Ci fa riflettere Nizar Ramadan dalle pagine del sito
in italiano al jazira.it nel quale viene messo in luce
questo aspetto della società israeliana. I contrasti etnici che
esistono tra ebrei d’Israele sono un elemento di vitale importanza per
capire meglio la crisi che sta attraversando la vita politica e sociale
in quel Paese. Ad esempio prendiamo in considerazione i ghetti
israeliani.
Sono agglomerati urbani che di
fatto separano i componenti di una determinata parte da tutti gli
altri. Per fare un esempio, possiamo dire che esistono intere zone
occupate dagli ebrei Ashkenaziti (quelli occidentali) e altri abitati
solo da ebrei Sefarditi (quelli orientali). Poi ovviamente ce ne sono
altri: ad esempio i ghetti abitati solo ed esclusivamente da
ebrei provenienti dall’ex Urss e quelli degli immigrati dall’Etiopia
(Falascià).
A livello sociale la
discriminazione fra ebrei si avverte maggiormente. Gli Ashkenaziti ad
esempio occupano le cariche pubbliche di maggior peso come i vertici
del Mossad, i ministeri della Difesa e della sicurezza interna. Molto
di rado accade che queste cariche vengano assunte da esponenti di altri
gruppi. Le differenze e le divisioni che esistono a livello amministrativo sono
maggiormente evidenziate nella vita di tutti i giorni e mettono ancor
più a rischio la stabilità sociale del Paese di Sharon.
In un articolo apparso sul giornale israeliano Yedioth
Ahronoth si racconta di una vicenda alquanto singolare. Un
raggruppamento di ebrei russi dislocati nella zona dell’insediamento di
Kiriat Gat ha fatto causa presso il tribunale di Ashqelon ad una
famiglia di origine etiope. Al rifiuto del giudice sulla richiesta
degli ebrei russi di mandare via dall’insediamento la famiglia di
origine etiope ci sono stati scontri che hanno causato il ferimento di
diverse persone.
Questo è solo un esempio
ma le notizie che arrivano da Gerusalemme parlano di decine di
avvenimenti analoghi. Intere famiglie di israeliani religiosi che
rifiutano la presenza di immigrati provenienti dalle zone del Maghreb
sono al vaglio delle associazioni per la protezione dei diritti del
cittadino.
Nu‘man ‘Amr, palestinese,
professore di Storia contemporanea all’Università di
Gerusalemme, rinforza l’idea che “tra le cause dello sviluppo
di questo fenomeno vi
sono le numerose tendenze, ideologiche e religiose, cui appartengono
quegli ebrei, giunti da vari luoghi del mondo, difficilmente
armonizzabili in un unico ordine sociale. Quindi la separazione
resterà, in particolare perché la Legge fondamentale dello Stato
piuttosto che porre limiti a questo elemento di crisi, al contrario, lo
alimenta. Così i prossimi anni vedranno una crescita di questo
fenomeno”.
Insomma in Israele le barriere
non sono solo quelle che si costruiscono per dividere i palestinesi dai
coloni, ma ci sono barriere che dividono il popolo stesso
d’Israele. Una battaglia in più per la società civile di Tel Aviv.