24/02/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Si stringe il cerchio della rivolta intorno al Colonnello

Anche la Tripolitania, brucia. La città di Az Zawiyah, cinquanta chilometri a ovest di Tripoli, è l'ultimo campo di battaglia della guerra dichiarata da Muammar Gheddafi al suo popolo. A raccontarla è uno dei tanti reporter - involontari e senza volto - di questa rivoluzione, uno dei tanti giovani che vuole sfuggire agli artigli dei Gheddafi.

Durante una telefonata alla Tv Al-Jazeera, "Ali" racconta l'apocalisse libica: centinaia di uomini delle forze di sicurezza sono entrati in città a bordo di camionette. Hanno cominciato a sparare contro la popolazione civile con mitragliatrici e artiglieria pesante. "Non sono venuti per terrorizzare, ma per uccidere", dice Ali, secondo cui ci sarebbero oltre cento morti. "Sparano alla testa e al torace". La battaglia si è protratta per oltre cinque ore: al fuoco delle mitragliatrici, i civili hanno risposto con fucili da caccia e pistole.

Ali è un testimone diretto, non riporta "voci". È in piazza con la sua famiglia: "Siamo tutti qui: mio padre, mia madre, zii e cugini". E con loro migliaia di persone che non torneranno a casa fino a quando la "città non sarà liberata": "Vivremo o moriremo, ma non ci spostiamo".

Az Zawiyah - dove ha sede la più grande raffineria del paese - è una città simbolo, molto cara al leader libico. È la città dei mille martiri, teatro di un'altra feroce battaglia dell'epoca coloniale contro gli italiani. Lo stesso Gheddafi, nel suo ultimo discorso trasmesso dalla Tv di stato, ha chiesto che Az Zawiyah risorga, che ritorni come il figlio prodigo tra le braccia del suo caro padre. "Non datemi questo dispiacere, risorgi Az Zawiyah!".

La rivolta in atto nella città rappresenta un duro colpo per il tiranno che vede sempre più stringersi il cerchio intorno. La rivolta si avvicina a Tripoli, chilometro dopo chilometro. La bestia è impaurita e il peggio potrebbe ancora arrivare: l'ultimo allarme - un incubo - lo ha lanciato l'ex ministro britannico degli Esteri, David Owen: "Gheddafi potrebbe avere ancora armi biologiche e chimiche nel suo arsenale". E potrebbe ordinare di utilizzarle contro i libici.         

 

 

Nicola Sessa

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