È questo il timore di molti marocchini laici,
appartenenti al ceto medio metropolitano.
Ovviamente nessuno nega che la recente
approvazione da parte del Parlamento del Marocco della nuova Moudawana, il codice
della famiglia, sia un
indiscutibile passo avanti verso l’emancipazione femminile e il
riconoscimento dei diritti fondamentali della persona umana. Tuttavia l’iniziativa
scuote dalle fondamenta una società
prevalentemente agricola, fondata ancora su un modello patriarcale,
ancorata a valori maschilisti, e caratterizzata da un alto grado di
analfabetismo: nelle campagne oltre l’86 per cento delle donne non
sanno né leggere né scrivere. E, di conseguenza, gli esiti di questa
rivoluzione sono imprevedibili.
Mentre le militanti femministe esultano
(e, dopo una lotta durata vari decenni, è comprensibile che lo
facciano), coloro che si occupano di educazione e da anni tengono corsi
di alfabetizzazione, specie nelle zone rurali, replicano: “Forse
sarebbe stato molto meglio iniziare da qui, dai banchi di scuola. Se
Mohammed VI avesse dato alle donne innanzitutto l’istruzione, poi si
sarebbero conquistate da sole i loro diritti”.Ma tanti altri
sono invece convinti che questa nuova legge possa fare da traino a
tutto il resto. E poi è innegabile che l’onda lunga della
globalizzazione dei mercati e dell’informazione – per non parlare di
internet – abbia un forte impatto anche sulle società arabe
tradizionali. Quindi il processo di emancipazione e di alfabetizzazione
delle donne, pur lentissimo, è progressivo e inarrestabile.
Fra i Paesi
del Maghreb e del Medio Oriente, c’è chi è un passo indietro e chi uno
avanti. Uno dei più progrediti è la Tunisia che, sin dal 1956, ha
intrapreso la strada della modernizzazione delle leggi relative alle
relazioni famigliari. Ispirandosi all’approccio dei grandi riformatori
musulmani, tra cui Tahar Haddad, si è dotata di un Codice di Statuto
Personale epurato delle ineguaglianze più flagranti nei confronti delle
donne: l’abolizione della poligamia, la soppressione della tutela e
della costrizione matrimoniale, l’introduzione del divorzio. Dalla Tunisia all’Egitto
dove le statistiche sulla crescita
dei divorzi sono raddoppiate nel decennio ’90, e sono addirittura
quadruplicate tra il 2000 e il 2002. L’impressione è che
tutti questi Paesi si guardino reciprocamente e, a questo punto,
nessuno possa più tornare indietro.
Ecco l'intervista che ci ha rilasciato Aicha
Belarbi, psico-sociologa, ex ambasciatrice del Regno del Marocco presso
l'Unione Europea ed ex ministra per la Cooperazione
internazionale. (Vai all'intervista)
Alessandra Garusi