02/03/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Il premio Nobel per la pace abbandona la dirigenza dell'istituto di microcredito da lui fondato. L'ordine arriva dalle autorità governative bengalesi

Il governo del Bangladesh ha costretto il premio Nobel per la pace Muhammad Yunus a lasciare la guida della Grameen Bank, l'istituto di microcredito di cui è il fondatore. Secondo le autorità si è trattato di una scelta obbligata, avendo Yunus superato l'età pensionabile da una decina d'anni; di ben altro parere i sostenitori del premio Nobel, per i quali si tratta in realtà di una mossa politica, dovuta alle tensioni esistenti fra Yunus e il primo ministro bengalese Sheikh Hasina.

Il braccio di ferro tra Yunus e Hasina dura ormai da anni, e fa risalire i suoi inizi al 2007, quando, a seguito di un golpe militare, il banchiere manifestò l'idea di creare un suo movimento politico. Una decisione che gli valse l'ostilità della classe politica ora al potere, per la quale Yunus divenne un rivale e dunque un potenziale 'pericolo'. Da lì prese il via una sorta di campagna diffamatoria - a detta dei sostenitori - che trovò ulteriore supporto in un documentario di un giornalista danese, Tom Heinemann, diffuso nel dicembre 2010. In esso si insinuavano irregolarità nella gestione della banca, offrendo così al governo bengalese il pretesto per avviare delle indagini.

La vicenda continua fino a febbraio di quest'anno, quando il Ministro delle Finanze A.M.A. Muhith chiede al premio Nobel di lasciare l'incarico, forte del fatto che lo Stato possiede il 25 per cento della Grameen Bank. La richiesta cade nel vuoto, ed è infine la Banca centrale del Bangladesh a dare la svolta definitiva, con una lettera inviata al Ministero delle Finanze in cui si afferma che Yunus deve necessariamente lasciare la guida della sua banca, avendo superato i sessant'anni d'età (il limite d'età pensionabile).

Il mese scorso, Yunus ha dovuto affrontare tre differenti processi, tutti legati alla Grameen Bank. Il suo istituto attualmente conta microprestiti per 955 milioni di dollari complessivi, erogati a circa 8 milioni di poveri, nella maggioranza dei casi donne.