14/06/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



L'intervista a Ruth Suhami dell' organizzazione Israel Women's Network
Pubblicità in IsraeleAmir, di professione "protettore", dice che a Tel Aviv una ragazza può costare fino a 20mila dollari. “Come per un’automobile, dipende da com’è messa la carrozzeria…”, dice. Lavora in una strada, vicino alla vecchia stazione degli autobus dove i bordelli dalle insegne lampeggianti si susseguono a perdita d’occhio . Gli arabi e gli ebrei ortodossi hanno “forti tabù nei confronti di relazioni extraconiugali; e, quindi, per loro è molto più semplice venire in questo posto, dove possono conservare l’anonimato. È una questione di domanda e di offerta”.
 
E l’offerta arriva soprattutto dai Paesi dell’ex Unione Sovietica, che stanno affondando ogni giorno di più in una crisi economica senza uscita: così le ragazze – col miraggio di un’occupazione nei ristoranti, nelle imprese di pulizia o nella moda – si ritrovano catapultate qui, in case bordello, locali notturni e case chiuse, dove gli uomini pagano per 25mila prestazioni al giorno e dove avvengono ogni genere di abusi: dalle percosse agli stupri, agli assassini. Chi ne esce lo fa per finire nel carcere femminile di Neve Tirza, nei pressi dell’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, o in altri centri detentivi. Dopo circa 50 giorni, con voli finanziati dal ministero degli Interni israeliano, ripiomba nella povertà dell’ex Urss. E talvolta qui sparisce. Ecco che cosa racconta Ruth Suhami, coordinatrice di Israel Women’s Network (Iwn). Fu questa organizzazione a pubblicare, nel 1997, il primo rapporto sull'argomento.
 
Il carcere femminile di Neve TirzaQuante ragazze vengono introdotte nell’industria del sesso, ogni anno, in Israele? Non è semplice procurarsi una stima del numero attuale; le cifre diffuse sono diverse: secondo i dati pubblicati in un rapporto del Comitato investigativo parlamentare (dicembre 2002), il numero delle ragazze introdotte ogni anno nell’industria israeliana del sesso si aggirerebbe attorno alle tremila. La polizia israeliana dice invece che il numero totale di schiave del sesso oscilla tra mille e tremila. Dal canto loro le organizzazioni di diritti umani sostengono che è comunque sempre meglio riferirsi alle cifre rese note annualmente, piuttosto che al totale.
<>Un avvocato, difensore dei trafficanti in giudizio, nella testimonianza davanti al Comitato investigativo parlamentare ha parlato di seimila donne portate in Israele ogni anno.
 
Perché sono così tante? Credo che la ragione principale sia la gravissima crisi economica in cui versa l’ex Unione sovietica. Le donne sono disposte a fare qualsiasi genere di lavoro, pur di procurarsi del denaro. E le organizzazioni criminali ne approfittano.
 
Le ragazze provengono tutte dall’ex Unione sovietica? O anche dalla Palestina e dai Paesi arabi? La gran parte di loro arriva dall’ex Urss. Mentre, almeno per il momento, non sono segnalate presenze di schiave del sesso provenienti dalla Palestina o dai Paesi arabi.
 
Quanto costa comprarsi una donna a Tel Aviv? Secondo un rapporto pubblicato da Hotline for Migrant Workers nel 2003, il prezzo oscilla tra i cinquemila e i diecimila dollari.
 
Qual è la dinamica? Le ragazze arrivano in Israele e vengono sequestrate?  Vengono reclutate per il lavoro già nel loro Paese di origine. Talvolta sanno che lavoreranno nell’ambito della prostituzione, altre volte viene detto loro che faranno le cameriere, le modelle, o che saranno assunte da imprese di pulizia. Dopo essere state reclutate, vengono trasportate in Israele, di solito attraverso la frontiera con l’Egitto. Subito dopo l’ingresso nel nostro Paese, vengono vendute ai trafficanti e portate nei bordelli o in case d’appuntamento.
 
I trafficanti e i magnaccia sono cittadini israeliani? Secondo il rapporto pubblicato da Hotline for Migrant Workers nel 2003, la maggior parte di loro sono israeliani, che però non sono nati qui, ma provengono sempre dall’ex Unione sovietica.
 
Quando è iniziato questo traffico dall’ex Urss? Dopo il collasso dell’ex Unione Sovietica e l’esplosione della&nbsp;crisi economica in questa area. In Israele, il fenomeno è stato portato all’attenzione dell’opinione pubblica per la prima volta nel 1997, quando è stato pubblicato il primo rapporto di Iwn (The Israel Women’s Network).
 
Chi sono i clienti? Secondo il rapporto sopraccitato, la maggior parte di loro sono israeliani.
 
Cosa succede a queste donne, quando tornano nei Paesi d’origine? Non so esattamente, ma abbiamo sentito di casi in cui le donne sono semplicemente scomparse sulla via del ritorno; è probabile che sia state uccise.
 
Come appare Israele, vista dall’ex Unione sovietica? È vista come parte del mondo occidentale ricco, e come tale è considerata un luogo dove poter fare abbastanza denaro da poter vivere, cosa che è difficile se non impossibile nei loro Paesi di provenienza.
 
Alcune delle ragazze accettano di testimoniare nei processi che le vedono coinvolte? Alcune sì, ma la polizia non cerca di procurarsi queste testimonianze. Secondo le informazioni raccolte da Hotline for Migrant Workers, a circa il 30 per cento delle vittime non viene nemmeno chiesto se vogliono testimoniare.
 
Nel caso vengano arrestati, i trafficanti finiscono in carcere o se la cavano con una sanzione? Restano in carcere fino alla fine del processo.
 
Quali sono le condizioni generali in istituti come il carcere di Neve Tirza? Le ragazze coinvolte nei giri di prostituzione sono state tenute nella prigione di Neve Tirza fino al novembre 2002. Gli agenti carcerari le hanno trattate generalmente bene e, da loro, i volontari di Hotline for Migrant Workers hanno ricevuto piena collaborazione. Nel novembre di due anni fa, è stata aperta un’ala detentiva per la donne straniere in attesa di rimpatrio ad Hadera, dove le condizioni sono pure accettabili. Tuttavia, le detenute non ricevono alcun aiuto psicologico, di riabilitazione o medico, al di là di un primo soccorso.
 
Alessandra Garusi 
Categoria: Donne
Luogo: Israele - Palestina