23/02/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Un mese fa il sovrano aveva promesso rapide riforme legislative ed economiche per migliorare le codizioni politico-economiche del popolo giordano: non sono ancora state realizzate

Venerdì prossimo ad Amman, capitale della Giordania, si celebrerà la "giornata della collera": l'annuncio giunge dal Fronte di azione islamica (Fai) che ha ammesso di sperare nel maggior numero di adesioni possibile. Il dirigente della Fai, Zaki Beni Rsheid, comunica che "cira 10 mila membri del movimento islamista e i sostenitori degli altri partiti di opposizione marceranno ad Amman per esigere riforme immediate" come la cessione del potere regio di nominare i gabinetti e sciogliere il parlamento.

Ad inizio febbraio il sovrano, Abdullah II, aveva incaricato il suo governo di emanare rapide riforme politiche che dessero maggiore voce al popolo all'interno dei processi decisionali ma gli oppositori sostengono che sia stato fatto davvero poco per soddisfare le richieste. Rshied dice: "abbiamo dato tutto il tempo necessario al governo perche' trasformi il piano di riforme in azioni concrete, ma vediamo che la situazione continua ad impantanarsi sempre di piu'".

La protesta sarà anche l'occasione per denunciare le violenze subite dagli oppositori del governo durante la manifestazione ad Amman della settimana scorsa e per invocare riforme economiche che attenuino il caro vita.

In questi giorni la Giordania ha esortato il leader libico Gheddafi a porre fine alla sua sanguinosa repressione. La monarchia mantiene legami di lungo corso in il Bahrein e altri regni arabi filo-occidentali che intrattengono rapporti con gli Usa.

 

 

 

Parole chiave: proteste, regime, riforme
Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Giordania