02/07/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Così le donne israeliane di Machsom Watch si battono contro l'occupazione
Perquisizione di una donna palestinese“Sei anni fa, una donna palestinese che dopo nove anni di cure contro la sterilità era rimasta incinta di due gemelli e stava per partorire, venne bloccata dai militari israeliani a un check-point. Partorì lì, ma i piccoli non riuscirono a sopravvivere. In quelle stesse ore, mia nuora metteva al mondo due gemelli. Capisce? Ho due nipoti che oggi hanno sei anni e non posso non pensare a quella donna. Se fossi stata lì, forse avrei potuto salvarli”.
 
Questa tragedia segnò profondamente la vita di Daniela Yoel e la spinse ad aderire a Machsom Watch, un’associazione creata nel gennaio 2001 da Ronnee Jaeger, un’attivista ebrea-canadese con esperienza di difesa dei diritti umani in Guatemala e Messico, Adi Kuntsman, docente femminista emigrata dall’ex Unione sovietica nel 1990, e un’ebrea ortodossa, Yehudit Keshet. Gli obiettivi erano tre: monitorare il comportamento dei soldati e della polizia ai check-point; assicurare che i diritti umani e civili dei palestinesi vengano rispettati, soprattutto nel momento del loro ingresso in Israele; registrare e diffondere i risultati raccolti. Machsom Watch è aperta esclusivamente alle donne israeliane, di qualunque età, professione, classe sociale, tendenza politica (ma le accomuna l’impegno per i diritti umani e la lotta contro l’occupazione, ndr). Ormai sono più di 400. La maggior parte di loro hanno un’età medio-alta, i capelli bianchi e il viso segnato dal tempo. E questo fatto, solo in parte, le pone al riparo dagli attacchi. Capita spesso che, ai check-point, vengano accolte con frasi del tipo: “Sono arrivate le nonne, le zie”. Altre volte, invece, l’accoglienza è un misto di insulti, minacce e imprecazioni. Una di loro ha recentemente raccontato tra le lacrime di essere stata chiamata “puttana, puttana, puttana” da una pattuglia di soldatesse. Questo demoralizzerebbe chiunque, ma non loro. Al contrario: è la conferma che la loro presenza dà fastidio.
 
Pur essendo la società israeliana oggi forse ancor più machista e più militarizzata di un tempo, resta il fatto che fu il movimento delle Quattro Madria far evacuare l’Esercito israeliano dal sud del Libano. Dunque, nessuno sottovaluta il ruolo delle donne in Israele.
 
Dopo la passeggiata di Sharon sulla spianata delle Moschee (settembre 2000) e lo scoppio della seconda Intifada, la risposta israeliana è stata durissima: assedio alla Cisgiordania, abusi e maltrattamenti sempre più gravi ai check-point, ecc. Per poterli oltrepassare, i palestinesi devono mostrare una carta di identità che, se israeliana, a volte funziona, mentre se è palestinese non ha alcun valore. I soldati la vedono, la prendono e sequestrano per ore. A volte, viene detto loro di andarla a ritirare presso una base militare o in Comune. “Il tempo dei palestinesi, per i militari, è diverso dal nostro”, riprende Daniela Yoel. “Ai check point si può morire, avere un infarto ed essere lasciati per terra, aspettare per ore il trasbordo obbligatorio da un’ambulanza ad un’altra”.
 
Che c’entra tutto ciò con la sicurezza? Di rado, i soldati israeliani non se lo chiedono. Sono troppo giovani. Arrivano qui, con le loro facce da ragazzini diciottenni, dritti dritti da training dove viene inculcato loro che ogni palestinese – uomo, donna o bambino che sia – è un potenziale terrorista. Non un essere umano. E quindi non si rendono nemmeno conto di quanto stancante e umiliante possa essere un’attesa, sotto il sole cocente, con le braccia alzate e la faccia rivolta verso il muro. Ecco perché la presenza di Machsom Watch si fa ogni giorno più importante: oltre a disincentivare gli abusi, raccolgono preziosissime informazioni anche per altre organizzazioni israeliane che operano in difesa dei diritti umani nei Territori, compresa B’Tselem, the Association for Civil Rights in Israel (Acri), e Hamoked - the Center for the Rights of the Individual.
 
Alessandra Garusi
 
Categoria: Diritti, Donne
Luogo: Israele - Palestina