18/04/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista a Yossi Atia e Itamar Rose, giovani registi israeliani, che indagano l'identità del loro Paese con lo strumento dell'ironia

 

scritto per noi da
Fiammetta Martegani

 

da Tel Aviv



Con quali colori disegnerebbero i palestinesi la bandiera di un virtuale stato bi-nazionale arabo-israeliano? E quale sarebbe il nemico comune, l'ipotetico giorno in cui i due popoli si trovassero finalmente a convivere pacificamente? Fra Russia, Stati Uniti ed Iran, qualcuno degli intervistati arriva ad affermare di "essere stanco di avere sempre un nemico con cui dover combattere".

The Jewish-Arab State è solo uno dei tanti mocumentary girati dalla coppia di registi Yossi Atia e Itamar Rose.
Classe 1980, Yossi ed Itamar si incontrano per la prima volta a 17 anni, nel corso dell'anno di formazione che precede i tre anni di servizio obbligatorio per Tzahal, l'esericito israeliano, alla fine dei quali decidono di iscriversi all'Accademia di Cinema Sam Spiegel, per poter un giorno scrivere assieme un film sul proprio trauma nel corso dell'esperienza militare.

Il film fino ad ora non è ancora stato prodotto (soprattutto per l'impossibilità di trovare finanziamenti all'interno di Israele) ma il risultato della collaborazione, dal 2005 ad oggi, sono oltre venticinque cortometraggi, e la partecipazione a numerosi festival cinematografici ed esibizioni artistiche dalla portata internazionale, con tanto di tappe alla Tate Gallery e al Centre Pompidou.

"Tutto e' iniziato durante il disimpegno da Gaza", spiegano le Iene in salsa israeliana, "raccogliendo interviste inizialmente tra i coloni, e poi tra gli amici del bar. Il nostro scopo era, ed e' ancora oggi, quello di arrivare alla gente che cammina nelle nostre strade e che vota i nostri rappresentanti alla Knesset (il parlamento), interagendo con loro non in modo provocatorio, bensi' ironico. Perche' l'ironia fa intimamente parte della cultura del nostro Paese, in cui l'unico modo per riuscire a sopravvivere, e' quello di prenderla sul ridere".

"L'ironia", aggiungono Yossi ed Itamar, "è anche un antidoto per uscire da rigide dicotomie politiche come quelle della destra e della sinistra, cercando invece di arrivare dritti al cuore delle persone, poiche', nel momento in cui si riesce a far ridere (per non piangere), non è più possibile nascondersi dietro l'evidenza dei fatti".
E i fatti trattati da Yossi ed Itamar sono all'oridine del giorno nella vita quotidiana di Israele. Il problema dei rifugiati del Darfur, per esempio, viene affrontato in un corto girato a Bat Iam, sobborgo di Tel Aviv, in cui alcuni cittadini assieme ad Itamar prendono le parti dell'esercito israeliano, "costretto a sparare" contro Yossi ed alcuni rifugiati sudanesi che invece cercano semplicemente rifugio politico. Con che coraggio, allora, si riesce ad impugnare il mitra?

E come si fa a mandare i propri figli in guerra? Domandano Yossi ed Itamar ad un gruppo di genitori mentre giocano con i loro bambini sulla spiaggia di Tel Aviv nell'estate del 2006, ovvero nel bel mezzo della Seconda Guerra del Libano.
A differenza delle iene nostrane, quelle israeliane non si prendono gioco delle proprie prede, bensì si mettono a loro volta in gioco: "Recitare quando non sei un attore fa uscire molto di più la 'verità' piuttosto che un'intervista cliche, e anche per questo cerchiamo i nostri ‘attori' per le strade, le spiagge e i mercati del Paese. Così come spesso i camerman sono nostri amici completamente impreparati, per cui persino noi del mestiere a volte ci troviamo spiazzati. Ma è proprio qui che arriva il bello: quando noi, per primi, smettiamo di prenderci sul serio e scopriamo lati del nostro essere israeliani che altrimenti avremmo sempre dato per scontati".

Per Yossi, infatti, lo scopo principale non è quello di criticare Israele o la società israeliana, bensì di "entrarci dentro, mettendosi tutti in gioco, a partire da noi stessi e dalle nostre esperienze personali".
"Anche il video girato sulla spiaggia durante la seconda guerra in Libano è frutto di un esperienza personale" spiega Itamar. "Mi ricordo ancora quando ero piccolo e vedendo in televisione le immagini dei soldati che morivano durante la Prima Guerra del Libano, domandai a mia madre piangendo se sarei dovuto andare in guerra anche io. All'epoca nel dirmi di no mia madre non mentiva affatto, perché ci credeva veramente che non ci sarebbero state più guerre. Ma con che coraggio un genitore di oggi può mentire a suo figlio su qualcosa che ormai fa parte della nostra identità individuale e collettiva?".

Il confine tra individuale e collettivo si fa sempre più sottile in un Paese complesso come Israele, e in questo senso il lavoro di Yossi ed Itamar rappresenta non soltanto un messaggio di speranza, ma soprattutto un esempio di impegno sia artistico che politico.
In attesa di vedere un giorno il lungometraggio mai realizzato ma da cui tutto è iniziato, tutti i lavori di Yossi ed Itamar, prodotti in modo completamente indipendente, sono visibili online su Youtube o sul loro sito.

Parole chiave: Yossi Atia, Itamar Rose
Categoria: Politica, Popoli, Costume
Luogo: Israele - Palestina