05/05/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Il nuovo codice della famiglia apre il Marocco alla modernità
DonnaLibere di sposarsi e di divorziare. Lo scorso febbraio il Marocco ha sottoposto al voto del parlamento una nuova "Moudawana" (codice della famiglia), che pur nel rispetto dello spirito dell'Islam e della cultura della società marocchina introduce una serie di norme per una maggior libertà della donna. Un progresso voluto dal re Mohammed IV, che fin dal suo primo discorso, nell'agosto 1999, aveva promesso di riformare le norme sulla condizione femminile: "Come sperare", aveva detto, "di raggiungere la prosperità e il progresso mentre si calpestano i diritti delle donne, cioè di metà della società?". Ne parliamo con Aïcha Belarbi, psico-sociologa, ex ambasciatrice del Regno del Marocco presso l’Unione Europea ed ex ministra per la Cooperazione internazionale.
 
Ci può fare un parallelo con la normativa in vigore negli altri due Paesi del Maghreb, Algeria e Tunisia? Sì. Il codice tunisino era già molto modernista, grazie al presidente Bourguiba, dall'indipendenza del Paese nel 1956. Con, in particolare, il divieto rigoroso della poligamia e del ripudio, suscettibili d'imprigionamento se la legge viene trasgredita; e dal 1992, il diritto per le tunisine di dare la loro nazionalità ad un bambino nato da un padre non tunisino, cosa che prima era impossibile. In Algeria invece, le donne sono sempre sotto la tutela di un marito, di un padre o di un fratello; la poligamia e il ripudio sono assolutamente legali, non possono chiedere il divorzio. Anche qui qualcosa sta cambiando: lo scorso ottobre, il presidente Bouteflika ha infatti istituito una commissione che dovrebbe modificare il codice in vigore dall’84, ma tuttora non si conosce l’esito dei lavori.
 
Con la riforma del codice della famiglia, il Marocco si apre alla modernità. Ma che cosa c’è dietro l’emanazione di questo testo di legge? Non viene dal nulla. È il punto di arrivo di alcuni grandi cambiamenti verificatisi negli ultimi tempi in Marocco: le istituzioni sono state profondamente democratizzate, tanto che è sorto un ministero dei Diritti dell’Uomo. In altre parole, Mohammed IV vuole trasformare il Paese in uno Stato di diritto a tutti gli effetti. Va detto comunque che da molto tempo le donne marocchine lottavano per questo stesso scopo, chiedendo una maggiore tutela soprattutto nell’ambito educativo e sanitario.
 
Quali sono state le tappe essenziali prima di arrivare alla riforma? Nel 1992 un’associazione femminile aveva chiesto un cambiamento del codice e, a questo scopo, aveva raccolto un milione di firme. La reazione sia del re sia dei tradizionalisti musulmani fu forte. Venne allora costituita una commissione, col compito di rivedere sei articoli. Così cadde un tabù: il codice della famiglia “poteva” essere modificato. Nel marzo 2000 ci furono due marce contraddittorie a Casablanca e Rabat, in cui sfilarono separatamente femministe occidentalizzate e altre velate: a tutti parve allora importante uscire dallo status quo, possibilmente senza cadere in alcuna trappola. Un’altra commissione fu dunque creata poco dopo, su iniziativa del sovrano, per studiare varie proposte. Lavorerà per 30 mesi in collaborazione con alcune Ong, di cui accoglie i consigli. Il testo definitivo è uno dei primi votati nel 2004 al parlamento, come qualsiasi legge ordinaria, cosa che è un modo per coinvolgere tutte le componenti della nazione tramite gli eletti. È la prima volta che si osa affrontare la questione, dissacrandola, cioè sottoponendola al potere.
 
Quali sono le sostanziali novità introdotte del nuovo testo di legge? Per potersi sposare, le ragazze non dipendono più dall'assenso del padre, del fratello o del tutore. La famiglia è affidata alla responsabilità condivisa dei due coniugi, i quali peraltro hanno la possibilità di stipulare un contratto per gestire su basi egualitarie i beni acquisiti durante il matrimonio. La donna non deve più obbedienza al marito; può divorziare se lo desidera, e presentarsi al giudice accompagnata da un avvocato. Certo, il ripudio (cioè il diritto di separarsi dalla moglie senza alcuna giustificazione) non è definitivamente abolito; ma è stato reso quasi impraticabile, ed è comunque inquadrato dalla legge, tanto che sul piano giudiziario diventa un divorzio.
 
Anche la poligamia (contemplata dal Corano) è resa praticamente impossibile, visto che il coniuge dovrebbe adempiere a condizioni inumane, come ad esempio ottenere l'accordo della prima moglie, o garantire alle sue consorti giustizia e uguaglianza affettiva. D'altra parte, la donna ha diritto a chiedere che l'atto di matrimonio sia stipulato escludendo la possibilità del ripudio e della poligamia.
 
Resta l'eredità. La nuova "Moudawana" non ne parla. La questione permane quindi all'interno dell'ambito religioso… La donna ha diritto alla metà della quota ereditata dal fratello: una norma che costituisce un punto sensibile, perché da sempre fa parte dello spirito e della mentalità musulmana. Né il re, né i membri della commissione, composta anche da donne, hanno osato modificarla.
 
Che cosa si augura? Che il Marocco diventi un modello per tutto il Maghreb e i Paesi musulmani in via di sviluppo su tutto ciò che riguarda il diritto delle donne.
 
Alessandra Garusi
 
Categoria: Diritti, Donne
Luogo: Marocco