08/06/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Nelle carceri egiziane si pratica sistematicamente la tortura
CarcereMohammed Mahjoub è stato arrestato in Canada - dove risiedeva con lo status di rifugiato - da agenti della polizia armati di mitra. Tutto è cominciato nel giugno del 2000, quattro anni fa, mentre andava al lavoro con la sua auto. Da quel giorno i figli non l'hanno più visto, fino all'udienza che si è tenuta nei giorni scorsi in un tribunale di Toronto sulle rive del Lago Ontario.
 
Mahjoub ha passato quattro anni nelle prigioni canadesi, di cui uno in isolamento. Si è ritrovato in carcere senza imputazioni precise, sospettato di appartenere a gruppi terroristici islamici, ma senza imputazioni che riguardassero la sicurezza nazionale. E’ stato incarcerato grazie ad una legge che ha stabilito che un imputato può anche non conoscere le motivazioni che lo hanno condotto nelle patrie galere.
 
“Mi hanno perquisito, facendomi spogliare e lasciandomi tutto nudo. Questo è un attacco alla mia persona. Ma non avevo scelta, se mi fossi rifiutato mi avrebbero picchiato. Io sono dalla parte della pace. Non ho mai fatto nulla che riguardasse attività terroristiche. La mia detenzione nelle carceri canadesi è ingiusta. E sarebbe un'ingiustizia se il Canada concedesse l'estradizione in Egitto. Lì subirei torture impressionanti.”
 
La storia di Mahjoub ha dei lati oscuri. In Egitto è stato considerato molto vicino alle posizioni radicali della Jihad islamica prima e di Osama Bin Laden poi. Questo anche perché a cavallo degli anni novanta, più precisamente dal 1990 al 1993 ha lavorato in Sudan per un’azienda agricola di proprietà di quello che sarebbe diventato lo sceicco del terrore.
 
“Nel 1986 – dopo essere stato arrestato per probabili affinità con gruppi di estremisti islamici – ho subito trattamenti osceni, abominevoli, da parte dell’intelligence militare egiziana. Mi sono stati applicati fili elettrici in punti sensibili del corpo e riempita la cella di acqua in modo che non potessi addormentarmi o toccare il pavimento perché sarei rimasto folgorato dall’elettricità. Mi hanno appeso più volte al soffitto per mani e piedi. Queste sono pratiche molto conosciute e utilizzate anche oggi, in Egitto” Solo pochi giorni fa Mohammed Mahjoub ha potuto riabbracciare i suoi due figli di 6 e 12 anni; ma non la moglie. "E' stato comunque bellissimo - ha detto la moglie di Mohammed dopo essersi asciugata le lacrime -vedere i bambini che hanno potuto stare in braccio al loro padre".
 
Comunemente chiamate “torture”, spesso questi metodi vengono utilizzati – e mascherati da procedure normali - per far in modo che il detenuto racconti le cose che conosce. Nella terra delle Piramidi chi è ritenuto vicino ai gruppi estremisti islamici viene sistematicamente torturato, sia nelle sedi dei servizi di sicurezza, sia nelle stazioni di polizia e nelle prigioni. I metodi di tortura più comuni sono le scosse elettriche, le percosse, la sospensione al soffitto per polsi o caviglie, le bruciature con le sigarette e varie forme di tortura psicologica, comprese le minacce di morte e di abusi sessuali nei confronti delle parenti femmine del carcerato.
 
Malgrado le centinaia dei reclami riguardanti gli abusi segnalati dagli avvocati e dai gruppi locali di diritti dell'uomo nessuna indagine è stata condotta. Per tortura si intende ogni atto mediante il quale siano inflitti intenzionalmente a una persona dolore o sofferenza gravi, sia fisici che mentali, allo scopo di ottenere da essa o da un'altra persona informazioni o una confessione, di punirla per un atto che essa o un'altra persona ha commesso o è sospettata di aver commesso, per intimidirla o sottoporla a coercizione o intimidire o sottoporre a coercizione un'altra persona o per qualunque ragione che sia basata su una discriminazione di qualsiasi tipo, a condizione che il dolore o la sofferenza siano inflitti da o su istigazione o con il consenso di un pubblico ufficiale o altra persona che svolga una funzione ufficiale. Secondo l’ultimo rapporto stipulato da Amnesty International, in Egitto la tortura ha continuato a essere usata sistematicamente nei centri di detenzione in tutto il paese. Diverse persone sono morte in prigione in circostanze che indicano come la tortura o i maltrattamenti possano avere causato o contribuito alla morte. Le vittime della tortura appartengono a tutti i settori della società civile, e comprendono attivisti politici e persone arrestate nel corso di indagini penali.
 
In Canada, che nella stragrande maggioranza dei casi viene visto come un paese civile, non è ancora stata data applicazione alle disposizioni della legge per la protezione degli immigrati e dei rifugiati, in vigore dal giugno 2002, relative all’introduzione della procedura di appello per i rifugiati. A seguito di ciò, a tutti i richiedenti asilo la cui richiesta è stata respinta in prima istanza dal Consiglio per gli immigrati e i rifugiati, continua ad essere negata la possibilità di presentare appello in merito al proprio caso.
 
Alessandro Grandi
Categoria: Tortura
Luogo: Egitto