La
storia del muro di separazione tra Israele
e Territori Occupati Palestinesi inizia nel giugno del 2002 con la
confisca delle terre e la distruzione delle coltivazioni attorno a
Jenin da parte dell’esercito israeliano. Tre mesi dopo viene resa
pubblica la prima mappa del muro - che comprendeva solo la parte occidentale -,
e viene anche approvata dal
comitato esecutivo l’annessione ad Israele di parte di Betlemme e di
Hebron. Nel luglio 2003 il ministro della difesa israeliano annuncia il
completamento della prima fase (145Km ) e lo stanziamento di altri 171
milioni di dollari per la costruzione del restante muro con l’aggiunta
della parte orientale lungo tutta la valle del Giordano, per un totale
di 730Km.
Nella Cisgiordania meridionale, dove si stanno
recentemente concentrando i lavori, il muro circonda già Betlemme ed Hebron -
inglobando in Israele i luoghi
sacri come la tomba di Rachele -, e continua a sud di Gerusalemme verso
est e verso ovest. A Gerusalemme il muro circonda la Città Santa e l’anello di
colonie che le sono state
costruite intorno, annettendo entro la sua cerchia gli insediamenti
ebraici nelle zone di Ram, Hizma, Ananta, Za’im e Azarya. Qui il muro
passa attraverso quartieri periferici, villaggi e campi coltivati,
distruggendo i legami familiari ed economici tra i residenti arabi
coinvolti.
Ora che la
costruzione della parte che va da Jenin a Qalqilia (prima fase ) è
conclusa, i bulldozer stanno proseguendo verso Ramallah.
Le
strade che passano per l’area di ar Ram sono una via storica di collegamento tra
le parti della Palestina e con
i paesi arabi. Qui transitano migliaia di persone che quotidianamente
si spostano tra Gerusalemme e Ramallah, il più importante centro della
Cisgiordania e sede dell’Autorità Palestinese. Dopo la costruzione del
muro funzioneranno come By Pass Roads – strade esclusivamente
israeliane dirette alle colonie in Cisgiordania -.
La costruzione del muro è iniziata in questa zona
lo scorso febbraio, ma ha avuto una accelerazione quando mercoledì
scorso le forze dell’Isreali Defence Force (Idf ) hanno iniziato a
sollevare l’asfalto delle strade coi bulldozer, bloccando gli accessi alla zona
per preparare lo spazio al muro che si prevede sarà alto 8 metri. La
barriera in questa zona isolerà oltre 64000
persone, 25000 lavoratori e migliaia di studenti che non
potranno piu’ frequentare le scuole di Gerusalemme. Il muro di ar Ram
separa anche la comunità locale da quelle dei vicini sobborghi arabi:
Beit Hanina, Al Barreed e Atarot.In risposta a questa
accelerazione giovedì scorso sono state organizzate delle manifestazioni di protesta
che
continueranno anche per questa settimana. Ieri mattina, gruppi di
attivisti Israeliani ed internazionali si sono recati nel distretto
nord Gerusalemme dove hanno raggiunto la manifestazione delle donne di ar Ram
per protestare
assieme a loro.
Diversamente dalle altre aree divise dal muro
la popolazione di ar Ram e’ costituita in buona parte da cittadini
israeliani o con passaporto Usa, che per
motivi di convenienza hanno deciso di vivere nella periferia di
Gerusalemme. Infatti, a partire dall’occupazione del 1967, Israele
diede agli abitanti di Gerusalemme Est lo status di residenti,
dotandoli delle carte di identità blu che
contraddistinguono le persone autorizzate ad entrare a Gerusalemme e
spostarsi ovunque in Israele. Per tutti gli altri, i palestinesi dotati
di carta di identità arancione -che li
autorizza a spostarsi in Cisgiordania senza attraversare check points
-, la possibilità di uscire da ar Ram sarà limitata a rari permesi
speciali.
“Il percorso passerà dagli attuali 15-30 minuti
in auto ad una incerta gimcana tra check points di almeno due ore”,
dice Muhammad Ibrahim, un arabo residente ad ar Ram, “ci sono centinaia
di bambini oltre ai miei che non sanno come faranno a raggiungere le
proprie scuole a Gerusalemme.” I residenti
di ar Ram pagano le tasse a Israele, molti parlano ebraico e ricevono
copertura sanitaria dal governo di Tel Aviv.
Il ministero della difesa di Israele difende il
provvedimento sostenendo che dalla zona di ar Ram sono passati negli
ultimi tre anni gli autori di 12 attacchi
terroristici. Raanan Gissin, un consigliere di
Sharon, ha detto che lungo la barriera saranno aperti dei varchi che
saranno gestiti da compagnie di sicurezza civili, dichiarandosi
consapevole del fatto che :“ ci saranno dei disagi. Ma non possono
essere evitati perchè queste sono proprio le zone in cui i terroristi
tentano di infiltrarsi". I residenti ad ar Ram rifiutano
queste affermazioni, ribadendo che il muro non serve ad impedire
l’infiltrazione di attentatori, al contrario è un furto
di territorio ai danni dalla comunità palestinese. Il dottor Harnash, un ingegnere
del consiglio cittadino di ar
Ram ha dichiarato: “la gente di qui coesiste con Israele, parliamo
ebraico e la nostra vita è connessa all’economia israeliana”.
Il consiglio di ar Ram si è così
appellato all’Alta Corte di Israele nella speranza che i giudici
possano spingere il governo a cambiare direzione. “Se anche questa
iniziativa fallisce sarà un disastro - dice ancora Harnash -, anche se
dei militanti sono passati per di qui i residenti non hanno nulla a che
fare col terrorismo e sono increduli all’idea di essere stati tagliati
fuori". Come conseguenza, molti abitanti di questa zona
stanno considerando l’idea di ritornare a
vivere a Gerusalemme, una città che molti
di loro hanno lasciato per le difficoltà di ottenere permessi edilizi.
La situazione degli immobili nella citta’ santa è però molto critica,
c’è un'enorme differenza tra le domande e le offerte di case. Come risultato i
prezzi sono saliti alle stelle. Nell’attuale
crisi economica solo pochi possono permettersi di pagare affitti di
media intorno a 600$ per un appartamento in città.
I negozianti, in
particolare quelli di Gerusalemme Est, perderanno una grossa fetta dei
clienti abituati a raggiungere la città da Ramallah e dintorni per fare
spese. Le stesse difficoltà le incontreranno coloro che vi si dovranno
recare per motivi di studio, lavoro e per ricevere trattamenti sanitari. Mohammed
Saed, capo
della Federazione Generale delle Trade Unions Palestinesi, mercoledì in
occasione della Conferenza Internazionale delle Organizzazioni
Laburiste a Ginevra, ha stimato che come risultato della barriera 52000
palestinesi perderannno il lavoro.
Il muro non viene costruito sulla linea di confine del
1967, ma penetra in Cisgiordania, occupandone il 50%; dunque la
popolazione palestinese tra la Cisgiordania e la Striscia di Gaza vivrà
in un’area corrispondente al 12% della Palestina
storica. Complessivamente il 16% dei
palestinesi della Cisgiordania vivranno fuori dal muro, in zone annesse
da Israele senza con questo ricevere la cittadinanza. Costoro
perderanno la terra, i mezzi di sussistenza, la libertà di movimento e
saranno minacciati di espulsione.
Naoki Tomasini