“L’Italia,
pur essendo uno dei Paesi che più ha voluto la ‘Corte penale
internazionale’ (Cpi), non ha ancora adeguato la propria
legislazione a quella del nuovo organismo. Per ora siamo fortunati,
perché nessuno se ne è accorto, ma che accadrebbe se per esigenze
processuali, su mandato della Cpi, fossimo messi in condizione di dover
arrestare un indagato o di avere l’incarico di rintracciare un
testimone?”. A parlare è il professor Giovanni Conso, ex ministro della
giustizia e Presidente Emerito della Corte Costituzionale e
oggi collaboratore della Fondazione
Internazionale Lelio Basso.
La
Cpi si è insediata l’undici marzo dello scorso anno all’Aja, ma il
trattato di fondazione fu firmato, proprio nella capitale italiana, il
17 luglio 1998. Scopo della Corte è quello di promuovere il diritto e
assicurare che i crimini internazionali siano repressi e i responsabili
condannati.
Conso
aggiunge: “Si stia attenti a non fare confusioni. Molti organismi
internazionali hanno sede in Olanda. La Corte internazionale di
giustizia dell'Aja, il Tribunale internazionale per i crimini nella ex
Jugoslavia, la Cpi. I cittadini debbono conoscere l'esistenza di queste
istituzioni e, per la verità, la stampa ne parla molto poco”.
Carla dal Ponte, Capo dell'ufficio del
Procuratore del Tribunale per l'ex Jugoslavia, spiega il funzionamento
dell'istituzione internazionale.
Il
magistrato svizzero dice. “Il principio è quello di non dover più
subire l’impunità dei potenti. La Corte persegue i singoli individui
responsabili dei vari reati, non i governi o le politiche degli Stati.
Naturalmente i tribunali internazionali non sono gli unici competenti.
Esistono i sistemi nazionali, che per primi hanno il compito di
giudicare, i tribunali istituiti ad hoc, come quello per l’ex
Jugoslavia o per il Ruanda e la Cpi. In una divisione dei ruoli, tutte
queste istituzioni dovrebbero poter assicurare alla vittime un giusto
processo e condanne esemplari per i colpevoli. Hanno aderito al
trattato di Roma 96 Paesi, è l’inizio di una lunga strada”.
Esiste un problema, tuttavia. Sono giudicabili dalla
Corte penale internazionale solo i cittadini dei Paesi aderenti al
trattato. Stati Uniti, Russia, Israele, Egitto, Iran e Siria, che pure
avevano firmato a Roma, non hanno mai ratificato il documento. Nel caso
degli Stati uniti, poi, l’amministrazione del presidente George W.
Bush, ha aperto una vera e propria guerra alla Cpi, arrivando a
minacciare sanzioni contro 35 stati aderenti, non finanziando più le
spese per la dfesa di quei governi. Lo scopo degli americani è quello
di evitare di essere sottoposti a giudizi internazionali. Per
contrastare la Cpi, la diplomazia Usa ha stipulato convenzioni
bilaterali con numerosi governi, in modo da poter giudicare in patria
cittadini statunitensi che si fossero macchiati di gravi reati
all’estero. La posizione del governo di Washington ha
scatenato dure critiche dell'Unione Europea (Ue). Alla fine dello
scorso mese di luglio si leggeva in un comunicato di
Bruxelles: "La troika dell'Unione europea ha intrapeso un'azione
diplomatica presso il dipartimento di Stato americano sul tema della
Corte penale internazionale, in particolare sugli accordi bilaterali.
L'Ue e' ferma sostenitrice della Corte e continuerà a opporsi a
tentativi di minare le sue fondamenta". Il documento
continua, con toni per nulla diplomatici: "l'Ue è
fermamente impegnata a salvaguardare l'integrità dello Statuto di Roma
e si aspetta che gli Stati ottemperino agli obblighi loro imposti in
questa prospettiva". La conclusione di Bruxelles è chiara: "l'Ue non
puo' appoggiare accordi bilaterali per l'esonero dalla giurisdizione,
che non siano conformi allo Statuto di Roma. L'Unione europa invita gli
Stati che hanno aderito alla Corte penale internazionale e che stanno
negoziando accordi bilaterali ad agire conformemente a questi
principi".
Anche negli Usa
l'opposizione alla politica dell'amministrazione Bush è
all'attacco.
"La
campagna americana non è riuscita a minare il sostegno alla
Cpi", ha dichiarato Richard Dicker, di Human Rights Watch
(Urw), associazione con sede a New York, "ma ha avuto pieno successo
nel ridicolizzare il governo".
Heather
Hamilton, della World Federalist Association, ha
sostenuto che questa politica "nel lungo periodo rischia di
diminuire e non aumentare la sicurezza degli USA".
Kenneth Roth, direttore esecutivo di Urw, ha inviato lo
scorso anno una lettera di protesta al Segretario di Stato Colin
Powell, chiedendo di interrompere subito questo tipo di ritorsioni.
Amnesty
International ha lanciato una petizione in cui si legge: “Il
nuovo sistema di giustizia internazionale, venutosi a creare con la
nascita della Corte penale internazionale, è sotto attacco. Gli Stati
Uniti stanno cercando di garantire che i propri cittadini non siano
sottoposti alla giurisdizione della Corte per genocidio, crimini contro
l'umanità e crimini di guerra. La Cpi indagherà e promuoverà azioni
giudiziarie su persone accusate di genocidio, crimini contro l'umanità
e crimini di guerra. Gli Stati Uniti stanno attaccando questo nuovo
sistema di giustizia internazionale facendo pressioni sui Paesi di
tutto il mondo perché sottoscrivano accordi tali da garantire
l'impunità dei cittadini statunitensi davanti alla Corte penale
internazionale. In molti casi il governo di Washington sta minacciando
il ritiro dell'assistenza militare agli Stati che rifiuteranno di
aderire. Questi accordi sono illegali rispetto al diritto
internazionale. Potrebbero minare gli sforzi internazionali per
impedire ai criminali di continuare ad agire e a commettere i più gravi
reati che l'umanità abbia conosciuto”.
Dal
canto suo la Russia, a un passo dalla ratifica, a seguito
dell'aggravarsi del conflitto in Cecenia ha
desistito, preoccupata di poter incorrere nella giurisdizione del
Tribunale.
La Cpi ha avviato un
procedimento contro i responsabili di “gravi crimini” nella Repubblica
democratica del Congo, dove sarebbero stati uccisi dai due ai tre
milioni e mezzo (una stima esatta non esiste) di cittadini inermi.
L’iniziativa del processo è stata presa dallo stesso governo
congolese ed avviata dal pubblico ministero della Corte, Luis
Moreno Ocampo.
Nonostante gli ostacoli il
professor Conso è fiducioso: “Siamo solo all’inizio. Si tratta di
procedere con pazienza, ma l’esempio del Cpi, speriamo tutti, potrà
servire a limitare la tragedia dei genocidi e dei crimini di guerra. Se
si comprenderà che questa istituzione è in grado di funzionare e di
applicare le leggi internazionali, punendo i colpevoli, molti criminali
ci penseranno due volte prima di delinquere”.