03/03/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



La Procura militare di Washington ha aggiunto 22 capi di accusa contro il soldato americano, ritenuto la 'talpa' di Wikileaks

Rischia la pena di morte Bradley Manning, il 23enne soldato americano accusato di essere "la talpa" di Julian Assange. Ex analista dei servizi segreti militari di stanza a Baghdad, Manning avrebbe sottratto informazioni segrete dagli archivi del Pentagono e del Dipartimento di Stato, per poi consegnarle al fondatore di Wikileaks. Arrestato lo scorso giugno, è attualmente detenuto nella prigione di Quantico.

A peggiorare ulteriormente la posizione di Manning, arriva la notizia che la procura di Washington ha aggiunto altri 22 capi di imputazione nei suoi confronti. Tra questi, l'accusa di avere "aiutato il nemico", un crimine per il quale è prevista anche la pena capitale. Secondo l'Esercito americano, infatti, consegnando il materiale ad Assange e permettendone la pubblicazione on line, Manning ha deliberatamente lasciato che questo fosse accessibile al "nemico" (un'identità ancora da definirsi). In caso di condanna, i procuratori hanno reso noto che non chiederanno l'esecuzione, ma il soldato rischia comunque l'ergastolo. L'inizio del processo è previsto per maggio o giugno.

"Un attacco vendicato contro Manning per il fatto che sta esercitando il suo diritto a non parlare", questo il commento alla vicenda da parte di Wikileaks. Il riferimento è al fatto che il soldato si è sempre rifiutato di collaborare, e non hai mai confermato ai procuratori di aver consegnato il materiale proprio ad Assange. Un conferma che darebbe finalmente alla magistratura americana la possibilità di procedere contro il fondatore di Wikileaks.