È finalmente uscito “Ad Kan!” (“Fin qui e
non oltre!”), la versione in lingua ebraica dell’antologia dei
refusenik, che già esiste in inglese, italiano (“Meglio
carcerati che carcerieri: i refuseniks israeliani raccontano la loro
storia”, ed. Manifestolibri), giapponese e greco. Curato
dall’infaticabile storico e giornalista israeliano Peretz Kidron, il
libro è stato pubblicato dalle case editrici Hargol e Aliyat Hagag. Il
testo comprende dichiarazioni di decine di refusenik, ma anche
pubblicazioni e prese di posizione di Yesh
Gvul e dei più recenti gruppi di refusenik.
La versione inglese – "Refusenik!" (pubblicato da Zed Press, Londra) – è
già da tempo in vendita in Gran Bretagna, Stati Uniti e in varie
librerie israeliane. “Quella in lingua ebraica è apparsa sin
dall’inizio la più complicata da realizzare”, aveva dichiarato qualche
tempo fa il giornalista. “I testi originali erano in inglese e
ripescare i più vecchi, risalenti a venti o trenta anni fa, ha
significato un lungo lavoro”. E ancora: “La valenza del libro
sta nelle singole storie. Ogni riservista dà una spiegazione diversa
del proprio rifiuto di servire nei Territori. Ognuno ha una sua
filosofia di vita, un’ideologia, una classe alla quale appartiene;
eppure, la decisione alla quale essi arrivano, è la stessa: quella di
rompere i ranghi e disobbedire agli ordini rischiando azioni
disciplinari, il carcere e talvolta affrontando l’ostracismo della
famiglia per aver osato sfidare l’etica militare nazionale. E queste 50
dichiarazioni sono più convincenti di qualsiasi astratto ragionamento.
In un linguaggio molto diretto, i refusenik – riservisti,
coscritti e giovanissimi in attesa della cartolina – spiegano le
ragioni della loro scelta. Oltre a testimonianze personali davvero
emozionanti, qui si affrontano le questioni nodali che caratterizzano
il movimento dei refusenik, e non mancano messaggi di sostegno di
personaggi del tutto imprevisti. Ma per chi dovesse
affrontare oggi il servizio militare in Israele, questa antologia è una
vera Bibbia: contiene infatti numeri verdi, indirizzi e indicazioni
pratiche di ogni genere. Il messaggio è chiaro: chiunque oggi
si ponga la questione di coscienza del rifiuto, sia prima che dopo aver
preso questa decisione, dentro come fuori dal carcere, non è più solo. La versione
in lingua ebraica esce prima della Giornata
dell’Indipendenza (27 aprile), e assume un significato metaforico che
mette in luce il coraggio di una minoranza. Citando il
commento del professor Yeshayahu Leibovitz, un acceso sostenitore del
movimento dei refusenik, alla domanda “chi è un eroe?”, lui risponde:
“Chi riesce a essere un’eccezione, chi esce dal gruppo…”.