07/02/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Per Washington è prioritario agire sulle divisioni e accordarsi per una pace con questi ultimi

Il tempo stringe per gli accordi di pace tra la Nato e i mujahiddin afghani: ad affermarlo è una ricerca pubblicata oggi dalla New York University, secondo la quale i rapporti fra i talebani e Al Quaeda sono sempre più tesi, e questo offre alla coalizione occidentale la possibilità di possibili trattative con i primi. E' necessario però che i negoziati avvengano il prima possibile, per evitare che nel frattempo emergano tra i mujahiddin nuove leve più giovani e radicali.

Autori della ricerca – dal titolo "Separating the taliban from al Qaeda: the Core of Success in Afghanistan" - sono Alex Strick van Linschoten e Felix Kuehn, che per un anno hanno effettuato ricerche e interviste tra gli esponenti della leadership talebana, muovendosi tra le città di Kandahar, Khost e Kabul.

Dai loro studi emergono divergenze fra Al Quaeda e i talebani che risalgono a prima dell'attentato alle Torri Gemelle (settembre 2001), e che non hanno mai trovato una soluzione. Di conseguenza, avviando negoziati di pace con i mujahiddin si potrebbe persuaderli a troncare i propri rapporti con gli estremisti islamici. Un'opportunità da sfruttare in fretta – sostengono i ricercatori –, perchè l'intensificarsi delle attività militari in Afghanistan sta portando ad un rapido ricambio nella guida dei talebani, facendo così emergere mujahiddin inesperti e radicali, e come tali possibili interlocutori futuri di Al Quaeda.

Parole chiave: Talebani, Al Qaeda, negoziati
Categoria: Pace, Politica, Popoli
Luogo: Afghanistan