Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n.1 - 2004 dal 21/10 al 28/10
Israele e Palestina - Mentre l’attenzione del mondo è concentrata sulle condizioni di salute di
Yasser Arafat e sul piano di disimpegno dalla Striscia di Gaza votato nella serata
del
26 ottobre, continuano le incursioni dell’esercito israeliano nei Territori Occupati. Il
25 ottobre 17 palestinesi sono stati uccisi in un’azione dei militari di Tel Aviv
nel campo profughi palestinese di Khan Younis. Due delle vittime avevano meno
di 20 anni. Secondo fonti mediche locali, sarebbero 70 le persone ferite tra cui
20 minorenni. Una bimba di 9 anni è morta il
28 ottobre a Gaza dopo essere stata raggiunta da colpi d’arma da fuoco esplosi
da militari israeliani contro miliziani palestinesi. Il Palestinian medical Relief,
ong che si occupa di assistenza sanitaria alle vittime dell’Intifada, ha stilato
un bilancio dell’operazione “giorni di penitenza” (dal 29 settembre al 15 ottobre):
secondo i medici sono morte 138 persone, tra cui 32 bambini. Centinaia le case
distrutte e 480 chilometri di terreni agricoli resi inutilizzabili. Sono 15 i
centri educativi, tra scuole e asili, distrutti.
Iraq - Il 22 ottobre arriva la conferma ufficiale della morte di tre cittadini macedoni rapiti il
21 ottobre scorso a Baghdad. Sempre il 22, 8 civili sono rimasti uccisi nei bombardamenti dell’aviazione statunitense
su Falluja, tra loro due ragazze di 12 e 15 anni. Due camionisti turchi, sempre
il 22, sono stati assassinati nei pressi di Mosul. Un’autobomba ha colpito sabato 23 ottobre la sede dell’accademia di polizia a Baghdad uccidendo 10 persone e ferendone
altre 40. Tra la notte del 23 e la mattina del 24, nei pressi di Baluba, sono stati ritrovati i cadaveri di 44 reclute del nuovo
esercito iracheno e dei 5 autisti con i quali i giovani militari tornavano da
una licenza. Il gruppo guidato da al-Zarqawi ha rivendicato la strage. Rapita,
nelle ultime ore, una civile polacca la cui identità resta ancora sconosciuta.
Le stime aggiornate delle vittime civili irachene dall’inizio del conflitto parlano
di 16.053 morti, mentre il numero dei militari deceduti sale a 1.250; ma il rapporto
dei ricercatori della Johns Hopkins University rende noto, attraverso la rivista
Lancet, che le vittime totali del conflitto (soprattutto civili) ammontano a oltre
100.000 morti.
Turchia - Dopo anni di relativa calma torna la violenza nel Kurdistan turco. Il 23 ottobre due agenti di polizia turchi sono stati assassinati da alcuni sconosciuti nella
cittadina di Nazimye. Le autorità turche ritengono responsabile il Kongra Gel,
la formazione erede del PKK, dopo l’arresto di Ocalan nel 1999. La tregua dichiarata
dall’arresto del leader è finita alla fine del maggio scorso. Il 25 ottobre, due soldati dell’esercito turco sono stati uccisi dall’esplosione di
una mina, nella cittadina di Dicle, nei pressi di Dyarbakir. Ancora una volta,
le autorità turche accusano il Kongra-Gel.
Algeria - Tra il
22 e il
23 ottobre, l’Algeria è stata investita da un’ondata di violenza, 24 le vittime in meno
di un giorno. Prima un gruppo di militanti del Gruppo Salafita per la Predicazione
e il Combattimento ha fermato un autobus di tifosi diretti ad assistere ad una
partita di calcio ad Algeri. Ne hanno uccisi 8 e feriti 4. Nei pressi della città
di Medea, 80 chilometri a sud di Algeri, 16 persone sono state assassinate da
un commando dello stesso gruppo. Dal settembre 2004, sono più di 70 le persone
uccise per scontri tra il Gruppo Salafita e l’esercito algerino, in un conflitto
che negli ultimi 12 anni ha ucciso 150 mila persone.
Afghanistan - Nonostante le accuse di gravi brogli e irregolarità, le elezioni presidenziali
del 9 ottobre sono state ritenute valide anche dall’opposizione afgana. Come previsto,
con circa il 55 per cento delle preferenze, il pashtun Hamid Karzai ha vinto.
Il 21 ottobre un soldato governativo afgano è stato ucciso da miliziani talebani che hanno
assaltato un checkpoint al confine tra le province meridionali di Helmand e Nimruz.
Il 23 ottobre una bambina afgana e una traduttrice americana sono state uccise in
un attentato suicida compiuto da un uomo in una via commerciale di Kabul. L’azione
è stata rivendicata dai talebani. Il 24 ottobre tre guerriglieri talebani sono stati uccisi in uno scontro a fuoco con
soldati governativi afgani nella provincia meridionale di Zabul. Il 25 ottobre quattro civili sono rimasti uccisi poco a nord di Mazar-i-Sharif negli
scontri armati tra Mohammad Jalal e Khulam Nabie, due comandanti mujaheddin rivali,
entrambi appartenenti alla formazione tagica della Jamiat. Il 27 ottobre tre soldati Usa sono stati gravemente feriti nell’attacco al loro convoglio,
sempre nella provincia di Zabul, una delle roccaforti della resistenza talebana.
Il 28 ottobre tre osservatori internazionali dell’Onu sono stati rapiti a Kabul. Le
vittime di questa settimana fa salire a 1.036 il numero dei morti dal 1° gennaio
2004 a causa del formalmente concluso conflitto afgano. La maggior parte dei morti
sono guerriglieri della resistenza talebana (495), seguono i militari e i poliziotti
afgani (271), i civili (174), gli operatori umanitari internazionali (47), i soldati
statunitensi (40) e quelli del contingente Isaf della Nato (5).
Cecenia - Il 21 ottobre il Comitato delle madri dei soldati russi ha reso noto che in dieci anni di
guerra cecena sono stati 25 mila i caduti russi, e non 10 mila come sostiene il
Cremlino.
Il 22 ottobre le autorità filo-russe cecene hanno ammesso che dall’inizio del 2004
sono stati denunciati 362 casi di sparizione: persone solitamente rapite dalle
forze di sicurezza russe. Il 23 migliaia di persone hanno partecipato a Mosca alla più grande manifestazione
per la pace in Cecenia mai vista in Russia. La notte successiva, cinque ragazzi
di un villaggio a sud-ovest di Grozny sono stati bruciati vivi da uomini a volto
coperto che lo hanno legati ad un albero al quale poi hanno dato fuoco. Contemporaneamente
un commando di uomini in mimetica e passamontagna, soldati russi secondo i testimoni,
hanno sterminato sette membri di una famiglia residente nelle campagne attorno
alla capitale. Il 25 ottobre sei guerriglieri ceceni e due soldati russi sono morti in uno scontro
a fuoco. Con la solita settimana di ritardo la guerriglia indipendentista diffonde
il suo bollettino: tra il 16 e il 22 ottobre sarebbero stati uccisi in attacchi
e agguati 73 soldati russi e 88 collaborazionisti ceceni ‘kadyroviti’. Nessun
accenno alle perdite tra i guerriglieri.
Warziristan (Pakistan) - Ancora vittime nelle Aree Tribali al confine con l’Afghanistan per la guerra
non dichiarata tra 70 mila soldati dell’esercito governativo e i guerriglieri
islamici filo-talebani spalleggiati dalle locali tribù pashtun. Una guerra che
prosegue da marzo e che ha causato (secondo le cifre ufficiali fornite da Islamabad)
la morte di oltre 260 guerriglieri e 170 soldati. Probabilmente le cifre sono
largamente sottostimate, e non tengono conto delle decine di vittime civili uccise
nei bombardamenti dei villaggi e nelle sparatorie tra le due parti. Il
22 ottobre due guerriglieri filo-talebani sono stati uccisi in uno scontro a fuoco con
le truppe governative. Il
23 almeno altri dieci guerriglieri sono morti in un combattimento nei pressi del
villaggio di Lalizai. Il
24 un capo tribale è stato ucciso in un agguato della guerriglia nella zona di
Makeen. Il
26 almeno quindici rappresentanti tribali, che stavano trattando la resa di alcuni
guerriglieri, sono stati uccisi in un attacco governativo avvenuto, sembra, per
errore. L’episodio è accaduto nei pressi del villaggio di Spinkai Raghzai, occupato
la scorsa settimana dall’esercito in quanto considerato roccaforte del nuovo giovane
leader guerrigliero Abdullah Meshud (rilasciato da Guantanamo e tornato alla jihad
nel suo paese). Alcuni capi tribali aiutano i militari governativi nella loro
caccia a Meshud, per quanto oggetto di rappresaglie. Il
27 ottobre tre guerriglieri sono stati uccisi in uno scontro a fuoco con le truppe
governative nella zona di Azam Warsak.
Kashmir (India) - I negoziati tra India e Pakistan sono entrati in una nuova fase di stallo a
causa delle titubanze indiane. Intanto in Kashmir si continua a morire. Il 22 ottobre due guerriglieri separatisti islamici sono stati uccisi durante un rastrellamento
dell’esercito indiano nel distretto di Poonch. Il 26 altri sei guerriglieri kashmiri sono stati uccisi in uno scontro armato con
i militari indiani nel distretto di Kupwara. Il 27 un soldato indiano e un civile sono morti in uno scontro a fuoco tra esercito
e guerriglia nel distretto centrale di Budgam. Il 28 un civile è stato ucciso da una mina mentre faceva legna nel bosco nel distretto
di Kathua. In quindici anni, la guerra tra i separatisti sostenuti dal Pakistan
e le forze di sicurezza indiane, ha fatto decine di migliaia di morti: 35 mila
secondo fonti indiane, addirittura 80-100 mila secondo fonti separatiste, 65-70
mila secondo fonti indipendenti. Solo lo scorso anno ci sono stati almeno 2.200
morti: un migliaio di militanti separatisti, cinquecento tra soldati e agenti
indiani e settecento civili.
Thailandia: Il 25 ottobre durissima repressione di una manifestazione nella provincia meridionale di Narathiwat,
a maggioranza musulmana: oltre 80 persone hanno perso la vita, la maggior parte
per soffocamento, all’interno delle camionette della polizia. I dimostranti -
1500 secondo la Bbc, 3mila secondo i media asiatici - stavano protestando contro
la detenzione di sei attivisti musulmani. Nell’ultimo anno circa 400 persone sono
morte nelle tre province meridionali (Narathiwat, Pattani e Yalaal) confine con
la Malesia.
Filippine - Il
28 ottobre, uno dei capi del Nuovo Esercito Popolare (movimento armato comunista che combatte
contro le forze governative nell'isola meridionale di Mindanao) è stato catturato
durante l'assalto a una base militare. Mario Bagundol, detto "compagno Jolly",
è rimasto ferito mentre, insieme a un gruppo di guerriglieri, attaccava la stazione
dell'Esercito nella città di Sindagan. I ribelli, che arrivano a 8mila e seicento
unità, hanno recentemente annunciato di voler intensificare le loro azioni armate.
Il conflitto dura da 35 anni.
Nepal - Nell'ultimo giorno del cessate il fuoco, proclamato nove giorni fa in occasione
del più importante festival hindu del Paese, si teme per la ripresa degli scontri tra guerriglieri filomaoisti
e governo. Le organizzazioni dei diritti umani, i media locali e gruppi estesi
di cittadini hanno chiesto alle due parti in conflitto di prolungare la tregua
per favorire il riavvio delle trattative di pace. I colloqui, per porre fine a
una guerra che dal '96 ha causato oltre 9mila morti, sono in stallo dall'agosto
2003.
Costa d’Avorio - Una serie di scontri fuoco avvenuti tra truppe francesi e un gruppo armato non
identificato nella zona demilitarizzata che taglia in due il paese, hanno fatto
vacillare il già fragile processo di pace della Costa d’Avorio. Il Paese, controllato
a sud dal governo del presidente Laurent Gbagbo e a nord dai miliziani ribelli
delle Forze Nuove si trova incastrato in un impasse politico dal quale sembra
non riuscire più a venir fuori da due anni. Nonostante le parti in conflitto abbiano
firmato un accordo a Marcoussis (Francia) nel gennaio del 2003, non si sono registrati
concreti passi in avanti per una riunificazione e pacificazione del paese. L’ulteriore
conferma del vicolo cieco in cui sono finiti gli accordi è il mancato disarmo
che sarebbe dovuto avvenire il 15 di ottobre scorso: i ribelli si sono rifiutati
di consegnare le armi, sostenendo di non essere soddisfatti delle riforme concordate
con il presidente Laurent Gbagbo.
Repubblica Democratica del Congo - Un rapporto stilato dall’organizzazione Amnesty International, chiamato “Mass
Rape – Time for Remedies”, denuncia innumerevoli casi di stupri di massa da parte
di miliziani ribelli ancora attivi in alcune zone del Paese. Le vittime – donne,
ragazze e bambine delle aree più isolate – non avrebbero alcun accesso alle cure
mediche. Secondo il rapporto di Amnesty, governo ed esercito non farebbero abbastanza
per proteggere la popolazione indifesa dagli attacchi e dalle incursioni dei guerriglieri.