Un viaggio nei Balcani di un gruppo musicale che usa la musica per parlare di pace
scritto per noi da
Alessandro Cuppini
Dire Balcani
significa ancora pensare a una guerra lunga, dura, disumana – come
tutte – combattuta alle porte di casa, vicino. E’ durata così tanto,
quella guerra nata dalla voglia di spaccare un paese e dalle
contraddizioni della storia, da impedirci di ricordare se e quando è
finita.
Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia,
Kosovo i confini di questo terrore che ancora macina vittime. Proprio
per non dimenticare, il gruppo musicale trentino l'Ancora
(GMA) nel suo viaggio “Lungo le strade della
speranza”, un tour di dieci giorni nei Balcani per capire
cosa accade in quei paesi e capirlo attraverso la musica.
Un viaggio che iniziato in Albania, a Scutari,
proseguirà toccando Sarajevo, Sofia, Njs e Belgrado. Partito da Tione
(in Trentino) il 20 agosto il GMA, composto da 25 tra cantanti e
suonatori, affronta questo tour con un messaggio di pace scritto con la
musica. E tra un concerto e l’altro, tanti sono gli incontri.
A Scutari ci raggiunge Ilir Mati, un
giornalista di Tirana, che durante l'attacco Nato alla Serbia ha
coperto il ruolo di interprete per i colleghi delle testate TV
italiane. "Analizzando le intenzioni di un bisogno di pace e libertà
che il Kosovo aveva ", ha detto, "la guerra ci ha fatto uscire da un
momento difficile e ci ha messo sotto gli occhi del mondo. Peccato che
pace e libertà in Kosovo siano ancora sotto controllo militare, anche
se non se ne parla molto".
Non ha saputo
dirci se uno strascico di presenza militare americana sia presente in
Albania, nelle zone intorno a Kukes, ma non ne sarebbe sorpreso se così
fosse. Mentre il GMA prova le musiche, incontriamo Silvana Vignali.
Impegnata nel sociale da trentatrè anni, è
da dieci in Albania dove si prende cura di persone disabili e incapaci
di provvedere a se stesse, rifiutate da una società che si vergogna di
loro. Molte di queste provengono da un istituto statale che Silvana ha
definito “un lager dove non c’era altro che disperazione”.
Questi uomini, donne e bambini sono vittime, oltre che del
loro stato diverso, anche dei maltrattamenti da parte dei parenti che
li rifiutano. “Li ho trovati nel più completo stato di
abbandono, nella promiscuità più totale", ha raccontato, "dormivano per
terra, senza letti o materassi. Quelli incapaci di muoversi addirittura
stazionavano sui vasi da notte, trascinandosi con le mani. Nessuna cura
medica, nessuna patologia, niente. Neppure i nomi erano conosciuti.
Così li ho raccolti e messi in case-famiglia. Qui ricevono cure ed
attenzioni, ma soprattutto amore e rispetto”.
Le chiediamo come la guerra in Kosovo ha influito su questa
attività di recupero. “Quando nel marzo del 1999 è arrivato l’attacco
Nato alla Serbia –ci dice-, gli albanesi hanno vissuto la guerra in
maniera molto particolare: ad una loro apertura nei confronti dei
kosovari non hanno ricevuto un trattamento simile. Al contrario, appena
la guerra ha rallentato i suoi ritmi i kosovari hanno abbandonato in
fretta l'Albania. Si sono spaventati per l’assenza di stato, per la
mancanza di regole e per come queste non fossero rispettate quando
presenti. Noi abbiamo ricevuto aiuti e possiamo utilizzare le case
prefabbricate destinate ai kosovari che se ne sono andati”.
Silvana ha creato delle comunità alloggio. I disabili
trovano anche lavoro oltre che svago. Con il suo impegno ha convinto il
governo albanese a finanziare le sue strutture.
"La guerra l’hanno sentita i kosovari – ha proseguito.
Quando li abbiamo ospitati abbiamo sentito la loro paura e l’angoscia
delle bombe che cadono. Bombe intelligenti gli dicevamo. «Bombe che
fanno male», ci rispondevano”.
Tante
parole, tante persone, incontrate prima dello spettacolo, che è
iniziato alle nove di sera. Tiziano Salvaterra, regista ed ideatore di
questo messaggio musicale di pace, ha illustrato come è nata l’idea di
attraversare nella speranza queste terre colpite dalla guerra.
“Ci dobbiamo rendere conto –ha detto- che
non siamo soli ed i bisogni di tanti vanno rispettati. Con il messaggio
«Scusate, ci sono anch’io» vogliamo sottolineare questa situazione e
vogliamo parlare nella pace”. Sotto uno scrosciare di applausi alle
canzoni compare sullo schermo del proiettore la foto di Ghandi e la
frase “Rispondere all’odio con odio serve solo ad accrescere la vastità
dell’odio”. Più chiaro di così il gruppo musicale l’Ancora non poteva
essere.