21/06/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



A Gerusalemme si stanno ultimando i lavori del controverso muro
Bambini vicino al muroLa storia del muro di separazione tra Israele e Territori Occupati Palestinesi inizia nel giugno del 2002 con la confisca delle terre e la distruzione delle coltivazioni attorno a Jenin da parte dell’esercito israeliano. Tre mesi dopo viene resa pubblica la prima mappa del muro - che comprendeva solo la parte occidentale -, e viene anche approvata dal comitato esecutivo l’annessione ad Israele di parte di Betlemme e di Hebron. Nel luglio 2003 il ministro della difesa israeliano annuncia il completamento della prima fase (145Km ) e lo stanziamento di altri 171 milioni di dollari per la costruzione del restante muro con l’aggiunta della parte orientale lungo tutta la valle del Giordano, per un totale di 730Km.
 
Nella Cisgiordania meridionale, dove si stanno recentemente concentrando i lavori, il muro circonda già Betlemme ed Hebron - inglobando in Israele i luoghi sacri come la tomba di Rachele -, e continua a sud di Gerusalemme verso est e verso ovest. A Gerusalemme il muro circonda la Città Santa e l’anello di colonie che le sono state costruite intorno, annettendo entro la sua cerchia gli insediamenti ebraici nelle zone di Ram, Hizma, Ananta, Za’im e Azarya. Qui il muro passa attraverso quartieri periferici, villaggi e campi coltivati, distruggendo i legami familiari ed economici tra i residenti arabi coinvolti.
 
Ora che la costruzione della parte che va da Jenin a Qalqilia (prima fase ) è conclusa, i bulldozer stanno proseguendo verso Ramallah.
 
Lavori di costruzione del muroLe strade che passano per l’area di ar Ram sono una via storica di collegamento tra le parti della Palestina e con i paesi arabi. Qui transitano migliaia di persone che quotidianamente si spostano tra  Gerusalemme e Ramallah, il più importante centro della Cisgiordania e sede dell’Autorità Palestinese. Dopo la costruzione del muro funzioneranno come By Pass Roads – strade esclusivamente israeliane dirette alle colonie in Cisgiordania -.
 
La costruzione del muro è iniziata in questa zona lo scorso febbraio, ma ha avuto una accelerazione quando mercoledì scorso le forze dell’Isreali Defence Force (Idf ) hanno iniziato a sollevare l’asfalto delle strade coi bulldozer, bloccando gli accessi alla zona per preparare lo spazio al muro che si prevede sarà alto 8 metri. La barriera in questa zona isolerà oltre 64000 persone, 25000 lavoratori e migliaia di studenti che non potranno piu’ frequentare le scuole di Gerusalemme. Il muro di ar Ram separa anche la comunità locale da quelle dei vicini sobborghi arabi: Beit Hanina, Al Barreed e Atarot.In risposta a questa accelerazione giovedì scorso sono state organizzate delle manifestazioni di protesta che continueranno anche per questa settimana. Ieri mattina, gruppi di attivisti Israeliani ed internazionali si sono recati nel distretto nord Gerusalemme dove hanno raggiunto la manifestazione delle donne di ar Ram per protestare assieme a loro.
 
Bambino sotto il muroDiversamente dalle altre aree divise dal muro la popolazione di ar Ram e’ costituita in buona parte da cittadini israeliani o con passaporto Usa, che per motivi di convenienza hanno deciso di vivere nella periferia di Gerusalemme. Infatti, a partire dall’occupazione del 1967, Israele diede agli abitanti di Gerusalemme Est lo status di residenti, dotandoli delle carte di identità blu che contraddistinguono le persone autorizzate ad entrare a Gerusalemme e spostarsi ovunque in Israele. Per tutti gli altri, i palestinesi dotati di carta di identità arancione -che li autorizza a spostarsi in Cisgiordania senza attraversare check points -, la possibilità di uscire da ar Ram sarà limitata a rari permesi speciali.
 
“Il percorso passerà dagli attuali 15-30 minuti in auto ad una incerta gimcana tra check points di almeno due ore”, dice Muhammad Ibrahim, un arabo residente ad ar Ram, “ci sono centinaia di bambini oltre ai miei che non sanno come faranno a raggiungere le proprie scuole a Gerusalemme.” I residenti di ar Ram pagano le tasse a Israele, molti parlano ebraico e ricevono copertura sanitaria dal governo di Tel Aviv.
 
Il ministero della difesa di Israele difende il provvedimento sostenendo che dalla zona di ar Ram sono passati negli ultimi tre anni gli autori di 12 attacchi terroristici. Raanan Gissin, un consigliere di Sharon, ha detto che lungo la barriera saranno aperti dei varchi che saranno gestiti da compagnie di sicurezza civili, dichiarandosi consapevole del fatto che :“ ci saranno dei disagi. Ma non possono essere evitati perchè queste sono proprio le zone in cui i terroristi tentano di infiltrarsi". I residenti ad ar Ram rifiutano queste affermazioni, ribadendo che il muro non serve ad impedire l’infiltrazione di attentatori, al contrario è un furto di territorio ai danni dalla comunità palestinese. Il dottor Harnash, un ingegnere del consiglio cittadino di ar Ram ha dichiarato: “la gente di qui coesiste con Israele, parliamo ebraico e la nostra vita è connessa all’economia israeliana”.
 
Il consiglio di ar Ram si è così appellato all’Alta Corte di Israele nella speranza che i giudici possano spingere il governo a cambiare direzione. “Se anche questa iniziativa fallisce sarà un disastro - dice ancora Harnash -, anche se dei militanti sono passati per di qui i residenti non hanno nulla a che fare col terrorismo e sono increduli all’idea di essere stati tagliati fuori". Come conseguenza, molti abitanti di questa zona stanno considerando l’idea di ritornare a vivere a Gerusalemme, una città che molti di loro hanno lasciato per le difficoltà di ottenere permessi edilizi. La situazione degli immobili nella citta’ santa è però molto critica, c’è un'enorme differenza tra le domande e le offerte di case. Come risultato i prezzi sono saliti alle stelle. Nell’attuale crisi economica solo pochi possono permettersi di pagare affitti di media intorno a 600$ per un appartamento in città.
 
I negozianti, in particolare quelli di Gerusalemme Est, perderanno una grossa fetta dei clienti abituati a raggiungere la città da Ramallah e dintorni per fare spese. Le stesse difficoltà le incontreranno coloro che vi si dovranno recare per motivi di studio, lavoro e per ricevere trattamenti sanitari. Mohammed Saed, capo della Federazione Generale delle Trade Unions Palestinesi, mercoledì in occasione della Conferenza Internazionale delle Organizzazioni Laburiste a Ginevra, ha stimato che come risultato della barriera 52000 palestinesi perderannno il lavoro.
 
Il muro non viene costruito sulla linea di confine del 1967, ma penetra in Cisgiordania, occupandone il 50%; dunque la popolazione palestinese tra la Cisgiordania e la Striscia di Gaza vivrà in un’area corrispondente al 12% della Palestina storica. Complessivamente il 16% dei palestinesi della Cisgiordania vivranno fuori dal muro, in zone annesse da Israele senza con questo ricevere la cittadinanza. Costoro perderanno la terra, i mezzi di sussistenza, la libertà di movimento e saranno minacciati di espulsione.
 
Naoki Tomasini
Categoria: Muri
Luogo: Israele - Palestina