31/01/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Per rendere digeribile la presenza Usa, Tokyo e Washington puntano a farla diventare un po' più giapponese

Per non mollare l'osso, gli Usa prendono in considerazione l'ipotesi di spartirlo. È quanto sta succedendo in Giappone, dove il governo ha informato le autorità di Okinawa che un gruppo di lavoro nippo-statunitense sta studiando il modo di "ampliare l'uso congiunto di basi militari come misura per ridurre il fardello rappresentato dai soldati Usa nella prefettura", come riporta il Mainichi Shimbun.
Tra le misure previste, c'è anche la possibilità che ispettori giapponesi visitino le installazioni controllate dal Pentagono per verificare eventuali rischi di contaminazione ambientale.

Okinawa è di fatto un'isola occupata dalle basi militari statunitensi fin dal termine della seconda guerra mondiale.
Nel corso degli anni, la popolazione locale ha vissuto sempre più con insofferenza la presenza Usa per diversi motivi: la scarsa qualità della vita legata alle attività delle basi (specialmente al traffico aereo); l'impossibilità di rilanciare l'isola come meta turistica; l'orgoglio nazionalista giapponese; diversi "incidenti" (leggi risse e stupri) provocati dai soldati in libera uscita; la cultura pacifista ormai quasi istituzionalizzata in Giappone.

Su questo sfondo, si è aperto un contenzioso sul trasferimento della base di Futenma a Henoko, sempre sull'isola, in un'area per altro protetta dal punto di vista ambientale. Mentre la popolazione di Okinawa protestava perché avrebbe voluto l'allontanamento dell'installazione dall'isola, il governo del Partito democratico - salito al potere grazie a un programma anti-basi - faceva marcia indietro e si adeguava ai voleri statunitensi.

L'insofferenza degli okinawesi è così cresciuta che, alle ultime elezioni per la carica di governatore dello scorso novembre, entrambi gli sfidanti - Hirokazu Nakaima e Yoichi Iha - si presentavano con un programma che prevedeva l'allontanamento della base di Futenma dall'isola.
Ha vinto il moderato Nakaima. "Moderato" nel senso che voleva solo lo spostamento della struttura fuori da Okinawa e non da tutto il Giappone come il suo avversario.

Dopo avere per mesi agitato spauracchi come il riarmo cinese, la minaccia russa e la follia nordcoreana, il governo centrale cerca ora di placare gli animi della gente di Okinawa lasciando intravedere la graduale "giapponesizzazione" della presenza militare sull'isola.
La nuova strategia potrebbe anche sposarsi alla perfezione con la "dynamic defense capability", nuova dottrina militare di Tokyo che prevede un riposizionamento delle forze armate da nord a sud, lungo tutto l'arcipelago.

Il governo giapponese ha inoltre confermato che i voli d'addestramento degli F-15 Usa saranno spostati dalla base di Kadena, sempre a Okinawa, a Guam, territorio direttamente controllato da Washington nel Pacifico occidentale.
Nakaima è guardingo: "A oggi, si tratta dell'unica presenza militare che è stata ridotta e spesso questi aerei che se ne vanno sono sostituiti con altri, nuovi, che arrivano. Non capirò gli effetti di questo trasferimento finché non sarà completato."

Gabriele Battaglia

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