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In televisione le marcette si moltiplicano, i richiami all’ordine nei confronti
della stampa si fanno pressanti, ogni due settimane si pronuncia la sospirata
svolta nei confronti degli insorti in Iraq, e poi ricomincia la lista di morti,
e di feriti. L’Afghanistan, normalizzato per decreto e dunque derubricato, si
rivela di colpo una ferita aperta; con manifestazioni anti-americane che dilagano
di città in città, morti in scontri tra manifestanti e forze governantive, soldati
americani che continuano a cadere in un conflitto che continua.
Per poter invadere l’Iraq, gli Usa hanno messo meno truppe in Afghanistan, usandole
per continue operazioni di incursione, contrattando con i signori della guerra
per spodestare i talebani e tenere poi il controllo del territorio. Dunque hanno
inerentemente creato uno stato frammentario. Le chances di Karzai di creare uno
stato unitario sono minime perché gli obiettivi imperiali americani contrastano
con il metodo scelto. E il metodo scelto nasce dai limiti strutturali e dalla
poca importanza che gli Usa assegnano alla ricostruzione dell’Afghanistan in paragone
all’Iraq.
Da quando gli Usa abolirono la leva, a seguito della rivolta degli studenti universitari
riguardo alla guerra in Vietnam, il 2005 è il primo anno in cui il tasso di reclutamento
è insufficiente rispetto agli obiettivi stabiliti. Sebbene non si veda e non si
senta granché delle decine di migliaia di feriti americani, il reclutamento avviene
in comunità dove molti conoscono qualcuno nelle Forze Armate. Sanno che il veterano,
ferito o mutilato, trova una vita economica difficile, dove l’assistenzialismo
militare da tempo non tiene il passo con i bisogni. Chi pensava di servire in
patria con un minimo impegno nella Riserva, sa che oggi si finisce a fare lo stesso
lavoro di un soldato regolare, con meno risorse, rischiando di morire.L’esercito americano, in via straordinaria, venerdì scorso ha sospeso le attività di reclutamento per un giorno intero, e riunirà tutti i suoi reclutatori sul territorio per “tirarli su di morale, e per re-istruirli”. Infatti, nel tentativo di centrare le quote, un numero crescente di uffici di reclutamento stanno accettando reclute con problemi mentali, di tossicodipendenza, con insufficiente preparazione scolastica (il minimo oggi è di aver fatto i primi tre anni delle superiori). Questo spiega la sempre più frenetica campagna mediatica, iperpatriottismo che puzza di angoscia di classe: se i poveri americani non sono più così disposti a mettersi l’uniforme, e l’esercito iracheno non è pronto a sostituire i GI-Joe, non rimane che la leva o il ritiro.