06/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Ogni anno il popolo nomade si ritrova per festeggiare la santa più amata dalla gente del viaggio
Scritto per noi da
Paola Rivetti
 
Saintes Maries de la Mer, città meridionale della Francia, si colora di musica e danze gitane ogni maggio in onore della santa più amata dalla gente del viaggio, Santa Sara. Nel piccolo comune così si materializza l’incubo dell’uomo metropolitano moderno, cittadino e possidente: ci sono solo “zingari”. Questa festa ha perciò il grande merito di mostrare il volto aperto del popolo del viaggio, normalmente invece chiuso ed obbediente a norme ferree: la netta separazione che vige tra gli appartenenti alle varie famiglie “nomadi” e i Gagè, gli stranieri, qui si dissolve, e tutti sembrano pensare solo a divertirsi e festeggiare.

Rom, Sinti, Gitanos e Manouches arrivano da tutta Europa, armati di chitarre e violini per rendere omaggio a questa santa, che si narra arrivò con una piccola imbarcazione dalla Giudea nell’anno 40 d.C. Era la serva di Maria Salomè e Maria Giacobbe ed è chiamata Sara “la Kali”, ovvero la Nera, la cui santità non è però mai stata riconosciuta dalla Chiesa di Roma.
Tuttavia, esistono molte altre leggende e tradizioni sulla sua origine. Una versione, accreditata dalla tradizione rom, narra che Sara fosse una gitana residente in Provenza, che salvò le due Marie da una tempesta. Si dice anche che fosse un’abbadessa egiziana che arrivò in Camargue dalla Libia. Quello che è sicuro, è che Santa Sara è un enigma storico difficile da risolvere, ma i suoi devoti non sembrano preoccuparsi troppo di quest’incertezza. Si tratta infatti di una festa che ha molto più il sapore del profano che del sacro.

Santa Sara portata in mareLa processione. Il 24 di maggio la statua di Santa Sara viene portata in mare da una processione composta da cantori, ballerini e gente a cavallo. Sulla spiaggia la attendono moltissimi fedeli, tutti vestiti a festa, che intonano canti e che danzano nell’attesa. La statua della santa è preceduta da uomini a cavallo, dai musicisti, e da una piccola autovettura che diffonde tramite un altoparlante la storia di Santa Chiara e la storia delle persecuzioni contro il popolo Rom, dalla barbarie nazista all’emarginazione sociale che questi vivono nelle moderne metropoli. Appena arriva sulla spiaggia, una calca di persone la segue in acqua, cantando “Vive Sainte Sara!”, e cercando di toccarne le vesti per ricevere fortuna e grazia. La santa viene poi portata nella cripta della chiesa cittadina, dove centinaia di candele sono accese e dove i bambini vengono presentati alla santa. Questa è infatti anche l’occasione per battezzarli. Una grande quantità di persone tiene nelle mani una candela, a testimoniare la loro fervente devozione.

La festa. La cosa che colpisce maggiormente è la festa che segue la celebrazione religiosa. Prosegue fino a tardissima notte e coinvolge tutti con canti e balli. Numerosissimi sono i Gitanos spagnoli e i Manouches francesi. Arrivano in molti però anche dal nord e dall’est Europa. Ruk, occhi vivaci e parlantina insistente, vive a Bruxelles. “Per qualche mese all’anno, poi giro l’Europa per fare i mercati. Vendo tessuti”, dice. Gli chiedo se ha moglie. “Si, ed è tzigana come me. Ho avuto molte donne nella mia vita, perfino un’israeliana, ma come mi capisce mia moglie…”, mi dice. Gli chiedo dove sia. “Ad aspettarmi con i nostri cinque bambini nella roulotte”. Azzardo che forse lei preferirebbe essere qui, con lui. Mi risponde che mi sbaglio perché lei si fida di lui: “Io sto qui con mio suocero, lei è tranquilla. Sa che non faccio nulla di male”. Gli chiedo come si vive in Belgio, se gli piace la città e la gente. “No, sono freddi e piove sempre, in Belgio. Preferirei l’Italia. Voi siete come noi”, mi dice, gridando tra le risa “Maria!” e “Pizza!”.

Per le strade di Saintes Maries la festa imperversa. Vicino alla chiesa ci sono gruppetti che ballano ed ascoltano i cantori, che in maggioranza sono spagnoli e che sfoggiano un repertorio vario, da Camaron de la Isla ai Gipsy King. Sulle note urlate di un’improbabile versione flamenca di “Marina”, conosco Raùl. Viene da Marsiglia, ma i suoi genitori sono spagnoli. “Santa Sara ci protegge, aiuta tutti i viaggiatori, e questa sua festa è un’occasione per incontrare gli amici che vivono lontani”. Gli chiedo se la presenza massiccia di turisti e curiosi non rischia di compromettere il significato sacro della celebrazione. “Si, ma noi sappiamo che Santa Sara è con noi, oggi come sempre, e siamo contenti che la nostra festa sia apprezzata da tutti”.

Il giorno seguente, il 25 maggio, si celebrano le due Marie, Maria Giacobbe e Maria Salomè, che secondo la tradizione erano le padrone della schiava nera Sara. Quest’ultima celebrazione è seguita anche dai cittadini francesi della municipalità, che insieme ai Rom accompagnano in processione le due Sante. Quello che più piacevole resta nella memoria di quei giorni è il clima di reciproca tolleranza ed integrazione, realizzata attraverso la musica e il rispetto delle differenze.
Categoria: Migranti, Popoli, Costume
Luogo: Francia
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