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La prima linea del reclutamento, per le Forze Armate americane, non passa solo
per le periferie degradate delle metropoli, setacciate casa per casa da zelanti
ufficiali che promuovono le virtù della vita in caserma con stile da imbonitori.
Per tamponare l'emorragia di reclute (l'arruolamento sta vivendo una seconda crisi,
dopo quella del '99) il Pentagono ha scelto di delegare ad un videogioco il duro
lavoro di persuasione dei potenziali futuri soldati. America's Army è un multiplayer
(più giocatori) on-line (si gioca su internet), ed è stato sviluppato da un colonnello
dell'esercito di nome Casey Wardynski. Dall'anno del suo lancio, il 2002, ha fatto
registrare sul suo sito (www.americasarmy.com) 5,4 milioni di utenti, con 20 aggiornamenti
in 3 anni, questi ultimi scaricati 20 milioni di volte. Quello più recente, in
uscita in questi giorni, si chiama 'Overmatch'. Se la Difesa Usa investe in questo gioco 2,5 milioni di dollari all'anno ci deve
essere un buon motivo. Il motivo è che, sebbene non esistano statistiche sul numero
di giocatori che hanno indossato la divisa grazie ad America's Army, l'esercito
ha probabilmente trovato la forma più rapida, efficace - e subdola - per farsi
conoscere dai teen-ager statunitensi. Non sconcerta più di tanto, quindi, sentire
lo stesso Wardynski ammettere che il target al quale si rivolge lo 'sparatutto'
(in gergo il videogioco dove il giocatore imbraccia un'arma e fa fuori un numero
indefinito di nemici) sono gli adolescenti, dai 13 anni in su. Il gioco viene
considerato dal suo sviluppatore come uno strumento - economico, secondo i dettami
del committente - per istruire i giovani all'addestramento, educarli alla cultura
militare e combattere lo stereotipo popolare che rappresenta ogni soldato americano
come un Rambo.
"I nostri ragazzi possono farcela". I giocatori sono parte di una squadra nella quale ciascuno può scegliere un
ruolo: si è soldati, ingegneri, o medici. Si impara a utilizzare le armi automatiche
in dotazione all'esercito, a guidare veicoli utilizzati dalle truppe Usa in Iraq,
a paracadutarsi da un aereo o a salvare un commilitone ferito. L'ingresso vero
e proprio nel campo di battaglia è subordinato ad una fase di training, al termine
della quale il giocatore entra in missioni virtuali a fianco di giocatori da tutto
il mondo, che si aiutano l'un l'altro a superare le difficoltà delle varie operazioni
militari. L'ambientazione è realistica, e il teatro di guerra iracheno ha fornito
lo spunto fondamentale, tanto per gli scenari quanto per lo scopo della missione:
contrastare e debellare l'insurrezione dei ribelli. "Vogliamo che i ragazzi sappiano
che possono farcela - spiega Wardynski riferendosi alle missioni -, e che non devono più lavorare di fantasia, in quanto
quello che vedono nel gioco è quello che vedono nella realtà". L'iper-realismo
di Wardynski e di America's Army renderà obsoleti gli uffici di reclutamento?
Statistiche, come detto, non ce ne sono. Un sondaggio commissionato dall'esercito
ha comunque rivelato che un terzo dei 20 mila intervistati (sia adulti che adolescenti)
ha sostenuto di aver ricevuto informazioni utili sull'esercito proprio da America's
Army.
Simulazioni da un miliardo di dollari. Da quando la Difesa ha scoperto che i videogiochi sono uno dei più potenti
strumenti culturali e mediatici della storia, negli ultimi tre anni ha commissionato
e finanziato quattro videogiochi, oltre ad America's Army: Real War, Prism, Full
Spectrum Warriors, Rise of a Soldier. America's Army si prepara adesso a sbarcare
sulla console: le licenze sono state vendute alle piattaforme di Sony (Playstation)
e Microsoft (Xbox). Le case di produzione hanno incassato dai videogiochi 24 miliardi
di dollari nel 2004. L'investimento del Pentagono in programmi di simulazione
per l'addestramento di soldati e ufficiali ammonta a un miliardo di dollari l'anno,
secondo stime dello stesso Wardynski. Il quale sostiene che lo 'sparatutto' in
questione, per lo meno virtualmente, insegnerà a un tredicenne come, e con quali
armi, ci si addestra nell'esercito.
Luca Galassi