Il 24 maggio si è aperta la campagna elettorale per le elezioni presidenziali
in Iran, che si svolgeranno il 17 giugno. Il Consiglio dei Guardiani, sei clerici
e sei legali che per mandato costituzionale si occupano della supervisione delle
elezioni secondo i dettami della Rivoluzione Islamica, ha rifiutato il 99% delle
candidature alla presidenza del Paese.

Esclusione di massa. Tra le 1014 proposte, ha commentato il portavoce del Consiglio, Gholam Hussein
Elham, la maggior parte erano inaccettabili perché si trattava di ”81 disoccupati,
19 teenagers, e 250 persone senza un diploma di scuola secondaria”. Oltre a personaggi
come quelli elencati da Elham, l’esclusione ha toccato anche 89 donne, cui una
controversa interpretazione dell’articolo 115 della costituzione iraniana impedirebbe
la partecipazione. Tra di loro, l’ex parlamentare Azam Talequani e la deputata
Rafat Bayat. La Talequani ha pubblicamente ribadito che, laddove nell’art. 115 si sostiene
che il presidente debba essere un “political dignitary”, si fa riferimento a una
persona, non a un uomo.
Il 23 maggio il Consiglio dei Guardiani ha annunciato i nomi dei candidati ammessi
alla competizione. Sono sei: l’ex presidente Hashemi Rafsanjani, l’ex portavoce del parlamento Mehdi Kharroubi, il sindaco di Tehran, Mahmoud
Ahmadinejad, l’ex capo della polizia Mohammed Reza Qalibaf, e l’ex comandante
dei corpi dei Guardiani della Rivoluzione Ali Larijani.
Le candidature rifiutate dal Consiglio dei Guardiani hanno sollevato diverse
critiche nel Paese e all’estero. La premio Nobel Shirin Ebadi ha annunciato di non avere intenzione di votare in una elezione in cui i candidati
siano sottoposti al veto. Qalibaf, Larijani e Rezaei sono infatti candidature
gradite e leali a Khamenei, mentre Karroubi, che ha fama di moderato riformista
leale al clero, non gode delle simpatie dei giovani, che sono una larga fetta
della popolazione iraniana. Ironicamente poi, il sito internet di Ali Larijani,
ex capo delle emittenti nazionali, è stato attacato da hackers e costretto a chiudere.
Hashemi Rafsanjani ha dovuto smentire diverse voci secondo cui avrebbe avuto
intenzione di ritirarsi e ha dichiarato che “la questione della presidenza è tra
i miei pensieri al momento, ma preferirei che qualcun altro si facesse carico
di una tale resposabilità”. Rafsankani correrà dunque, e da favorito. Per la sua
campagna elettorale ha scelto di puntare sull’unità nazionale contro le ingerenze
dei paesi occidentali: in un recente incontro con alti rapresentanti del clero
sunnita ha ricordato come tanto i sunniti che gli sciiti abbiano patito grandi
sofferenze a causa dei dissidi tra loro.

Riformismo e partecipazione. Il 24, grazie all’intervento della Guida Suprema Ali Khamanei presso il Consiglio
dei Guardiani, alla competizione sono stati riammessi anche l’ex ministro per
l’Educazione Mostafa Moin e il Vicepresidente per l’Educazione Fisica Mohshen
Mehralizadeh. Moin, candidato del partito riformista Islamic Iran Participation
Front (IIPF) aveva duramente criticato la sua esclusione dal novero dei candidati
e non ha ancora sciolto la riserva sulla sua partecipazione. Ha dichiarato che
vorrebbe ritirarsi per non essere percepito come un pupazzo nelle mani del regime
e che, in caso di vittoria, non vorrebbe trovarsi nella situazione di non poter
rispettare il mandato popolare per via dell’opposizione dei conservatori radicali.
Moin è l’unico candidato che si sia dichiarato favorevole alla sospensione dell’arricchimento
dell’uranio per appianare il contenzioso nucleare con Europa e Usa.
Khatami ha spinto per la riammissione dei due candidati riformisti per timore
che la popolazione demotivata disertasse le urne: “Tutto lo spettro delle opinioni
politiche della gente -ha assicurato il presidente- potrà più o meno trovare qualche
rappresentante tra le candidature”. E anche il leader supremo Ali Khamenei ha
sottolineato che “Una massiccia partecipazione alle elezioni renderà scontenti
i nostri nemici”.
In effetti, la frustrazione della gente per la lentezza del processo riformista
che Khatami ha cercato di attivare nelle sue due legislature e il fatto che i
conservatori radicali controllino ancora saldamente molte istituzioni in grado
di limitare il potere del presidente, sono elementi che mettono in primo piano
tra i risultati la cifra della partecipazione popolare. Un alto afflusso alle
urne verrebbe inteso come un alto livello di sostegno al regime.
Un sondaggio condotto a Tehran dall’Isna, l’agenzia degli studenti iraniani,
indica che i favoriti sarebbero Hashemi Rafsanjani (36,2%), Mohammad Qalibaf (12,2%)
e Ali Larijani (8,1%). Ma dallo stesso sondaggio si deduce anche che nessuno di
loro sarebbe in grado di vincere al primo turno.