Alcuni
giorni fa, il giornale israeliano Maariv riportava una notizia di
cronaca locale titolando: "novita' a Bnei Brak: la strada della
segregazione sessuale".
Bnei Brak si trova
nei pressi di Tel Aviv ed e' un haredin -una citta' abitata
esclusivamente da ebrei ultra ortodossi - della comunita' Vishnitz.
Qui, presso la via commerciale Admor Mevishna street e' stata affissa
una ordinanza municipale che proibisce a uomini, donne e bambini di
camminare sullo stesso lato della strada, una delle piu' trafficate del
centro. Il grande affollamento e la ristrettezza della sede stradale
secondo il giudizio della Corte Hasidica dei Vishnitz, davano adito ad
“immodesti contatti tra i sessi”. L'ordinanza scende nei dettagli,
prescrivendo che il lato occidentale sia assegnato al passeggio dei
soli uomini, quello orientale alle donne, non a caso si dice, proprio
per la presenza di un maggior numero di negozi; e specificando anche
che la normativa e' vincolante tanto per i residenti quanto per i
visitatori.
Il provvedimento ha sollevato
nei lettori del giornale molti interrogativi circa la sua attuabilità.
Da un forum di discussione sull'argomento sono emerse domande tipo:
"come faccio a recarmi nel negozio che sta sul lato dell'altro sesso?
"; "e se su quel lato ci abitassi? Potrei forse usufruire di una delega
speciale per recarmi alla mia dimora nello struscìo del marciapiede
femminile?" E ancora: "Non e' forse triste pensare a madri e figli
costretti a camminare su lati diversi della strada? " E infine: "Come
deve essere considerato un israeliano gay?"
La notizia,
ripresa da un'agenzia internazionale, ha attirato l'attenzione di un
pubblico ben piu' ampio dei diretti interessati -i cittadini di Bnei
Brak -, aprendo uno squarcio su un fenomeno assai complesso:
l’isolamento degli ebrei ortodossi rispetto al resto della popolazione
di Israele. In partricolare vi sono due gruppi della societa'
israeliana spesso in contrasto tra loro: quello degli ultra ortodossi e
quello dei cosiddetti israeliani secolari. I primi desiderano un
governo su misura degli ebrei osservanti in cui l’ebraismo sia
religione di stato, la dieta kashrut -prescritta dalle sacre scritture
– sia alimentazione ufficiale, in cui i cui tempi siano dettati dal
calendario religioso e il cittadino ortodosso si possa dedicare
interamente allo studio delle sacre scritture senza partecipare alla
vita politica e nemmeno prestare servizio nell’esercito. Contrapposti a
costoro, gli israeliani chiamati secolari per il fatto che guardano con
empatia alla modernità dell’occidente, vivono nelle grandi citta’,
inseguono il benessere economico, viaggiano, studiano le lingue,
spingono per uno stato laico e aperto alle differenti culture. In
particolare, la zona che va da Tel Aviv a nord fino ad Haifa viene
soprannominata dagli ortodossi "la costiera dei filistei" proprio per
stigmatizzare il fatto che attorno alla capitale si sono negli anni
concentrati gli aspetti piu' moderni, legati al divertimento e allo
sviluppo economico, della societa' israeliana: e’ facile trovare fast
food all’americana, vini italiani, cinema, grandi magazzini e
promiscuita’ tra i sessi.
Il marciapiede
della segregazione sessuale istituito a Bnei Brak, quasi un sobborgo di
Tel Aviv, serve a rimarcare un confine e una differenza di ordine
morale, ma anche giuridico: lo si deduce dal fatto che il provvedimento
e' stato emesso da un'autorita' religiosa, la Corte Hasidica dei
Vishnitz, libera di giudicare in modo indipendente dal ministero della
giustizia di Yossi Lapid. Si tratta di questioni che coinvolgono
l'identita' e il futuro dello stato di Israele, una nazione oggi
sospesa tra passato e presente, tra legge della Torah e diritto
internazionale, isolata e insieme cosmopolita.
Mentre dunque gli ebrei ortodossi rappresentano il 30 per
cento della popolazione, il resto, specie il flusso piu'
recente dell'immigrazione proveniente da Russia ed Etiopia, si trova
stretto da leggi che ne condizionano l'esistenza. Alcuni anni fa molti
ebrei ortodossi protestarono veementemente contro Drugstore2000, una
farmacia di Gerusalemme che rimaneva aperta 24h su 24 infrangendo la
proibizione di lavorare il sabato per consentire l'accesso continuato
ai medicinali. Disordini e scontri per questo tipo di problemi sono
frequenti soprattutto nelle grandi citta' come Gerusalemme e Tel Aviv
dove la prossimita' tra i due gruppi e' maggiore. Con ogni probabilita'
infatti, il marciapiede sessualmente esclusivo di Bnei Brak non creera'
contrasti di sorta tra gli abitanti dell'haredin. I disaccordi tra
ebrei secolari ed ortodossi sono discussi anche in sede giudiziaria:
nel dicembre 1998 la Corte Suprema di Israele ha approvato alcune
riforme che riducevano i privilegi degli ortodossi, ponendo fine alla
loro totale esenzione del servizio militare, consentendo alle fattorie
di lavorare anche al sabato e disponendo l'integrazione degli ebrei
secolari nei potenti Concili Religiosi Locali, un tempo esclusiva degli
ortodossi. Si tratta di un processo lungo e lontano dall'aver raggiunto
un equilibrio, "un cambiamento radicale non e' all'orizzonte ", scrive
Mordy Kreitman, corrispondente del giornale conservatore Yediot
Ahronot, aggiungendo che "gli ortodossi hanno poco da temere finche'
avranno cosi' grande potere politico".
In queste settimane il Primo Ministro Ariel Sharon e'
stato seriamente impegnato nel tentativo di convincere le fazioni piu'
radicali della sua maggioranza -guidate dall'attuale ministro delle
finanze Benjamin Netanyahu e dal partito religioso dello Shass -, della
necessita' di liberare gli insediamenti colonici della Striscia di
Gaza. Si tratta com'e' noto di un provvedimento visto favorevolmente
dalla maggioranza della popolazione israeliana, persuasa che
l'altissimo prezzo economico e di sangue pagato dalla nazione per
proteggere 7500 coloni e le loro residenze, poste all'interno della
piu' grande e devastata prigione a cielo aperto del mondo, non valga la
pena di essere pagato. Tutti ad eccezione dei coloni: quelli della
Striscia di Gaza insieme agli occupanti (illegali secondo il diritto
internazionale, necessari secondo una certa interpretazione della
Torah) delle oltre 120 colonie che invadono la Cisgiordania.
Per ottenere il voto sul piano di disimpegno unilaterale
Sharon ha dovuto affrontare l'opposizione dei partiti ultra ortodossi,
culminata nella defezione del ministro dell'edilizia e di un
viceministro secondo i quali il piano e' "inefficace nel garantire pace
e sicurezza per lo stato ebraico ". Mentre il Partito Religioso
Nazionale (Npr ) che e' rimasto all'interno della maggioranza continua
ad opporsi all'attuazione del piano minacciando il ritiro dei suoi sei
ministri: ritiro che metterebbe in minoranza la coalizione di governo,
costringendo Sharon a cercare alleati tra i laburisti di Peres o a
cedere la premiership a Netanyhau. Secondo l'opinione di Dan Margalit,
docente universitario ed editorialista di Maariv, "se Sharon iniziasse
realmente ad evacuare Netzarim (la principale colonia della striscia di
Gaza) il governo cadrebbe in fretta ". Gli Ultra ortodossi e i coloni,
due potenti lobby che sono in grado di mettere in stallo il Likud, la
maggioranza di governo, l'intera Knesset e probabilmente il futuro di
due popoli.
Naoki Tomasini