“Incombe sull’umanità una nuova guerra planetaria. La
combattono, ad ogni latitudine e senza nessuna tregua, gruppi armati e
governi, entrambi insieme arruolati in una battaglia preventiva contro
i valori globali: la dignità umana, la legalità internazionale e i
solenni principi della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”.
Marco Bertotto, presidente della Sezione
italiana di Amnesty
International, non usa sfumature nel discorso di
presentazione del 'Rapporto annuale 2004' della sua organizzazione.
L’incontro con la
stampa italiana si tiene nella ‘Sala degli arazzi’, in viale Mazzini
14, sede della direzione generale della Rai-radiotelevisione italiana.
Il discorso di Bertotto stride con il luogo, al centro di polemiche tra
alcuni redattori e inviati dei telegiornali e diversi
direttori di testata, poco disponibili a tollerare nelle loro
trasmissioni il racconto della realtà delle guerre e delle violazioni
dei diritti che affliggono il Pianeta.
Il
presidente di Amnesty continua: “Le vittime sono migliaia di persone
innocenti, coinvolte negli attentati sferrati in tutto il mondo da
gruppi armati. Anche l’Agenda sulla sicurezza globale, promossa dagli
Stati Uniti e sostenuta da molti governi, ha creato divisione e
pericolo. La mancanza di leadership di questi Paesi, responsabili di
violazioni dei diritti umani al loro interno e tolleranti verso i gravi
abusi commessi in altre nazioni, ha contribuito a rendere il mondo
insicuro come mai dai tempi della fondazione di Amnesty International”.
Il quadro offerto dalla grande
organizzazione internazionale per la difesa dei diritti è fosco. In un
volume di 704 pagine un interminabile elenco di schede che raccontano
un mondo vittima di innumerevoli violenze.
Bertotto insiste: “Non è nostra intenzione proporre alcun
parallelismo tra le condotte
dei gruppi armati e i governi. Per essere ancora più espliciti, non
intendiamo affatto mettere sullo stesso piano Bin laden e il presidente
Bush, Al Qa’ida e gli eserciti delle Potenze occupanti. Tuttavia
dobbiamo riconoscere che se gli obiettivi della loro azione sono
opposti, l’effetto finale rischia di essere lo stesso e costituisce il
più temibile attacco coordinato mai sferrato prima contro il sistema
dei diritti umani e del diritto umanitario”.
Nella grande cornice ovattata della Rai, gli arazzi in bella
mostra sulle pareti non assistono alla presentazione di un programma di
varietà o all’edulcorata conferenza stampa di un
reality show. Oggi il ‘grande fratello’ è un cancro che devasta le
coscienze degli uomini e delle donne di tutto il mondo. Un
cancro allontanato dagli schermi televisivi, silenziato,
evitato perché scomodo e imbarazzante.
Il
presidente di Amnesty è impietoso. “Sappiamo di correre il rischio di
non avere molto di nuovo da dirvi. Dal punto di vista dei diritti umani
negli ultimi dodici mesi abbiamo assistito al ripetersi di uno schema
che da due anni a questa parte si riproduce simile a se stesso, se pure
ogni giorno con maggiore evidenza e gravità”.
Come dire che
le ‘anime belle del mondo’, nel desiderio di regalare all’intera
umanità democrazia e libertà non si limitano alle guerre preventive,
alle dichiarazioni ideologiche, alla propria assoluta convinzione
d’esser nel giusto. Torturano, uccidono, violentano e derubano nel nome
di principi che solo esse posseggono, che negano il valore della vita
umana e il diritto.
Bertotto dice che “la
spietata crudeltà dei gruppi armati, la miope e forsennata ricerca di
sicurezza come alibi di crimini e atrocità, la lotta al terrorismo come
pretesto assoluto per giustificare l’erosione metodica e sistematica
dei diritti umani” sono ormai diventati un filo rosso che “per dodici
mesi ha continuato a contrapporre sicurezza e diritti umani, in una
sconcertante linea di continuità tra Guantanamo e Abu Ghraib,
Washington e Londra, Kabul e Baghdad, Grozny e Gerusalemme”.
Per Amnesty “la miscela esplosiva che combina la
violenza dei gruppi armati con l’escalation di abusi ad opera dei
governi ha fatto sentire i suoi effetti in ogni regione del mondo.
Accanto ad essa conflitti vecchi e nuovi, dimenticati dai media e
ignorati dai governi e dagli organismi internazionali, i metodi
tradizionali di repressione e una crescente discriminazione nei
confronti dei gruppi più vulnerabili” sono gli elementi sostanziali di
una crisi di legalità di cui non si vede la soluzione.
Peacereporter, considerato il luogo, la direzione generale
della Rai, ha voluto
chiedere: “Le torture in Iraq erano state denunciate da Amnesty fin dal
mese di giugno del 2003, eppure i telegiornali ne hanno parlato molti
mesi dopo. Come si può tutelare un diritto fondamentale dei cittadini,
quello ad essere informati?”.
Bertotto ha
risposto che la sua organizzazione, oltre al rapporto annuale, diffonde
regolari documenti informativi sulle violazioni ed ha in corso di
pubblicazione un libro dal titolo “Abu Graib e dintorni”, un dossier su
un anno di denuncie inascoltate sulle torture in Iraq. La risposta
della Rai non siamo in grado di riportarla. Davvero non l’abbiamo
capita, erano parole senza senso.