11/07/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



La Corte Penale Internazionale giudica i responsabili di crimini di guerra

Fossa comune in Kosovo“L’Italia, pur essendo uno dei Paesi che più ha voluto la ‘Corte penale internazionale’ (Cpi), non ha ancora adeguato la propria legislazione a quella del nuovo organismo. Per ora siamo fortunati, perché nessuno se ne è accorto, ma che accadrebbe se per esigenze processuali, su mandato della Cpi, fossimo messi in condizione di dover arrestare un indagato o di avere l’incarico di rintracciare un testimone?”. A parlare è il professor Giovanni Conso, ex ministro della giustizia e Presidente Emerito della Corte Costituzionale e oggi collaboratore della Fondazione Internazionale Lelio Basso.

La Cpi si è insediata l’undici marzo dello scorso anno all’Aja, ma il trattato di fondazione fu firmato, proprio nella capitale italiana, il 17 luglio 1998. Scopo della Corte è quello di promuovere il diritto e assicurare che i crimini internazionali siano repressi e i responsabili condannati.
 
Conso aggiunge: “Si stia attenti a non fare confusioni. Molti organismi internazionali hanno sede in Olanda. La Corte internazionale di giustizia dell'Aja, il Tribunale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia, la Cpi. I cittadini debbono conoscere l'esistenza di queste istituzioni e, per la verità, la stampa ne parla molto poco”.
 
Carla dal Ponte, Capo dell'ufficio del Procuratore del Tribunale per l'ex Jugoslavia, spiega il funzionamento dell'istituzione internazionale.
 
Il magistrato svizzero dice. “Il principio è quello di non dover più subire l’impunità dei potenti. La Corte persegue i singoli individui responsabili dei vari reati, non i governi o le politiche degli Stati. Naturalmente i tribunali internazionali non sono gli unici competenti. Esistono i sistemi nazionali, che per primi hanno il compito di giudicare, i tribunali istituiti ad hoc, come quello per l’ex Jugoslavia o per il Ruanda e la Cpi. In una divisione dei ruoli, tutte queste istituzioni dovrebbero poter assicurare alla vittime un giusto processo e condanne esemplari per i colpevoli. Hanno aderito al trattato di Roma 96 Paesi, è l’inizio di una lunga strada”.
 
Esiste un problema, tuttavia. Sono giudicabili dalla Corte penale internazionale solo i cittadini dei Paesi aderenti al trattato. Stati Uniti, Russia, Israele, Egitto, Iran e Siria, che pure avevano firmato a Roma, non hanno mai ratificato il documento. Nel caso degli Stati uniti, poi, l’amministrazione del presidente George W. Bush, ha aperto una vera e propria guerra alla Cpi, arrivando a minacciare sanzioni contro 35 stati aderenti, non finanziando più le spese per la dfesa di quei governi. Lo scopo degli americani è quello di evitare di essere sottoposti a giudizi internazionali. Per contrastare la Cpi, la diplomazia Usa ha stipulato convenzioni bilaterali con numerosi governi, in modo da poter giudicare in patria cittadini statunitensi che si fossero macchiati di gravi reati all’estero. La posizione del governo di Washington ha scatenato dure critiche dell'Unione Europea (Ue). Alla fine dello scorso mese di luglio si leggeva in un comunicato di Bruxelles: "La troika dell'Unione europea ha intrapeso un'azione diplomatica presso il dipartimento di Stato americano sul tema della Corte penale internazionale, in particolare sugli accordi bilaterali. L'Ue e' ferma sostenitrice della Corte e continuerà a opporsi a tentativi di minare le sue fondamenta". Il documento continua, con toni per nulla diplomatici: "l'Ue è fermamente impegnata a salvaguardare l'integrità dello Statuto di Roma e si aspetta che gli Stati ottemperino agli obblighi loro imposti in questa prospettiva". La conclusione di Bruxelles è chiara: "l'Ue non puo' appoggiare accordi bilaterali per l'esonero dalla giurisdizione, che non siano conformi allo Statuto di Roma. L'Unione europa invita gli Stati che hanno aderito alla Corte penale internazionale e che stanno negoziando accordi bilaterali ad agire conformemente a questi principi".
 
Anche negli Usa l'opposizione alla politica dell'amministrazione Bush è all'attacco.
 
"La campagna americana non è riuscita a minare il sostegno alla Cpi", ha dichiarato Richard Dicker, di Human Rights Watch (Urw), associazione con sede a New York, "ma ha avuto pieno successo nel ridicolizzare il governo".
 
Heather Hamilton, della World Federalist Association, ha sostenuto che questa politica "nel lungo periodo rischia di diminuire e non aumentare la sicurezza degli USA".
 
Kenneth Roth, direttore esecutivo di Urw, ha inviato lo scorso anno una lettera di protesta al Segretario di Stato Colin Powell, chiedendo di interrompere subito questo tipo di ritorsioni.
 
Amnesty International ha lanciato una petizione in cui si legge: “Il nuovo sistema di giustizia internazionale, venutosi a creare con la nascita della Corte penale internazionale, è sotto attacco. Gli Stati Uniti stanno cercando di garantire che i propri cittadini non siano sottoposti alla giurisdizione della Corte per genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra. La Cpi indagherà e promuoverà azioni giudiziarie su persone accusate di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra. Gli Stati Uniti stanno attaccando questo nuovo sistema di giustizia internazionale facendo pressioni sui Paesi di tutto il mondo perché sottoscrivano accordi tali da garantire l'impunità dei cittadini statunitensi davanti alla Corte penale internazionale. In molti casi il governo di Washington sta minacciando il ritiro dell'assistenza militare agli Stati che rifiuteranno di aderire. Questi accordi sono illegali rispetto al diritto internazionale. Potrebbero minare gli sforzi internazionali per impedire ai criminali di continuare ad agire e a commettere i più gravi reati che l'umanità abbia conosciuto”.
 
Dal canto suo la Russia, a un passo dalla ratifica, a seguito dell'aggravarsi del conflitto in Cecenia ha desistito, preoccupata di poter incorrere nella giurisdizione del Tribunale.
 
La Cpi ha avviato un procedimento contro i responsabili di “gravi crimini” nella Repubblica democratica del Congo, dove sarebbero stati uccisi dai due ai tre milioni e mezzo (una stima esatta non esiste) di cittadini inermi. L’iniziativa del processo è stata presa dallo stesso governo congolese ed avviata dal pubblico ministero della Corte, Luis Moreno Ocampo.
 
Nonostante gli ostacoli il professor Conso è fiducioso: “Siamo solo all’inizio. Si tratta di procedere con pazienza, ma l’esempio del Cpi, speriamo tutti, potrà servire a limitare la tragedia dei genocidi e dei crimini di guerra. Se si comprenderà che questa istituzione è in grado di funzionare e di applicare le leggi internazionali, punendo i colpevoli, molti criminali ci penseranno due volte prima di delinquere”.
 
Roberto Bàrbera
Categoria: Guerra