Amir, di professione "protettore", dice che a Tel Aviv
una ragazza può costare fino a 20mila dollari. “Come per un’automobile,
dipende da com’è messa la carrozzeria…”, dice. Lavora in una strada,
vicino alla vecchia stazione degli autobus dove i bordelli dalle
insegne lampeggianti si susseguono a perdita d’occhio . Gli arabi e gli
ebrei ortodossi hanno “forti tabù nei confronti di relazioni
extraconiugali; e, quindi, per loro è molto più semplice venire in
questo posto, dove possono conservare l’anonimato. È una questione di
domanda e di offerta”.
E l’offerta arriva soprattutto dai
Paesi dell’ex Unione Sovietica, che stanno affondando ogni giorno di
più in una crisi economica senza uscita: così le ragazze – col miraggio
di un’occupazione nei ristoranti, nelle imprese di pulizia o nella moda
– si ritrovano catapultate qui, in case bordello, locali notturni e
case chiuse, dove gli uomini pagano per 25mila prestazioni al giorno e
dove avvengono ogni genere di abusi: dalle percosse agli stupri, agli
assassini. Chi ne esce lo fa per finire nel carcere
femminile di Neve Tirza, nei pressi dell’aeroporto Ben Gurion di Tel
Aviv, o in altri centri detentivi. Dopo circa 50 giorni, con voli
finanziati dal ministero degli Interni israeliano, ripiomba nella
povertà dell’ex Urss. E talvolta qui sparisce. Ecco che cosa
racconta Ruth Suhami, coordinatrice di Israel Women’s
Network (Iwn). Fu questa organizzazione
a pubblicare, nel 1997, il primo rapporto
sull'argomento.
Quante ragazze vengono introdotte
nell’industria del sesso, ogni anno, in Israele? Non è semplice procurarsi una stima del numero
attuale; le cifre diffuse sono diverse: secondo i dati pubblicati in un
rapporto del Comitato investigativo parlamentare (dicembre 2002), il
numero delle ragazze introdotte ogni anno nell’industria israeliana del
sesso si aggirerebbe attorno alle tremila. La polizia israeliana dice
invece che il numero totale di schiave del sesso oscilla tra mille e
tremila. Dal canto loro le organizzazioni di diritti umani sostengono
che è comunque sempre meglio riferirsi alle cifre rese note
annualmente, piuttosto che al totale. <>Un avvocato, difensore dei trafficanti
in giudizio, nella testimonianza davanti al Comitato investigativo
parlamentare ha parlato di seimila donne portate in Israele ogni
anno.
Perché sono così tante? Credo che la ragione principale sia la
gravissima crisi economica in cui versa l’ex Unione sovietica. Le donne
sono disposte a fare qualsiasi genere di lavoro, pur di procurarsi del
denaro. E le organizzazioni criminali ne approfittano.
Le ragazze provengono tutte dall’ex Unione
sovietica? O anche dalla Palestina e dai Paesi arabi? La gran parte di loro arriva dall’ex Urss.
Mentre, almeno per il momento, non sono segnalate presenze di schiave
del sesso provenienti dalla Palestina o dai Paesi arabi.
Quanto costa
comprarsi una donna a Tel Aviv? Secondo un rapporto pubblicato da Hotline for Migrant Workers nel 2003, il prezzo
oscilla tra i cinquemila e i diecimila dollari.
Qual è la dinamica? Le ragazze arrivano in
Israele e vengono sequestrate? Vengono
reclutate per il lavoro già nel loro Paese di origine. Talvolta sanno
che lavoreranno nell’ambito della prostituzione, altre volte viene
detto loro che faranno le cameriere, le modelle, o che saranno assunte
da imprese di pulizia. Dopo essere state reclutate, vengono trasportate
in Israele, di solito attraverso la frontiera con l’Egitto. Subito dopo
l’ingresso nel nostro Paese, vengono vendute ai trafficanti e portate
nei bordelli o in case d’appuntamento.
I
trafficanti e i magnaccia sono cittadini israeliani? Secondo il rapporto pubblicato da Hotline for Migrant Workers nel 2003, la maggior
parte di loro sono israeliani, che però non sono nati qui, ma
provengono sempre dall’ex Unione sovietica.
Quando è iniziato questo traffico dall’ex
Urss? Dopo il collasso dell’ex Unione
Sovietica e l’esplosione della crisi economica in questa area.
In Israele, il fenomeno è stato portato all’attenzione dell’opinione
pubblica per la prima volta nel 1997, quando è stato pubblicato il
primo rapporto di Iwn (The Israel Women’s
Network).
Chi sono i
clienti? Secondo il rapporto sopraccitato, la
maggior parte di loro sono israeliani.
Cosa succede a
queste donne, quando tornano nei Paesi d’origine? Non so esattamente, ma abbiamo sentito di casi in cui le
donne sono semplicemente scomparse sulla via del ritorno; è probabile
che sia state uccise.
Come appare Israele,
vista dall’ex Unione sovietica? È vista come
parte del mondo occidentale ricco, e come tale è considerata un luogo
dove poter fare abbastanza denaro da poter vivere, cosa che è difficile
se non impossibile nei loro Paesi di provenienza.
Alcune
delle ragazze accettano di testimoniare nei processi che le vedono
coinvolte? Alcune sì, ma la polizia non cerca di
procurarsi queste testimonianze. Secondo le informazioni raccolte da Hotline for
Migrant Workers, a circa il 30 per
cento delle vittime non viene nemmeno chiesto se vogliono testimoniare.
Nel caso vengano arrestati, i trafficanti
finiscono in carcere o se la cavano con una sanzione? Restano in carcere fino alla fine del
processo.
Quali sono le condizioni generali in
istituti come il carcere di Neve Tirza? Le
ragazze coinvolte nei giri di prostituzione sono state tenute nella
prigione di Neve Tirza fino al novembre 2002. Gli agenti carcerari le
hanno trattate generalmente bene e, da loro, i volontari di Hotline for Migrant
Workers hanno ricevuto piena
collaborazione. Nel novembre di due anni fa, è stata aperta un’ala
detentiva per la donne straniere in attesa di rimpatrio ad Hadera, dove
le condizioni sono pure accettabili. Tuttavia, le detenute non ricevono
alcun aiuto psicologico, di riabilitazione o medico, al di là di un
primo soccorso.