30/05/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



In polemica con gli altri leader arabi Gheddafi lascia il summit di Tunisi
GheddafiAlla fine il protagonista è stato ancora una volta lui. Mohammar Gheddafi, leader dell’assemblea del popolo libico, padre padrone della Libia moderna, ha giocato un ruolo da protagonista durante la riunione della Lega Araba che si è tenuta a Tunisi nei giorni scorsi.
 
Protagonista lo è stato da subito il colonnello. Arrivato a Tunisi con un mezzo di trasporto per lui non abituale, l’aereo, si è fatto subito notare per le sue guardie del corpo: non i soliti armadi armati di tutto punto ma una decina di donne.
 
Si sapeva anche come sarebbe andata a finire. Le intenzioni “bellicose” del colonnello erano a conoscenza di tutti i partecipanti al summit. Le idee più forti e aggressive Gheddafi le aveva espresse nei confronti di quei paesi che a suo dire erano asserviti all’occidente e agli Stati Uniti. Già nel precedente incontro della Lega Araba che era avvenuto a Sharm El Sheik, il capo libico aveva insultato il rappresentante saudita accusandolo di essere servo degli statunitensi.
 
Gli interventi di Gheddafi alla Lega Araba hanno sempre lasciato il segno. Poco tempo fa aveva definito quell’esperienza ormai logora e aveva dichiarato apertamente di ritenerla un’organizzazione senza futuro. Privilegiando invece una politica tutta africana (forse più consona alle posizioni geografiche della Libia), abbandonando la grande riunione degli arabi.
 
Questa volta però sembra che il Colonnello stia facendo sul serio. Come sul serio ha fatto nei mesi scorsi quando decise – anche se non proprio autonomamente - di risarcire i famigliari delle vittime della strage di Lokerbie (la strage del 21 dicembre del 1988 quando a bordo di un boeing 747 della Pan Am in volo tra Londra e New York esplose una bomba e l’aereo precipitò sulla cittadina scozzese causando la morte di 259 persone a bordo e 11 a terra).
 
Autonomamente, invece, decise di invitare Tony Blair in Libia per dei colloqui ufficiali. Da decine di anni non i rappresentanti di Libia e Gran Bretagna non si vedevano faccia a faccia. Ancora, fece scalpore quando decise di firmare un contratto che prevedeva lo sfruttamento dei giacimenti di gas al largo delle coste libiche da parte di una famosa multinazionale anglo olandese. E andando ad incontrare Romano Prodi, presidente della commissione europea a Bruxelles. Non era mai accaduto.
 
Durante il summit di Tunisi, nel momento in cui a prendere la parola è stato il segretario generale dell’organizzazione Amr Mussa, il leader ha preso baracca e burattini e se n'è andato verso l’uscita. Questa è una bocciatura da parte di Gheddafi. Secondo quanto riferito dallo stesso Colonnello: “La Libia non era d’accordo sull’ordine del giorno dell’assemblea. Sapevo che questo vertice sarebbe stato inutile e sono venuto solo per fare un piacere al presidente tunisino Zine el Abidine Ben Ali”. E ha continuato: “Il summit si sta tenendo mentre due capi di stato arabi sono in prigione: Yasser Arafat e Saddam Hussein, e mi auguro che i comitati del popolo, i consigli locali che decidono la politica della Libia, si pronuncino a favore del ritiro di Tripoli dalla Lega Araba”.
 
Per Tripoli inizia adesso una nuova epoca. Da che parte stare? Con la parte filo occidentale o con la parte radicale musulmana? Muhammar Gheddafi potrebbe anche decidere di camminare da solo. Stati Uniti permettendo.
 
Alessandro Grandi
 
Categoria: Politica
Luogo: Libia