26/05/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Presentato a Roma il 'Rapporto annuale 2004' di Amnesty International
Rapporto annuale 2004 di Amnesty International“Incombe sull’umanità una nuova guerra planetaria. La combattono, ad ogni latitudine e senza nessuna tregua, gruppi armati e governi, entrambi insieme arruolati in una battaglia preventiva contro i valori globali: la dignità umana, la legalità internazionale e i solenni principi della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”.

Marco Bertotto, presidente della Sezione italiana di Amnesty International, non usa sfumature nel discorso di presentazione del 'Rapporto annuale 2004' della sua organizzazione.
 
L’incontro con la stampa italiana si tiene nella ‘Sala degli arazzi’, in viale Mazzini 14, sede della direzione generale della Rai-radiotelevisione italiana. Il discorso di Bertotto stride con il luogo, al centro di polemiche tra alcuni redattori e inviati dei telegiornali e diversi direttori di testata, poco disponibili a tollerare nelle loro trasmissioni il racconto della realtà delle guerre e delle violazioni dei diritti che affliggono il Pianeta.
 
Il presidente di Amnesty continua: “Le vittime sono migliaia di persone innocenti, coinvolte negli attentati sferrati in tutto il mondo da gruppi armati. Anche l’Agenda sulla sicurezza globale, promossa dagli Stati Uniti e sostenuta da molti governi, ha creato divisione e pericolo. La mancanza di leadership di questi Paesi, responsabili di violazioni dei diritti umani al loro interno e tolleranti verso i gravi abusi commessi in altre nazioni, ha contribuito a rendere il mondo insicuro come mai dai tempi della fondazione di Amnesty International”.
 
Il quadro offerto dalla grande organizzazione internazionale per la difesa dei diritti è fosco. In un volume di 704 pagine un interminabile elenco di schede che raccontano un mondo vittima di innumerevoli violenze.
 
Bertotto insiste: “Non è nostra intenzione proporre alcun parallelismo tra le condotte dei gruppi armati e i governi. Per essere ancora più espliciti, non intendiamo affatto mettere sullo stesso piano Bin laden e il presidente Bush, Al Qa’ida e gli eserciti delle Potenze occupanti. Tuttavia dobbiamo riconoscere che se gli obiettivi della loro azione sono opposti, l’effetto finale rischia di essere lo stesso e costituisce il più temibile attacco coordinato mai sferrato prima contro il sistema dei diritti umani e del diritto umanitario”.
 
Nella grande cornice ovattata della Rai, gli arazzi in bella mostra sulle pareti non assistono alla presentazione di un programma di varietà o all’edulcorata conferenza stampa di un reality show. Oggi il ‘grande fratello’ è un cancro che devasta le coscienze degli uomini e delle donne di tutto il mondo. Un cancro allontanato dagli schermi televisivi, silenziato, evitato perché scomodo e imbarazzante.
 
Il presidente di Amnesty è impietoso. “Sappiamo di correre il rischio di non avere molto di nuovo da dirvi. Dal punto di vista dei diritti umani negli ultimi dodici mesi abbiamo assistito al ripetersi di uno schema che da due anni a questa parte si riproduce simile a se stesso, se pure ogni giorno con maggiore evidenza e gravità”.
 
Come dire che le ‘anime belle del mondo’, nel desiderio di regalare all’intera umanità democrazia e libertà non si limitano alle guerre preventive, alle dichiarazioni ideologiche, alla propria assoluta convinzione d’esser nel giusto. Torturano, uccidono, violentano e derubano nel nome di principi che solo esse posseggono, che negano il valore della vita umana e il diritto.
 
Bertotto dice che “la spietata crudeltà dei gruppi armati, la miope e forsennata ricerca di sicurezza come alibi di crimini e atrocità, la lotta al terrorismo come pretesto assoluto per giustificare l’erosione metodica e sistematica dei diritti umani” sono ormai diventati un filo rosso che “per dodici mesi ha continuato a contrapporre sicurezza e diritti umani, in una sconcertante linea di continuità tra Guantanamo e Abu Ghraib, Washington e Londra, Kabul e Baghdad, Grozny e Gerusalemme”.
 
Per Amnesty “la miscela esplosiva che combina la violenza dei gruppi armati con l’escalation di abusi ad opera dei governi ha fatto sentire i suoi effetti in ogni regione del mondo. Accanto ad essa conflitti vecchi e nuovi, dimenticati dai media e ignorati dai governi e dagli organismi internazionali, i metodi tradizionali di repressione e una crescente discriminazione nei confronti dei gruppi più vulnerabili” sono gli elementi sostanziali di una crisi di legalità di cui non si vede la soluzione.
 
Peacereporter, considerato il luogo, la direzione generale della Rai, ha voluto chiedere: “Le torture in Iraq erano state denunciate da Amnesty fin dal mese di giugno del 2003, eppure i telegiornali ne hanno parlato molti mesi dopo. Come si può tutelare un diritto fondamentale dei cittadini, quello ad essere informati?”.
 
Bertotto ha risposto che la sua organizzazione, oltre al rapporto annuale, diffonde regolari documenti informativi sulle violazioni ed ha in corso di pubblicazione un libro dal titolo “Abu Graib e dintorni”, un dossier su un anno di denuncie inascoltate sulle torture in Iraq. La risposta della Rai non siamo in grado di riportarla. Davvero non l’abbiamo capita, erano parole senza senso.
 
Roberto Bàrbera
Categoria: Diritti, Guerra
Luogo: Italia