27/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Nell'India più remota, l'incontro con giovani ribelli che hanno deposto le armi
Scritto per noi da
Francesca Marino* 
  Donne tribali
La strada per arrivare fino al campo militare è stretta e asfaltata solo a tratti. Il rumore del motore risuona innaturale tra i boschi. L’aria è insolitamente fresca man mano che si sale verso l’alto. Non ci sono altre macchine che percorrono questa strada. Ogni tanto incontriamo qualche contadino, qualche scimmia, una vacca solitaria. A un certo punto due jeep di militari armati che scortano una macchina civile costituiscono una scena inaspettata ma non insolita da queste parti. Siamo in Tripura, un piccolo Stato dell’India circondato su tre lati dal Bangladesh. Percorso da fiumi e fitto di vegetazione cosparsa di villaggi di capanne di bambù. Un lembo estremo di India che sembra essere rimasto congelato in un altro tempo. Dieci o cento anni fa, non importa quanti. Da queste parti, cento anni sono come un minuto. A tratti, si attraversano luoghi usciti dal British Raj, da un romanzo di Salgari o da uno studio sull’antropologia tribale. A ricordare il nostro secolo ci sono soltanto le uniformi dei soldati, i posti di blocco e lo scintillio dei mitra che marcano il paesaggio più delle palme da cocco. Perché il Tripura, terra di paesaggi magnifici, di rovine perfettamente conservate, di gente sorridente e gentile, non si può percorrere vagabondando a piedi, sui treni o sui bus. Può capitare di venire rapiti o uccisi o, più spesso, tutte e due le cose insieme.
 
Il conflitto. Dall’inizio degli anni ottanta, circa 8mila persone sono state uccise o rapite dai membri di due gruppi guerriglieri: il National Liberation Front of Tripura (Nlft) e lo All Tripura Tigers Force (Attf). I ribelli, di origine tribale, lottano per avere maggior peso politico e decisionale: in altri termini per cacciare dal Tripura la popolazione di origine bengali. Il Tripura, infatti, l’ultimo regno indipendente a essere annesso all’unione indiana, era abitato in origine principalmente da indigeni. Gli ‘altri’, i bengali, sono stati all’inizio chiamati dal vecchio capo del regno. Poi, all’epoca della divisione tra India e Pakistan, si sono riversati qui in massa da quello che sarebbe diventato il Pakistan orientale e che adesso si chiama Bangladesh. Una seconda e più massiccia ondata di profughi è arrivata negli anni Settanta, durante la guerra di indipendenza del Bangladesh
contro il Pakistan. Il risultato di questo massiccio afflusso di esuli è stato innanzitutto un rovesciamento di ordine demografico: la popolazione tribale costituisce, adesso, soltanto il trenta per cento di quella totale. I bengali, inoltre, hanno occupato tutti i posti chiave nel sistema politico, militare e amministrativo dello Stato. E hanno importato nella regione il partito comunista, che governa il Tripura e anche lo stato indiano del Bengala.
 
CartinaGuerra, religione e povertà. Fin qui, i fatti. Le versioni sul conflitto, invece, divergono notevolmente. Secondo i bengali l’ideologia marxista si è mischiata a quella cristiana propagandata dai missionari che hanno operato molte conversioni tra gli autoctoni e ha avuto un effetto devastante sulla loro mentalità e ideologia. I tribali hanno preso le armi, all’inizio, per rivendicare i loro diritti di cittadini e la possibilità di auto-governarsi. Secondo gli indigeni, si è trattato invece di una spontanea reazione di fronte alle evidenti disparità di reddito, istruzione e ruolo sociale. Questo è il contesto in cui si sono formati i gruppi guerriglieri.
Alla lotta di classe si è aggiunta, però, anche una componente religiosa. I tribali di origine induista si sono ribellati contro le conversioni al cristianesimo operate a suon di mitra dai membri del Nlft e si è avuta, per un po’ di anni, una guerra interna ai gruppi combattenti. Per finanziarsi, le due fazioni usavano lo stesso sistema: rapimento a scopo di estorsione, seguito dall’inevitabile uccisione dell’ostaggio e da un’ulteriore richiesta di riscatto per la consegna del corpo. Tutti hanno fatto le spese di questa situazione: i bengali, la cui vita è costantemente minacciata, e i tribali, abbandonati nei loro villaggi di capanne e lasciati indietro in un altro secolo, senza scuole, ospedali, acqua corrente ed elettricità. Maestri, medici, operai e operatori sociali si rifiutano di andare nei villaggi per paura di essere uccisi o rapiti. La gente, stanca di essere derubata, minacciata e terrorizzata ha cominciato a negare qualunque tipo di appoggio ai guerriglieri, che si sono ritirati nella giungla. Una parte del Nlft, capeggiata dal loro ex-segretario generale Mantu Konoi, si è arresa alla polizia.
continua 
Categoria: Diritti, Donne, Guerra
Luogo: India