scritto per noi da
Veronica Fallini
Il 25 di luglio
giungeranno a Goteborg, in Svezia, 28 squadre di calcio composte da
persone di tutto il mondo. In comune hanno tutti una storia di
immigrazione. L’occasione di questo viaggio è il Campionato mondiale
dei senzatetto, organizzato dalla Rete internazionale dei giornali di
strada (Insp), sigla sotto la quale si raccolgono le testate che si
occupano di queste realtà e che, distribuite dagli stessi migranti,
sono per loro una fonte di sostentamento.
Obiettivo dell’evento è di
aggregare persone che, pur avendo vissuto per molto tempo in una sorta
di esilio sociale, hanno fatto della loro esperienza uno strumento di
emancipazione. Tra le squadre ci sarà anche quella italiana, formata da
cittadini di nazionalità argentina, polacca, romena e brasiliana
immigrati in Italia.
La squadra è uno dei
progetti di Multietnica 2001, associazione fondata dagli stessi
migranti per promuovere l’integrazione attraverso lo sport.
Ad avere per primo l’idea di Multietnica è stato
Bogdan Kwappik, polacco, arrivato in Italia nel 1993. Oggi ha 32 anni e
negli undici passati qui ha già fatto di tutto.
“Il mio primo lavoro è stato il raccoglitore di pomodori –
spiega Bogdan - Mi ricordo che appena arrivati nel campo faceva un
caldo terribile e mi sono tolto la maglietta. Alla sera piangevo dal
dolore per le scottature. Dopo un po’ mi sono trasferito a Roma. Stavo
a Ladispoli. Una sera sono arrivati i naziskin sui motorini e ci hanno
riempito di botte. In quel periodo lavoravo in nero come
metalmeccanico, ma ero ancora senza permesso di soggiorno, e ho dovuto
aspettare la prima sanatoria per regolarizzarmi.
Quando nel 1996 sono arrivato a Milano ho abitato in un
container in un centro di accoglienza che ci aveva indicato la Caritas.
Alla fine del mese, però, ci sono arrivate bollette altissime e per la
prima volta ho partecipato a una manifestazione per il diritto alla
casa. In quell’occasione ho conosciuto i rom di via Barzaghi ed è stato
con loro che ho organizzato la prima ‘partitella’ immigrati-assessori
comunali per portare i problemi degli stranieri all’attenzione
dell’amministrazione locale”. Da allora le persone coinvolte
hanno continuato ad usare il campo di calcio come un luogo di
integrazione sociale, cercando gli sponsor e seguendo la situazione
burocratica e personale dei giocatori.
Fondata l’associazione nel 2001 la squadra ha poi giocato
in vari tornei regionali e nazionali, fino all’esperienza più bella: la
trasferta in Austria dell’anno scorso per la prima edizione del
Campionato mondiale dei senzatetto. “Siamo partiti in dieci su due
macchine - ricorda ancora Bogdan – In tasca avevamo 500 euro e le tute
contate offerte dal Coni di Milano. Pensavamo di fare qualche
partita senza grande clamore, invece fuori dallo stadio abbiamo trovato
i bambini che ci chiedevano gli autografi. Nel primo girone
abbiamo giocato contro Brasile, Austria, Polonia e Scozia e siamo
passati. Eravamo entusiasti.
Alla
successiva tornata - formata da Brasile, Inghilterra, Stati Uniti e
Sudafrica - siamo riusciti di nuovo a battere il Brasile che era una
delle squadre più forti, formata da ragazzini velocissimi che
schizzavano da tutte le parti, ma ci siamo fermati contro
l’Inghilterra. Quella sconfitta ancora non la mando giù perché a metà
del secondo tempo eravamo 4-2 per noi, poi i nostri avversari si sono
portati a 3 e un ultimo gol lo hanno fatto qualche secondo dopo il
fischio della fine, ma l’arbitro ne ha tenuto conto ugualmente. Così
siamo andati ai rigori . Eravamo stanchissimi e ci è andata male.
Comunque ci siamo classificati fra le cinque squadre più forti e un
nostro attaccante è diventato capocannoniere con 36 gol all’attivo.
Alla fine il torneo lo ha vinto l’Austria
che aveva dalla sua parte tutto il tifo locale. Nonostante un po’ di
sfortuna siamo riusciti a divertirci tantissimo”.
Questa volta, per la Svezia, partiranno in aereo in dodici,
con qualche soldo in più e la divisa uguale per tutti. Nel frattempo
gli iscritti all’associazione, fra sportivi e sostenitori, sono
arrivati a 200. Buona parte di loro, grazie a questo primo contatto, ha
trovato nuovi canali di integrazione: un lavoro, una casa, oppure ha
deciso di riprendere gli studi. Ma Bogdan pensa già al
futuro: la terza edizione del campionato si terrà a New York e per il
2006 lo attende già lo stadio di Cape Town in Sudafrica.