“L’occupazione israeliana genera terrore, povertà,
disoccupazione. Bambini innocenti muoiono sotto il fuoco dei reparti
speciali di Tel Aviv, mentre i coloni impongono terrore nei villaggi
palestinesi. Ogni giorno, senza soluzione di continuità, punizioni
collettive e coprifuoco violano l’esistenza di migliaia di persone e
corrompono i principi morali di una intera generazione. Tutto questo in
una inutile guerra per difendere insediamenti che un giorno dovranno
essere in ogni caso abbandonati e che ruba la vita a tanti soldati
ebrei”. L’atto di accusa di Sveva Haertter è senza appello. Questa
giovane donna dai capelli chiari è una dei leader della Rete Ebrei
contro l’Occupazione, una associazione che si oppone alla politica del
premier Ariel Sharon.
Dietro uno striscione
chiede lo stop alla costruzione del muro pensato per dividere
fisicamente due popoli in Medio oriente. Un piccolo gruppo di
manifestanti. Ebrei e palestinesi, insieme. Presidiano l’ambasciata
israeliana.
Via Aldovrandi, ai margini del
bellissimo quartiere dei Parioli, a Roma, costeggia le mura del
Bioparco, una tempo lo zoo. A poche centinaia di metri la residenza
dell’ambasciatore americano. Oltre una curva, Valle Giulia ricorda
l’inizio del ’68 romano, l’occupazione della facoltà di Architettura e
i violenti scontri degli studenti con la polizia. Allora, in un freddo
mese di marzo, Pier Paolo Pasolini scrisse:
“…E poi, guardateli come li vestono: come
pagliacci, con quella stoffa ruvida che puzza di
rancio fureria e popolo. Peggio di tutto,
naturalmente, e lo stato psicologico cui sono
ridotti (per una quarantina di mille lire al
mese): senza più sorriso, senza più amicizia col
mondo, separati, esclusi (in una esclusione che non
ha uguali); umiliati dalla perdita della qualità di
uomini per quella di poliziotti (l’essere odiati
fa odiare)...”.
Il grande artista
italiano si riferiva agli agenti di polizia che avevano combattuto la
battaglia in quella lontana alba di contestazione, ma le sue parole raccontano
ancora oggi
una tragedia che accomuna tutti i repressori del mondo. Poveri e spesso
utilizzati contro altri poveri, in giochi di potere che negano sempre
la dignità di tutti, la dignità della vita.
“La responsabilità della crisi palestinese è certamente di
Sharon, ma chi ha permesso e protegge le aggressioni contro i villaggi
della Cisgiordania e Gaza è il governo del presidente americano, Gorge
W Bush. Sono decine le deliberazioni del Consiglio di Sicurezza delle
Nazioni Unite che impongono ad Israele di abbandonare i territori
occupati. Mai rispettate e con l'aiuto di questa destra
statunitense miope e intransigente. Il democratico
Clinton, fino all'ultimo giorno del suo mandato, ha
cercato di trovare una soluzione”. Adesso a parlare è Yousef Salman,
palestinese, delegato della Mezza Luna Rossa in Italia, qui con i suoi
amici ebrei per chiedere la fine del mattatoio medio orientale.
“Yoni Ben Artzi, Daniel Tsal, Haggai Matar,
Matan Kaminer, Shimri Tsameret, Adam Maor e Noam Bahat sono sette
ragazzi – aggiunge Sveva- e si rifiutano di diventare soldati.
Rifiutano di essere occupanti, rifiutano di violare i diritti umani dei
palestinesi e rifiutano di assistere al perdurare dell’occupazione che
sta distruggendo non solo la società palestinese, ma anche quella
israeliana. Cinque di loro si trovano attualmente in carcere.
Manifestiamo per chiedere la loro immediata liberazione, perché Israele
riconosca il diritto all’obiezione di coscienza e dia loro la
possibilità di svolgere un servizio alternativo, civile e umanitario,
che risponda ai dettami della loro coscienza”.