22/09/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Caso Parmalat anche in Nicaragua. Centinaia di licenziati e libertà sindacali negate

Crisi della Parmalat Nicaragua. L'impresa italiana, dopo aver contratto un debito di oltre 5 milioni di dollari con il gruppo finanziario Lafise e il banchiere Haroldo Montealegre, è stata commissariata. Il Commissario Straordinario, imposto dall'Italia, è Vincenzo Borgogna, che a partire da settembre ha ripreso in mano le sorti traballanti della multinazionale italiana.

Ma i problemi da risolvere sono tanti. Tra tutti spicca quello della libertà sindacale all'interno dell'impresa, tra l'altro é garantito dalla Costituzione del Nicaragua e dal Codice del Lavoro.
Come racconta Marcial Cabrera, dirigente del settore alimentare della Centrale Sindacale CST - José Benito Escobar e rappresentante della Uniòn Internacional de Trabajadores de la Alimentaciòn y la Agricoltura (Uita) per l'America Centrale, "all'interno della Parmalat non c'é mai stato spazio per formare un consiglio di fabbrica. Il primo tentativo l'abbiamo fatto nel 1999 poco dopo che la Parmalat assorbì l'impresa nazionale La Perfecta. La nostra intenzione era proteggere i lavoratori dato che sappiamo benissimo come lavorano le multinazionali e come vengono limitati i loro diritti umani, lavorativi e i benefici sociali – continua Cabrera -. Riuscimmo a riunire circa 50 lavoratori, ma il direttore generale in quel tempo, Aldo Camorani, si accorse di quanto stava accadendo e seguirono vari licenziamenti. Questo generò molta paura tra i lavoratori e noi non potemmo più creare nessuna struttura sindacale interna.
Continuammo a fare riunioni clandestine con un gruppo di lavoratori, ma senza la possibilità di andare oltre per il timore di perdere il posto di lavoro”.

“Con la crisi a livello mondiale del Gruppo Parmalat – spiega il sindacalista - anche l'impresa in Nicaragua ha cominciato ad avere problemi e si trova sull'orlo del baratro a causa dei debiti contratti da Camorani con alcune banche e dell'invio di 5 milioni di dollari in Italia su richiesta dello stesso Callisto Tanzi.
Durante questo periodo la Parmalat Nicaragua ha licenziato circa 300 lavoratori dei 900 presenti e ha cominciato ad avere problemi anche in quelle attività che fino a quel momento erano state molto redditizie: raccoglieva circa l’80 per cento della produzione di latte nazionale, godendo di un vero e proprio monopolio”.

“Da quel momento per i lavoratori c’é stata solo instabilità, aggravatasi negli ultimi mesi con il conflitto tra i due banchieri, Haroldo Montealegre e Roberto Zamora del Gruppo Lafise/Bancentro, che si contendono il credito di oltre 5 milioni di dollari che vantano sulla Parmalat Nicaragua. A partire da settembre la gestione della Parmalat é tornata in mano a personale italiano, ma l'impresa rimane ancora commissariata e con problemi di produzione e di capacità di pagamento nei confronti dei fornitori della materia prima. Negli ultimi giorni girano voci secondo le quali la Parmalat sarebbe in vendita e i compratori sarebbe i produttori di latte appoggiati economicamente dalla Nestlé, altro gigante che ha più volte avuto comportamenti anti-sindacali".

"Di fronte alla grande instabilità che si è creata - continua Cabrera - il 4 settembre di quest'anno circa 80 lavoratori hanno deciso di riunirsi in assemblea e di formare un consiglio di fabbrica chiamato Armando Llanes.
La reazione dell'impresa non si é però fatta attendere e in modo inspiegabile, dato che la riunione è stata clandestina. Il 6 e il 7 settembre la responsabile delle Risorse Umane della Parmalat ha licenziato in tronco il Segretario Generale Luis Manuel Mejìa Gòmez, il Segretario di Organizzazione Carlos Sanarrucia e uno dei fondatori della nuova organizzazione sindacale, Horacio Ramòn Payàn. Il nuovo Commissario Straordinario Vincenzo Borgogna ha approvato il licenziamento, giustificandolo con il fatto che in questo momento di crisi non ci si può organizzare sindacalmente.
“Come Centrale sindacale –  prosegue nel racconto il Cabrera - l’ 8 settembre abbiamo immediatamente presentato tutti i documenti al Ministero del Lavoro per il riconoscimento del consiglio di fabbrica che, comunque, la legge proteggeva già dal momento in cui l'assemblea ha votato la sua creazione. All'interno del ministero abbiamo subito trovato molta resistenza e hanno presentato una serie di cavilli legali per ritardare i tempi della legalizzazione. Questo dimostra come anche lo stesso governo del Nicaragua abbia un'attitudine anti-sindacale, cosa che sta provocando ulteriori timori e paure tra i lavoratori.
I primi passi che stiamo muovendo hanno l'obiettivo di far legalizzare la struttura sindacale e chiedere l'immediato reintegro nel posto di lavoro delle persone ingiustamente licenziate.
E' nostra intenzione incontrare Vincenzo Borgogna e l'Ambasciatore italiano in Nicaragua per poter parlare della situazione e per raggiungere un accordo.
In questo momento non vogliamo presentare una proposta di Contratto Collettivo per i lavoratori Parmalat, ma creare la struttura sindacale interna e garantire la stabilità lavorativa per i lavoratori.

A livello nazionale abbiamo già diffuso le informazioni su quanto sta accadendo e a livello internazionale é stata lanciata una campagna con l'appoggio della Uita, affinché si mandino lettere di protesta alla Parmalat.
E' inoltre importante che dall'Italia si formi un movimento di protesta che faccia pressioni sulla Parmalat affinché si rispettino i diritti sindacali delle persone qui in Nicaragua. E' vergognoso che imprese di paesi in cui si parla tanto di democrazia vengano in questi paesi, come il Nicaragua, con pratiche antidemocratiche. Qui il diritto alla democrazia l'hanno solo i gruppi di potere mentre i lavoratori, quando la vogliono esercitare, vengono licenziati per un diritto, quello sindacale, che é garantito dalla Costituzione".

Nei prossimi giorni la Centrale Sindacale Cst - José Benito Escobar emetterà un comunicato di denuncia che servirà come documento per lanciare una campagna di appoggio in Italia ai lavoratori della Parmalat Nicaragua che vengono licenziati, intimiditi ed ai quali viene impedito il libero esercizio dei propri diritti.

Giorgio Trucchi

Administrator SlampDesk

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