30/08/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Un viaggio nei Balcani di un gruppo musicale che usa la musica per parlare di pace
scritto per noi da
Alessandro Cuppini
 
Cartelli stradali nei BalcaniDire Balcani significa ancora pensare a una guerra lunga, dura, disumana – come tutte – combattuta alle porte di casa, vicino. E’ durata così tanto, quella guerra nata dalla voglia di spaccare un paese e dalle contraddizioni della storia, da impedirci di ricordare se e quando è finita.
 
Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia, Kosovo i confini di questo terrore che ancora macina vittime. Proprio per non dimenticare, il gruppo musicale trentino l'Ancora (GMA) nel suo viaggio “Lungo le strade della speranza”, un tour di dieci giorni nei Balcani per capire cosa accade in quei paesi e capirlo attraverso la musica.
 
Un viaggio che iniziato in Albania, a Scutari, proseguirà toccando Sarajevo, Sofia, Njs e Belgrado. Partito da Tione (in Trentino) il 20 agosto il GMA, composto da 25 tra cantanti e suonatori, affronta questo tour con un messaggio di pace scritto con la musica. E tra un concerto e l’altro, tanti sono gli incontri.
 
A Scutari ci raggiunge Ilir Mati, un giornalista di Tirana, che durante l'attacco Nato alla Serbia ha coperto il ruolo di interprete per i colleghi delle testate TV italiane. "Analizzando le intenzioni di un bisogno di pace e libertà che il Kosovo aveva ", ha detto, "la guerra ci ha fatto uscire da un momento difficile e ci ha messo sotto gli occhi del mondo. Peccato che pace e libertà in Kosovo siano ancora sotto controllo militare, anche se non se ne parla molto".
 
Non ha saputo dirci se uno strascico di presenza militare americana sia presente in Albania, nelle zone intorno a Kukes, ma non ne sarebbe sorpreso se così fosse. Mentre il GMA prova le musiche, incontriamo Silvana Vignali.
 
Impegnata nel sociale da trentatrè anni, è da dieci in Albania dove si prende cura di persone disabili e incapaci di provvedere a se stesse, rifiutate da una società che si vergogna di loro. Molte di queste provengono da un istituto statale che Silvana ha definito “un lager dove non c’era altro che disperazione”.
 
Questi uomini, donne e bambini sono vittime, oltre che del loro stato diverso, anche dei maltrattamenti da parte dei parenti che li rifiutano. “Li ho trovati nel più completo stato di abbandono, nella promiscuità più totale", ha raccontato, "dormivano per terra, senza letti o materassi. Quelli incapaci di muoversi addirittura stazionavano sui vasi da notte, trascinandosi con le mani. Nessuna cura medica, nessuna patologia, niente. Neppure i nomi erano conosciuti. Così li ho raccolti e messi in case-famiglia. Qui ricevono cure ed attenzioni, ma soprattutto amore e rispetto”.
 
Le chiediamo come la guerra in Kosovo ha influito su questa attività di recupero. “Quando nel marzo del 1999 è arrivato l’attacco Nato alla Serbia –ci dice-, gli albanesi hanno vissuto la guerra in maniera molto particolare: ad una loro apertura nei confronti dei kosovari non hanno ricevuto un trattamento simile. Al contrario, appena la guerra ha rallentato i suoi ritmi i kosovari hanno abbandonato in fretta l'Albania. Si sono spaventati per l’assenza di stato, per la mancanza di regole e per come queste non fossero rispettate quando presenti. Noi abbiamo ricevuto aiuti e possiamo utilizzare le case prefabbricate destinate ai kosovari che se ne sono andati”.
 
Silvana ha creato delle comunità alloggio. I disabili trovano anche lavoro oltre che svago. Con il suo impegno ha convinto il governo albanese a finanziare le sue strutture.
 
"La guerra l’hanno sentita i kosovari – ha proseguito. Quando li abbiamo ospitati abbiamo sentito la loro paura e l’angoscia delle bombe che cadono. Bombe intelligenti gli dicevamo. «Bombe che fanno male», ci rispondevano”.
 
Tante parole, tante persone, incontrate prima dello spettacolo, che è iniziato alle nove di sera. Tiziano Salvaterra, regista ed ideatore di questo messaggio musicale di pace, ha illustrato come è nata l’idea di attraversare nella speranza queste terre colpite dalla guerra.
 
“Ci dobbiamo rendere conto –ha detto- che non siamo soli ed i bisogni di tanti vanno rispettati. Con il messaggio «Scusate, ci sono anch’io» vogliamo sottolineare questa situazione e vogliamo parlare nella pace”. Sotto uno scrosciare di applausi alle canzoni compare sullo schermo del proiettore la foto di Ghandi e la frase “Rispondere all’odio con odio serve solo ad accrescere la vastità dell’odio”. Più chiaro di così il gruppo musicale l’Ancora non poteva essere.
Categoria: Guerra, Pace
Luogo: Albania