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Crisi della Parmalat Nicaragua. L'impresa italiana, dopo aver contratto un debito
di oltre 5 milioni di dollari con il gruppo finanziario Lafise e il banchiere
Haroldo Montealegre, è stata commissariata. Il Commissario Straordinario, imposto
dall'Italia, è Vincenzo Borgogna, che a partire da settembre ha ripreso in mano
le sorti traballanti della multinazionale italiana.
Ma i problemi da risolvere sono tanti. Tra tutti spicca quello della libertà
sindacale all'interno dell'impresa, tra l'altro é garantito dalla Costituzione
del Nicaragua e dal Codice del Lavoro.
Come racconta Marcial Cabrera, dirigente del settore alimentare della Centrale
Sindacale CST - José Benito Escobar e rappresentante della Uniòn Internacional de Trabajadores de la Alimentaciòn y la Agricoltura (Uita) per l'America Centrale, "all'interno della Parmalat non c'é mai stato
spazio per formare un consiglio di fabbrica. Il primo tentativo l'abbiamo fatto
nel 1999 poco dopo che la Parmalat assorbì l'impresa nazionale La Perfecta. La nostra intenzione era proteggere i lavoratori dato che sappiamo benissimo
come lavorano le multinazionali e come vengono limitati i loro diritti umani,
lavorativi e i benefici sociali – continua Cabrera -. Riuscimmo a riunire circa
50 lavoratori, ma il direttore generale in quel tempo, Aldo Camorani, si accorse
di quanto stava accadendo e seguirono vari licenziamenti. Questo generò molta
paura tra i lavoratori e noi non potemmo più creare nessuna struttura sindacale
interna.
Continuammo a fare riunioni clandestine con un gruppo di lavoratori, ma senza
la possibilità di andare oltre per il timore di perdere il posto di lavoro”.
“Con la crisi a livello mondiale del Gruppo Parmalat – spiega il sindacalista
- anche l'impresa in Nicaragua ha cominciato ad avere problemi e si trova sull'orlo
del baratro a causa dei debiti contratti da Camorani con alcune banche e dell'invio
di 5 milioni di dollari in Italia su richiesta dello stesso Callisto Tanzi.
Durante questo periodo la Parmalat Nicaragua ha licenziato circa 300 lavoratori
dei 900 presenti e ha cominciato ad avere problemi anche in quelle attività che
fino a quel momento erano state molto redditizie: raccoglieva circa l’80 per cento
della produzione di latte nazionale, godendo di un vero e proprio monopolio”.
“Da quel momento per i lavoratori c’é stata solo instabilità, aggravatasi negli
ultimi mesi con il conflitto tra i due banchieri, Haroldo Montealegre e Roberto
Zamora del Gruppo Lafise/Bancentro, che si contendono il credito di oltre 5 milioni
di dollari che vantano sulla Parmalat Nicaragua. A partire da settembre la gestione
della Parmalat é tornata in mano a personale italiano, ma l'impresa rimane ancora
commissariata e con problemi di produzione e di capacità di pagamento nei confronti
dei fornitori della materia prima. Negli ultimi giorni girano voci secondo le
quali la Parmalat sarebbe in vendita e i compratori sarebbe i produttori di latte
appoggiati economicamente dalla Nestlé, altro gigante che ha più volte avuto comportamenti
anti-sindacali".
"Di fronte alla grande instabilità che si è creata - continua Cabrera - il 4
settembre di quest'anno circa 80 lavoratori hanno deciso di riunirsi in assemblea
e di formare un consiglio di fabbrica chiamato Armando Llanes.
La reazione dell'impresa non si é però fatta attendere e in modo inspiegabile,
dato che la riunione è stata clandestina. Il 6 e il 7 settembre la responsabile
delle Risorse Umane della Parmalat ha licenziato in tronco il Segretario Generale
Luis Manuel Mejìa Gòmez, il Segretario di Organizzazione Carlos Sanarrucia e uno
dei fondatori della nuova organizzazione sindacale, Horacio Ramòn Payàn. Il nuovo
Commissario Straordinario Vincenzo Borgogna ha approvato il licenziamento, giustificandolo
con il fatto che in questo momento di crisi non ci si può organizzare sindacalmente.
“Come Centrale sindacale – prosegue nel racconto il Cabrera - l’ 8 settembre abbiamo immediatamente presentato
tutti i documenti al Ministero del Lavoro per il riconoscimento del consiglio
di fabbrica che, comunque, la legge proteggeva già dal momento in cui l'assemblea
ha votato la sua creazione. All'interno del ministero abbiamo subito trovato molta
resistenza e hanno presentato una serie di cavilli legali per ritardare i tempi
della legalizzazione. Questo dimostra come anche lo stesso governo del Nicaragua
abbia un'attitudine anti-sindacale, cosa che sta provocando ulteriori timori e
paure tra i lavoratori.
I primi passi che stiamo muovendo hanno l'obiettivo di far legalizzare la struttura
sindacale e chiedere l'immediato reintegro nel posto di lavoro delle persone ingiustamente
licenziate.
E' nostra intenzione incontrare Vincenzo Borgogna e l'Ambasciatore italiano in
Nicaragua per poter parlare della situazione e per raggiungere un accordo.
In questo momento non vogliamo presentare una proposta di Contratto Collettivo
per i lavoratori Parmalat, ma creare la struttura sindacale interna e garantire
la stabilità lavorativa per i lavoratori.
A livello nazionale abbiamo già diffuso le informazioni su quanto sta accadendo
e a livello internazionale é stata lanciata una campagna con l'appoggio della
Uita, affinché si mandino lettere di protesta alla Parmalat.
E' inoltre importante che dall'Italia si formi un movimento di protesta che faccia
pressioni sulla Parmalat affinché si rispettino i diritti sindacali delle persone
qui in Nicaragua. E' vergognoso che imprese di paesi in cui si parla tanto di
democrazia vengano in questi paesi, come il Nicaragua, con pratiche antidemocratiche.
Qui il diritto alla democrazia l'hanno solo i gruppi di potere mentre i lavoratori,
quando la vogliono esercitare, vengono licenziati per un diritto, quello sindacale,
che é garantito dalla Costituzione".
Nei prossimi giorni la Centrale Sindacale Cst - José Benito Escobar emetterà un comunicato di denuncia che servirà come documento per lanciare una
campagna di appoggio in Italia ai lavoratori della Parmalat Nicaragua che vengono
licenziati, intimiditi ed ai quali viene impedito il libero esercizio dei propri
diritti.
Giorgio Trucchi
Administrator SlampDesk