Scritto per noi da
Augusta De Piero*
Una decina di giorni fa, chi fosse entrato all’International Center di Bethlehem
avrebbe visto qualche cosa di inconsueto.
In mezzo all’ampio atrio campeggiava un lettino da bambini con le spondine alte,
occupato da un grosso bambolotto, chiaramente l’immagine di un neonato, attorniato
da pupazze che indossavano le tristi divise delle scuole governative, una specie
di grembiule, con maniche lunghe, di tessuto a grosse righe verticali. In fatto
di divise umilianti per il corpo delle ragazzine non è che si diano da fare solo
le scuole governative: c’è una scuola privata, religiosa e monosex (ma non bisogna
generalizzare, non tutte le scuole private religiose in Palestina sono monosex)
che insacca le povere creature dentro camicioni senza maniche di stoffa scozzese
– alle braccia è comunque assicurata la copertura di una camicetta bianca. Il
tessuto occhieggia alla ex potenza mandataria, la Gran Bretagna, con uno stile
decisamente vittoriano.

L’opera faceva parte della mostra che conclude il progetto
Advocacy Tool for Youth Concerns (Strumento legale per preoccupazioni sull’infanzia) che ha coinvolto 150 studentesse
e studenti dai 15 ai 17 anni di dieci scuole della zona. Si è trattato di scuole
governative e private. Nell’identificarle, si è prestata molta attenzione a che
gli studenti fossero equamente suddivisi fra maschi e femmine, musulmani e cristiani.
La formazione ricevuta ha messo in grado ragazzi e ragazze di esprimere i propri
problemi, le proprie aspirazioni e visioni della realtà attraverso mezzi visivi.
Il lettino era stato organizzato da un gruppo di ragazze del livello “preparatory”
(corrispondente al settimo, ottavo e nono anno del curriculum scolastico palestinese)
della scuola femminile del campo per rifugiati di Aida, che ha conosciuto terribili
distruzioni durante i 40 giorni d’occupazione militare del 2002 e anche dopo.
La scuola è gestita dall’UNRWA (United Nations Relief and Works Agency for Palestine
Refugees in the Near East), l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa
esclusivamente dei rifugiati palestinesi.

Le pupazze che circondavano il bambolotto erano tutte munite di un pancione che
ne ostentava la gravidanza. Titolo dell’opera:
Early marriages, i matrimoni precoci, che sono la minaccia che strappa le ragazze all’adolescenza,
impedisce loro di dedicarsi agli studi (e anche di terminarli) e impone ai loro
giovani corpi pesi spesso insostenibili.
Una società cresce anche quando sa guardare dentro se stessa e valutarsi in relazione
ai diritti che promuove o nega. E fra questi diritti la questione femminile è
una significativa cartina di tornasole (e non solo in Medio Oriente). Speriamo
che le ragazzine del campo Aida possano continuare a percorrere la strada che
si sono consapevolmente e responsabilmente aperte.