Alla fine il protagonista è stato ancora una volta lui.
Mohammar Gheddafi, leader dell’assemblea del popolo libico, padre
padrone della Libia moderna, ha giocato un ruolo
da protagonista durante la riunione della Lega Araba che si è tenuta a
Tunisi nei giorni scorsi.
Protagonista lo è
stato da subito il colonnello. Arrivato a Tunisi con un mezzo di
trasporto per lui non abituale, l’aereo, si è fatto subito notare per
le sue guardie del corpo: non i soliti armadi armati di tutto punto
ma una decina di donne.
Si sapeva
anche come sarebbe andata a finire. Le intenzioni “bellicose” del
colonnello erano a conoscenza di tutti i partecipanti al summit. Le
idee più forti e aggressive Gheddafi le aveva espresse nei confronti di
quei paesi che a suo dire erano asserviti all’occidente e agli Stati
Uniti. Già nel precedente incontro della Lega Araba che era avvenuto a
Sharm El Sheik, il capo libico aveva insultato il rappresentante
saudita accusandolo di essere servo degli statunitensi.
Gli interventi di Gheddafi alla Lega
Araba hanno sempre lasciato il segno. Poco tempo fa aveva definito
quell’esperienza ormai logora e aveva dichiarato apertamente di
ritenerla un’organizzazione senza futuro. Privilegiando invece
una politica tutta africana (forse più consona alle posizioni
geografiche della Libia), abbandonando la grande riunione degli arabi.
Questa volta però sembra che il Colonnello
stia facendo sul serio. Come sul serio ha fatto nei mesi scorsi quando
decise – anche se non proprio autonomamente - di risarcire i famigliari
delle vittime della strage di Lokerbie (la strage del 21
dicembre del 1988 quando a bordo di un boeing 747 della Pan Am in volo
tra Londra e New York esplose una bomba e l’aereo precipitò sulla
cittadina scozzese causando la morte di 259 persone a bordo e 11 a
terra).
Autonomamente, invece, decise di
invitare Tony Blair in Libia per dei colloqui ufficiali. Da decine di
anni non i rappresentanti di Libia e Gran Bretagna non si vedevano
faccia a faccia. Ancora, fece scalpore quando decise di
firmare un contratto che prevedeva lo sfruttamento dei giacimenti di
gas al largo delle coste libiche da parte di una famosa multinazionale
anglo olandese. E andando ad incontrare Romano Prodi, presidente della
commissione europea a Bruxelles. Non era mai accaduto.
Durante il summit di Tunisi, nel momento in cui a prendere
la parola è stato il segretario generale dell’organizzazione Amr Mussa,
il leader ha preso baracca e burattini e se n'è andato verso
l’uscita. Questa è una bocciatura da parte di Gheddafi. Secondo quanto
riferito dallo stesso Colonnello: “La Libia non era d’accordo
sull’ordine del giorno dell’assemblea. Sapevo che questo vertice
sarebbe stato inutile e sono venuto solo per fare un piacere al
presidente tunisino Zine el Abidine Ben Ali”. E ha continuato: “Il summit si
sta tenendo mentre due capi di stato arabi sono in prigione: Yasser
Arafat e Saddam Hussein, e mi auguro che i comitati del popolo, i
consigli locali che decidono la politica della Libia, si pronuncino a
favore del ritiro di Tripoli dalla Lega Araba”.
Per Tripoli inizia adesso una nuova epoca. Da che parte
stare? Con la parte filo occidentale o con la parte radicale musulmana?
Muhammar Gheddafi potrebbe anche decidere di camminare da solo. Stati
Uniti permettendo.