“Bouteflika o ‘Boutef’ (come viene ironicamente chiamato) è atteso al varco.
Rieletto il 9 aprile con l’83 per cento dei voti, il presidente ora deve dimostrare
che la Commissione per la riforma del Codice della Famiglia, istituita nell’ottobre
2003, partorirà davvero una nuova normativa. Che c’è la volontà politica di un
cambiamento. Il 52 per cento dei 32 milioni di abitanti dell’Algeria sono donne;
e loro si aspettano questo”.
Akila Ouared, militante del Fnl (Fronte di liberazione nazionale) dal 1957 fino
all’indipendenza raggiunta nel ’62, oggi presidente dell’Associazione di difesa
e promozione dei diritti delle donne, è categorica: “Se le nostre aspettative
vengono nuovamente disattese, ci saranno forti ripercussioni”. Ecco l’intervista
che ci ha rilasciato.
A proposito del Codice della Famiglia: il presidente Bouteflika si è impegnato
a rivederlo. A questo scopo è stata istituita una Commissione nell'ottobre 2003.
Si è trattato da una mossa elettorale, o esiste davvero la volontà di attuare
una riforma? Fino a quando non vedremo qualcosa di concreto, di nero su bianco, non possiamo
dire nulla. È vero che è stata istituita una Commissione. Ma il problema è che
tuttora questo governo ha un'alleanza con gli islamisti. Quindi temo che i lavori
della Commissione non possano andare molto lontano. Forse per quanto riguarda
l'abitazione coniugale, la tutela dei figli, per le donne ci sarà qualcosa da
guadagnare. Ma si tratterà pur sempre di risultati molto marginali. Non si potrà
certo andare in direzione dell'uguaglianza fra i due sessi.
In Algeria, le donne sono state all'avanguardia nella lotta per la liberazione
del Paese, nella battaglia contro gli islamisti. Per quale ragione sono oggi ancora
così marginalizzate? A chi fanno paura? Ci sono ancora molti conservatori, oggi, nel mio Paese. Per cui a una donna
non può tuttora essere intestata una proprietà privata; è considerata a tutti
gli effetti una minorenne... E il colmo è che l'Algeria è piena di donne-magistrati
e di donne che ricoprono incarichi di rilievo. Potenzialmente anche il presidente
della Repubblica o il primo ministro potrebbe essere una donna (ci sono già delle
ministre, ndr), ma nemmeno queste avranno il controllo sulla loro vita privata.
Se fanno paura? Sì, ma solo agli uomini retrogradi. Tutti gli altri sanno che
la società di domani non potrà che essere costruita valorizzando l'apporto dei
due sessi.
Lei ha partecipato alla lotta di liberazione del suo Paese, poi alla battaglia
contro gli islamisti. Oggi è presidente dell'Associazione di difesa e promozione
dei diritti delle donne, fondata nel 1989. Per che cosa si batte? Sono stata una militante del Fronte di liberazione nazionale (Fnl). Ho partecipato
attivamente alla resistenza dal 1957 fino al raggiungimento dell'indipendenza
nel 1962. Posso dire di aver preso parte sia alla liberazione che alla costruzione
di questo Paese. Mi sono opposta al fascismo che stava per prendere piede. Oggi
la nostra battaglia - delle donne della mia epoca, ma anche delle giovanissime
- è per la democrazia, l'uguaglianza dei sessi, i diritti dell'uomo che vengono
ancora così spesso violati. Lo Stato che vogliamo, è uno che rispetti le differenze
di genere fra gli uomini e le donne, ma li ponga sullo stesso piano. Lottiamo
per un progetto di società repubblicana, democratica e progressista.
Nel caso in cui il presidente non intenda riformare il Codice della Famiglia,
che cosa faranno le associazioni aderenti alla Campagna "Vingt ans barakat!" ("Vent'anni
sono stati sufficienti!")? Questa Campagna è stata decisa da un collettivo - di cui fa parte anche l'associazione
che dirigo - e ha lo scopo di far pressione su questo governo perché il Codice,
approvato nel lontano 1984, venga sostanzialmente modificato. Mentre questo testo
legislativo sta per compiere vent'anni, le donne algerine sono tuttora relegate
nella condizione di minorenni. Le attività sono molte: da quelle di sensibilizzazione
attorno all'argomento, al concorso lanciato fra studenti/esse algerine per la
realizzazione di un manifesto, agli atelier di scrittura per bambini fra i sette
e i 10 anni, e fra i 12 e i 15. È molto importante che questa rivoluzione parta
dalle scuole.
Bouteflika sarà dunque costretto a riformare il Codice... Penso di sì. Le pressioni di tutta la classe politica, della società civile,
delle forze democratiche, ecc. ormai sono tali che il presidente non potrà tirarsi
indietro.
Per quale ragione sono sempre di più le ragazzine algerine che oggi portano lo
hijab, il velo? C'è chi lega questo fatto al terremoto del maggio 2003... Sì, è esattamente così. Prima del terremoto del maggio 2003, molte ragazze che
in precedenza avevano portato il velo, andavano in giro a capo scoperto. Dopo
il sisma l'hanno rimesso e non se lo sono più tolto. Certo, è una spiegazione
non troppo scientifica che abbiamo dato. Ma di sicuro la voce diffusa dagli islamisti
che il terremoto fosse una "punizione divina" indirizzata alle donne vestite sempre
più all'occidentale, ha avuto i suoi effetti. La gente non s'è chiesta perché
questo succede soltanto in Algeria. I terremoti accadono ovunque... anche dove
l'islam non viene praticato.
Nei momenti più difficili della sua vita, chi l'ha sostenuta? I miei genitori, direi soprattutto mio padre che faceva il sindacalista. E poi
l'ambiente stesso: le ingiustizie che venivano perpetrate prima dell'indipendenza
dell'Algeria e che ancor oggi avvengono sotto gli occhi di tutti in violazione
dello Stato di diritto, della parità fra i sessi. Da lì, ho tratto la forza per
continuare la mia lotta.
Ha un sogno Mi definisco un’internazionalista. Vorrei che tutti i popoli del pianeta potessero
vivere normalmente, realizzare i loro progetti rispettando le differenze all'interno
di uno stesso Paese. Vorrei che le mie figlie fossero considerate sullo stesso
piano del diritto dei loro fratelli maschi. All'interno di una famiglia questo
succede, ma desidererei che anche fuori valessero le stesse regole.
L'Algeria ha dovuto far fronte alla minaccia degli islamisti oltre dieci anni
fa. Quale consiglio si sentirebbe di dare all'Europa, che oggi si trova in una
situazione analoga? In Algeria abbiamo vissuto dieci anni d'inferno. In tutto questo tempo, l'Europa
è stata sorda ai nostri appelli e alla nostra mobilitazione. Sono stata in Francia,
in Italia; ho tentato di spiegare decine di volte che cosa stava succedendo da
noi. E cioè che l'islam veniva – e talvolta ancora viene – strumentalizzato per
fini politici da alcuni gruppi; ma l'islam autentico, quello radicato nel mio
Paese da centinaia e centinaia di anni, ha sempre praticato la tolleranza. Sono
dell'opinione che la religione debba restare qualcosa di individuale, di assolutamente
privato. Nessuno deve poter dettare a qualcun altro che cosa fare in questo o
quel campo. "Essere per la laicità non significa essere per l'ateismo", come m'è
stato spesso rinfacciato. La politica è una cosa e la religione un'altra: nessuna
interferenza.