04/02/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Un imprenditore e quattro minatori saltano in aria su più di un quintale di tritolo. La "Società nera", organizzazione mafiosa, si espande nell'industria mineraria

Le contraddizioni della Cina viste dalla Cina stessa. Iniziamo un ciclo di articoli che riportano notizie, storie e dibattiti che compaiono sui giornali del Dragone: un mondo vivace, e per certi versi sorprendente, in cui emergono gli aspetti oscuri del boom cinese.

Piccole mafie crescono in Cina, anche se è ancora prematuro parlare di organizzazioni criminali ben strutturate e amalgamate al sistema politico, come lo sono ad esempio la mafia italiana o russa.
Il recente caso di omicidio del proprietario di una cava di carbone nella provincia sud-occidentale dello Yunnan, assieme ad un gruppo di lavoratori, non è altro che l'ennesimo vagito di una baby-mafia cinese che sta nascendo e che cresce al ritmo frenetico di un'economia che non conosce limiti.

La mattina del 18 novembre scorso Zheng Chunyun, proprietario di alcuni giacimenti di carbone nei pressi della cittadina di Luxi, muore in una esplosione assieme ad altri quattro minatori. Zheng stava controllando i lavori di scavo ed estrazione come faceva di solito. Le indagini della polizia sono tutt'ora in corso, ma i giornalisti parlano già di omicidio in stile mafioso. Zheng era infatti da tempo in disputa con un altro proprietario di giacimenti di carbone della zona, Wang Jianfu, dai locali considerato membro di ciò che in Cina viene definita come "Hei Shehui", ovvero la "Società nera", sinonimo di criminalità organizzata e mafia. Il motivo della disputa: i ripetuti 'sconfinamenti' da parte delle trivelle di Wang che, per estrarre più carbone, ordinava ai suoi operai di scavare nei vicini giacimenti di proprietà di Zheng.

Secondo le indiscrezioni dei giornalisti, Wang avrebbe fatto saltare in aria il rivale concorrente con 1200 chili di tritolo (tanti ne sarebbero stati usati secondo le perizie della polizia), dopo che questi aveva minacciato di rivolgersi alle autorità per risolvere le dispute legate agli sconfinamenti di scavo. "Dopo la minaccia di rivolgersi alle autorità, Zheng e Wang erano giunti a patti - dichiara Lixi, un testimone che per rimanere anonimo usa un nome di fantasia - ma venti giorni dopo, Zheng salta in aria come le rocce quando si apre un giacimento di carbone...il patto era solo un pretesto per tenerlo buono".

Le prime infiltrazioni della "Società nera" nello Yunnan iniziarono negli anni Ottanta quando, sotto la spinta delle riforme liberiste, nella provincia aprirono numerose società private di estrazione del carbone. Circa trenta anni dopo, la "Società nera" ha ormai stabilito una fitta rete di agganci con le istituzioni locali e con la polizia, ottenendo ingenti guadagni ed uno scudo di impunità difficile da penetrare. "Wang ha agganci con certi pezzi grossi del governo locale e con i poliziotti - confessa Lixi - nessuno osa testimoniare contro qualcuno che ha le spalle coperte". E se la paura delle istituzioni corrotte non basta a far tenere la bocca chiusa ci pensa Wang, a modo suo, a farti stare zitto. "Wang si circonda di guardie del corpo...persino quando va in bagno, i suoi scagnozzi fanno il picchetto con le pistole e i coltelli in tasca - testimonia Lixi - basta poco, uno screzio, una rivalsa sul prezzo del carbone per finire accoltellati".

In vista del recente caso di condanna a morte di un presunto 'boss' della mala cinese (Chen Mingliang, condanna eseguita il 27 settembre 2010), la gente di Luxi chiede ora chiarezza per l'orribile scomparsa dell'imprenditore Zheng e dei quattro operai che erano con lui. Le indagini intanto proseguono, il caso è nelle mani della polizia.

L'articolo riprende l'inchiesta del Southern Weekend (cinese: Nanfang Zhoumo) settimanale cantonese tra i più popolari e controcorrente della Cina

Mirko Misceo

Parole chiave: mafia, carbone, tritolo, società nera, hei shehui
Categoria: Risorse, Popoli, Economia
Luogo: Cina