30/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La guerra in Cecenia ha ormai contagiato il vicino Daghestan
Soldato russo in DaghestanSumaya, 6 anni, dormiva nel suo lettino la notte del 14 febbraio, quando i fratelli Yangisbiyev hanno bussato alla porta di casa. Zulpa e Ruslan Abdurashidov, i genitori della bimba, hanno invitato i due uomini ad entrare e fermarsi per la notte. Poche ore dopo, mentre tutti erano andati a dormire, alcuni poliziotti in mimetica hanno fatto irruzione in casa. Ruslan ha chiesto ai militari di non sparare, indicando il lettino di Sumaya. Ma loro hanno aperto il fuoco proprio in quella direzione. Un proiettile ha colpito la bambina alla testa, uccidendola. Gli agenti hanno arrestato i fratelli Yangisbiyev, ricercati per l’uccisione di un loro collega, e anche i disperati coniugi Abdurashidov, per aver dato rifugio a due ribelli.
Il 5 aprile Kerim Tadzhutdinov, 3 anni, era in casa con sua madre, in un vecchio condominio alla periferia di Khasaviyrt. A un tratto un grido proveniente dal corridoio del pianerottolo: “Polizia! Aprite la porta!”. E poi gli spari, una pioggia di proiettili. Gli agenti avevano circondato il palazzo e sparavano senza sosta contro le finestre del piano a cui si trovava l’appartamento sospetto. L’appartamento in cui si nascondevano alcuni ribelli che, all’arrivo della polizia, avevano subito aperto il fuoco scatenando la reazione dei militari. L’appartamento dei Tadzhutdinov si trovava allo stesso piano bersagliato dagli agenti. Il piccolo Kerim è stato raggiunto da un proiettile alla testa e sua madre è rimasta ferita a una gamba. Kerim è morto.
L’11 maggio un ragazzino di 15 anni, di cui non si conosce il nome, stava andando a scuola camminando da solo accanto alla base della 136esima brigata dell’esercito russo a Buinaksk, più volte attaccata dai ribelli islamici. Una secca raffica di mitra è partita dagli edifici della base. Il ragazzino è caduto a terra, morto, in mezzo alla strada.
 
Daghestan e CeceniaUn mix di criminalità e integralismo. Questi fatti non sono accaduti in Cecenia, ma in Daghestan.
Il Daghestan non è mai stato un posto tranquillo e sicuro. Le faide tra i clan mafioso-politico-tribali che si spartiscono il controllo del territorio fanno parte della tradizione di questo Paese. Ma da alcuni mesi i rapimenti e gli assassini hanno lasciato il posto a combattimenti, attentati, rastrellamenti, insomma a un clima di vera e propria guerra. La stessa guerra che da dieci anni si combatte nella confinante Cecenia e che pian piano sta contagiando tutte le repubbliche islamiche del Caucaso russo.
La diffusione in Daghestan dell’Islam radicale e dell’ideologia jihadista anti-russa è iniziata anni fa ad opera di predicatori ceceni e arabi, trovando terreno fertile in una società prostrata dalla miseria e abbandonata dalle istituzioni. Ma è stata la violenta reazione poliziesca e militare delle autorità locali e federali a provocare, per controreazione, proprio quello che volevano scongiurare, ovvero la formazione in Daghestan di una guerriglia armata islamica strettamente collegata a quella cecena.
 
Guerriglieri ceceniGli emiri della jihad daghestana. Due sono gli emiri (i comandanti) della jihad daghestana.
Rasul Makasharipov, detto Muslim, ex interprete del defunto guerrigliero arabo Khattab e referente locale di Basayev. Lui ha fondato e il movimento armato Jennet (paradiso, in arabo), che da gennaio ha cambiato nome in Shariat, sigla con cui è stata rivendicata l’uccisione (in agguati e attentati) di decine di poliziotti e politici daghestani.
L’altro è Rabbani Halilov, emiro del movimento Mujaheddin del Daghestan, il braccio daghestano della struttura militare della guerriglia indipendentista cecena.
Lo scorso 15 marzo entrambi hanno ufficialmente dichiarato la loro fedeltà al nuovo leader indipendentista ceceno succeduto a Mashkhadov, Abdul-Halim Sadulayev, da essi riconosciuto come “emiro del Caucaso e di tutti i musulmani di Russia”.
Ufficiale di collegamento tra i due gruppi daghestani e il Consiglio militare della resistenza cecena (Majlisul Shura) è il comandante del ‘Fronte Orientale’ della guerriglia cecena, Ahmad Avdorhanov, detto l’emiro di Gudermes, considerato il più importante leader ribelle ceceno dopo il defunto Mashkhadov e il famigerato Basayev.
 
Un poliziotto daghestano uccisoLe spedizioni daghestane di Kadyrov. All’inizio di marzo, nel distretto di Nojay-Yurt (nel sud-est della Cecenia, a ridosso del confine con il Daghestan) centinaia di guerriglieri ceceni comandati dall’emiro di Gudermes sono stati accerchiati da millecinquecento miliziani kadyroviti, i collaborazionisti ceceni filorussi. Dopo giorni di battaglie, Avdorhanov e i suoi uomini sono riusciti a fuggire dall’accerchiamento dei kadyroviti scappando in Daghestan attraverso le montagne e rifugiandosi oltreconfine nel distretto di Khasavyurt.
Nei giorni successivi Ramzan Kadyrov, comandante dei collaborazionisti ceceni oltre che vice primo ministro del governo ceceno filorusso, ha iniziato a indicare nel Daghestan occidentale la nuova retrovia dei ribelli ceceni, nel distretto di Khasavyurt il loro nuovo rifugio sicuro, quello che una volta erano le Gole del Pankisi in Georgia. Kadyrov (che nel Khasavyurt vende di contrabbando il petrolio ceceno e che per questo non vuole intralci al suo business) è subito passato dalle parole ai fatti iniziando a organizzare spedizioni delle sue milizie in territorio daghestano, a caccia di ‘boeviki’. La più clamorosa lo scorso 20 aprile nel villaggio di Toturbikala, nel distretto di Khasavyurt, dove diceva si nascondesse un emiro ribelle: centinaia di kadyroviti hanno circondato e saccheggiato il villaggio scatenando la violenta reazione degli abitanti che, armati di fucili e forconi, hanno costretto gli assalitori alla ritirata. I giorni successivi in tutti i villaggi del Khasavyurt la gente ha inscenato proteste antigovernative minacciando di scatenare anche in Daghestan una rivolta armata indipendentista contro il locale governo filo-russo di Makhachkala accusato di tradire il popolo daghestano.
La autorità daghestane hanno subito accettato la sfida: il 26 aprile hanno stretto un accordo ufficiale con il governo ceceno filorusso al fine di coordinare le azioni antiguerriglia nel Daghestan.
Ora il fronte è unito sia dalla parte della guerriglia islamica che da quella governativa filorussa.
Una nuova guerra può cominciare.
 

Enrico Piovesana

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