tuttavia, gli oggetti personali prelevati dalla cella dell'imputato non possono essere utilizzati per le analisi del Dna, in quanto sottratti illegalmente. Di conseguenza, non sarà possibile confrontare il Dna con quello estratto dal liquido seminale rinvenuto nel corpo del suo collaboratore.

Non è la prima volta che il leader malese viene accusato di sodomia: condannato nel 1998, è tornato in libertà nel 2004, per poi essere arrestato nuovamente nel luglio 2008. Non manca però il sospetto che si tratti di una mossa politica. Pochi mesi prima dell'ultimo arresto, la coalizione multietnica da lui guidata aveva eroso il dominio del partito di maggioranza "Umno", lo stesso partito che dall'inizio del processo (febbraio 2010) sta ottenendo numerosi successi elettorali.

Parole chiave: Anwar Ibrahim, sodomia, test Dna, Umno
Categoria: Politica
Luogo: Malesia