17/02/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Dal 1986 al governo, Yoweri Museveni ha ottenuto il potere dopo anni di guerriglia contro il dittatore Milton Obote. Oggi è ancora in carica e i sondaggi lo danno vincente.

Scritto per noi da
Tommaso Cinquemani


"Museveni è un ottimo presidente. Ora però c'è bisogno di cambiare". Le parole di Erasmus Okanya, impiegato in una delle più grosse banche dell'East Africa, riassumono bene la situazione che sta vivendo l'Uganda. "Ha portato stabilità e crescita, ma ha anche trasformato lo stato in una emanazione di se stesso". Dal 1986 al governo, Yoweri Museveni ha ottenuto il potere dopo anni di guerriglia contro il dittatore Milton Obote. Oggi è ancora in carica e i sondaggi lo danno vincente. I suoi successi sono incontestabili. L'Uganda è un Paese che cresce al 6-7% annuo, ha una economia stabile e un peso internazionale di rilievo nonostante le piccole dimensioni. Quello che manca è la libertà di espressione e di dissenso.

"L'Uganda è una democrazia, ci può essere dissenso, nessuno ti vieta di correre per le presidenziali", afferma Stella Kiwawulo, ruandese, da quarant'anni a Kampala. Quello che dice Stella lo pensano in molti. Kampala è tappezzata dai volantini elettorali dei candidati. Non solo per le presidenziali, ma anche per le locali. La sensazione è che alla gente sia dato il diritto di esprimere il proprio parere, ma così non è. Repressioni, arresti indiscriminati e violenze sono all'ordine del giorno. Le opposizioni hanno già denunciato brogli e hanno chiesto che le elezioni siano rimandate. "Ho fatto domanda per la tessera elettorale quattro mesi fa. Mi hanno scattato una foto, ho firmato alcuni documenti e mi hanno detto di ritornare dopo cinque settimane", racconta Anne Ojwee, impiegata presso l'emittente televisiva Ntv. "Quando sono ritornata per ritirare la tessera mi hanno detto che non l'avevano, che si era persa. Così il 18 febbraio non potrò votare. Spero almeno che nessuno lo faccia per me".
Museveni ha messo in campo una tattica vincente. Ha imbavagliato le opposizioni, ha portato dalla sua parte i media e ha "comprato" il voto della gente. Qui basta poco. Per le strade non si possono non notare le magliette gialle con la faccia del presidente. "Peace, Security and Stability" è lo slogan che campeggia un po' ovunque. Nei villaggi i sostenitori regalano pezzi di sapone, offrono bottigliette di Coca Cola e distribuiscono zanzariere da mettere sopra i letti. Le elezioni si vincono anche così.

I principali sfidanti sono Olara Otunnu. In esilio per 23 anni, è tornato in patria mettendosi alla testa del Congresso Popolare Ugandese. L'altro candidato è Kizza Besigye, leader del Forum per il Cambiamento Democratico. Perdente già nel 2001 e nel 2005, quest'anno ci riprova per la terza volta. "Ma che cosa cambia se queste persone vanno al potere", si chiede Charles Luweero, tassista. "Faranno esattamente quello che ha fatto Museveni. Daranno i posti pubblici agli amici, ai membri dello stesso clan. Allora perché cambiare, almeno Museveni si è dimostrato capace di migliorare le nostre vite".
I due veri nemici del presidente sono le popolazioni del nord, gli Acholi, che per anni sono stati abbandonati ai ribelli del Lord's Resistance Army. Un gruppo guerrigliero che ha tenuto in scacco le regioni settentrionali fino al 2008, portando morte e devastazione. Ora queste popolazioni pretendono un cambio al vertice. Dello stesso parere è anche Ronald Muwenda Mutebi, re del Buganda, il regno più influente dell'Uganda. Un uomo che ha solo poteri di rappresentanza, ma i suoi sudditi lo seguono come un leader politico. Basta una sua parola per spostare migliaia di voti e a queste elezioni sembra volersi schierare contro il presidente.
Intanto Museveni mette in chiaro le cose. "Ho sentito alcune persone parlare di violenze durante le elezioni. Non ci saranno violenze. Chiunque provi a usare la forza lo farà a suo rischio e pericolo", ha precisato durante una conferenza al campo sportivo di Soroti. Per sottolineare il concetto ha fatto arrivare dalla Tanzania mezzi anti sommossa, giubbotti antiproiettile e altri equipaggiamenti. La gente ha il terrore che si possano ripetere le rivolte delle ultime elezioni, quando Kampala è stata teatro di scontri tra le fazioni. Per molti l'agonia della democrazia è un buon prezzo da pagare per avere tranquillità e crescita economica.

 

Parole chiave: Uganda
Categoria: Elezioni, Politica
Luogo: Uganda