25/02/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo la defezione di esercito e polizia, a Gheddafi sono rimasti solo i mercenari e tra questi ci sarebbero soldati dello Zimbabwe

Si vanno raccogliendo nella parte occidentale del Paese, quella sulla quale al momento Muammar Gheddafi riesce ancora a mantenere una parvenza di controllo. A Tripoli, ma non solo, li hanno già visti in azione. Sono i mercenari, i professionisti del conflitto, fotografati in uno bel thriller di Frederick Forsyth non a caso intitolato I mastini della guerra. Mentre il suo regno si sfalda e dall'esercito arrivano defezioni a catena, l'ultima risorsa per il Colonnello sotto assedio sono proprio i contractors. Se ne parla da quando, venerdì scorso, le proteste contro il regime libico sono sfociate in una vera e propria insurrezione. Sin dalle prime ore si è parlato di miliziani provenienti dall'Africa Sub-sahariana, ingaggiati per cifre astonomiche (30 mila dollari al giorno più 12 mila dollari per ogni persona uccisa). Sulla rete sono stati diffusi video che mostravano la confessione di alcuni di questi, catturati dalla folla. In queste ore convulse, sarebbe stato affidato loro il compito di condurre rastrellamenti casa per casa a Tripoli, per assoldare giovani da impiegare in quella che sta diventando una guerra civile e per eliminare gli elementi della resistenza libica. Un reportage del Pais racconta di ragazzini fatti arrivare dal Ciad con la promessa di un lavoro, muniti di fucile e mandati a combattere contro i "terroristi". È più che possibile ma il nerbo delle forze alla quale Gheddafi ha delegato la sua sopravvivenza fisica e politica è composta da altri soggetti, dai quali i poliziotti tripolini - raccontano testimoni- sembrano essere terrorizzati.


Sono veterani di tanti conflitti, soldati di ventura che si spostano seguendo il vento della guerra. Alcuni, secondo quanto riferito da fonti sul posto, sarebbero europei; si vocifera anche di quattro o cinque italiani, ma questa voce non ha fin qui avuto riscontro. In posizioni di comando, comunque, è probabile che ci siano i serbi provenienti dalle fila degli Crvene Beretke, i Berretti Rossi, forse il gruppo paramilitare più spietato e meglio addestrato tra i tanti che operarono nei Balcani. Da anni si vocifera della presenza di alcuni di loro in Libia come consulenti militari. Per quanto riguarda i soldati, nei giorni scorsi molti giornali avevano parlato di Niger e Ciad come i Paesi che avrebbero fornito la maggior parte dei mercenari pro-regime ma in realtà una quota non indifferente di mercenari arriverebbe dal Kenya. E' quanto riferito da un ufficiale dell'Areonautica militare libica, passato con i ribelli, il maggiore Rajib Feytouni, che ha raccontato di aver visto atterrare nella base in cui prestava servizio, a partire dal 14 febbraio, una serie di aerei che scaricavano 300 miliziani per volta, tutti provenienti da Kenya e Ghana. In tutto, secondo Feytouni, si tratterebbe di circa cinquemila uomini. Da Nairobi, il portavoce del governo kenyota, Alfred Mutua, ha negato che soldati in servizio siano operativi in Libia ma ha dovuto ammettere di avere informazioni circa poliziotti e militari in pensione impegnati come mercenari.


Un altro Paese sul quale gravano pesanti sospetti e che sembra coinvolto direttamente è lo Zimbabwe di Robert Mugabe. Secondo fonti autorevoli raccolte e giudicate affidabili dall'emittente libera SW Radio Africa, elementi dello Zimbabwe National Army sarebbero arrivati a Tripoli e starebbero combattendo contro la popolazione. Mercoledì, ad Harare, durante una interrogazione parlamentare un deputato, Innocent Gonese, ha chiesto al ministro della Difesa, Emmerson Mangagwa, se la notizia fosse vera.  La risposta di quest'ultimo è suonata come una conferma: "So dell'attività di mercenari in Libia ma questa attività d'indagine non rientra tra i miei dovere e i miei poteri, si rivolga al ministero degli Esteri". Mangagwa è una delle anime nere del regime di Mugabe e se è vero che soldati dello Zimbabwe sono attivi in Libia, allora è sicuramente coinvolto nell'operazione, che avrebbe contorni politici assai rilevanti. Sembra infatti che i militari di Harare al momento non siano inquadrati tra gli altri mercenari, che operano sotto il comando di uno dei figli di Gheddafi, Khamees, capo della 32ma Brigata del''esercito, una unità scelta che conta circa diecimila uomini. Secondo quanto rivelato da SW Radio Africa, il Colonnello starebbe trattando con Mugabe qualcosa di più di un aiuto: lo Zimbabwe sarebbe la destinazione scelta dal leader libico per una fuga che pare sempre più inevitabile. Il tempo stringe, se le Nazioni Unite dichiarassero una no fly zone sulla Libia, la fuga sarebbe molto più difficoltosa. "Stanno caricando gli aerei privati di Gheddafi con lingotti d'oro e valuta pesante. Il Colonnello si prepara a fuggire e deve farlo prima che si muova l'Onu" racconta una fonte della dissidenza libica riparata a Londra. Intanto i suoi mastini si preparano a scatenare l'inferno su Tripoli.

Alberto Tundo

Categoria: Guerra, Politica, Armi
Luogo: Libia