27/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un attentato al luogo di culto dell'Imam Bari a Islamabad causa 30 morti e decine di feriti
  Dopo l'attentato, tempio di Bari Imam
Tornano le violenze tra radicali sciiti e sunniti in Pakistan con un attentato al tempio che simboleggia proprio la convivenza tra le due comunità musulmane: quello dell'Imam Bari nella capitale Islamabad. Questa volta i morti sono 18, ma il bilancio delle vittime potrebbe aggravarsi visto che i feriti sono oltre cinquanta, dei quali molti in gravi condizioni. L’ordigno, probabilmente portato da un kamikaze, è esploso a metà mattina mentre centinaia di fedeli sciiti stavano celebrando la fine di un festival religioso. I testimoni hanno descritto una carneficina, l’ennesima nel Paese asiatico martoriato dall’estremismo religioso. Il tempio è nella periferia, ma vicino al quartiere dove si trovano i principali edifici governativi e diplomatici. La polizia ha circondato il luogo della strage e si sono avanzate le prime ipotesi sull’accaduto. “Sembra che si tratti di un attacco suicida”, ha detto all’Associated Press il ministro dell’Informazione Sheikh Rashid Ahmed accorso sul posto. Secondo un testimone oculare “un uomo si è inserito nel gruppo di pellegrini e si è fatto esplodere davanti a tutti”.
 
Donne fuori dal tempioUn anno di terrore. Il Pakistan, dove il 70 per cento della popolazione è sunnita e il 20 per cento sciita, ha una lunga storia di attacchi mossi dalle frange radicali delle due comunità. Dai primi anni Ottanta a oggi, per lo più nelle regioni del Sindh, del Balochistan e del Punjab, sono morte circa 4mila persone, tra le quali molti civili. Nell’ultimo anno si è registrato un drammatico record: più di 150 morti in una fitta serie di attentati. Nel marzo scorso 30 persone hanno perso la vita e molte altre sono rimaste ferite per l’esplosione di un ordigno al tempio di Fatehpur, un villaggio a 300 chilometri da Quetta, capitale del Balochistan. In quest’area, tuttavia, combattono anche gruppi tribali contro le forze governative ed è difficile stabilire se questi ultimi abbiano avuto un ruolo nell’azione terroristica contro il luogo di culto.  Ad ottobre 2004  si è generata una spirale di violenze e vendette che ha causato settanta morti. Sarebbe stata l’uccisione del leader radicale sunnita, Amjad Farooqi, accusato del rapimento e dell’omicidio del giornalista statunitense Daniel Pearl, a far precipitare la situazione. Il primo ottobre è stata attaccata una moschea sciita a Sialkot, a nord di Lahore: trenta le vittime. Cinque giorni più tardi due bombe sono state fatte esplodere nella città di Multan mentre centinaia di sunniti stavano commemorando il defunto capo radicale Azim Tariq.  E il 10 ottobre un attentato kamikaze all’ingresso di una moschea sciita di Lahore ha  ucciso tre persone, fra le quali un ragazzo di tredici anni.
  Cartina
Estremisti e militari. Lo scontro armato tra gruppi estremisti che si rifanno a due visioni diverse dell’Islam è stato sempre sostenuto dalla lobby militare. Neanche l’attuale presidente, il generale Musharraf, salito al potere con un colpo di Stato cinque anni fa, è riuscito a frenare la prolificazione delle fazioni estremiste come aveva promesso. Musharraf si trova a gestire un fragile equilibrio: da una parte appoggia gli Stati Uniti nella lotta ai talebani infiltrati in Pakistan e dall’altra non può perdere il consenso dei movimenti islamici. Finora il dittatore pachistano si è limitato a tagliare loro i fondi, ma non ha riformato la legislazione: di fatto la sharia (giurisprudenza coranica) introdotta nel 1977 è  ancora in vigore, mentre le organizzazioni radicali sunnite e le madrasse (scuole coraniche dove si formano molti estremisti) continuano ad aumentare la loro influenza. E forse non è un caso che sia stato colpito - per la prima volta - il  tempio dell'Imam Bari, dove sono conservate le spoglie del mistico sufi  (il sufismo è la corrente più tollerante dell'Islam) che vengono visitate ogni anno sia da sunniti sia da sciiti. Entrambi, in realtà rivendicano la proprietà della moschea che da vent'anni è sotto il controllo sunnita. In febbraio il custode era stato assassinato insieme ad altre due persone.


 

Francesca Lancini

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