28/10/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



“Continuerò a lottare per la pace in nome della giustizia sociale”
Il contesto
 
Gen. Juan Velasco AlvaradoNei decenni 1950-60 il governo peruviano si caratterizzava per i continui colpi di stato e un forte incremento del liberismo economico. I presidenti di turno lasciavano che i magnati stranieri stabilissero le regole del gioco e puntavano sul non-intervento. Per reazione l'esercito insediò al potere il generale socialista Juan Alvarado (1968-75) che espropriò i grandi latifondi e li distribuì ai contadini. Nazionalizzò banche e giornali, confiscò impianti petroliferi e miniere, sollecitò la partecipazione operaia e appoggiò i paesi del Terzo Mondo contro l'avanzata del gigante americano. Nel 1971 circa 1000 famiglie, composte da emigranti e abitanti delle zone più povere di Lima, occuparono terreni statali e proprietà private su una collina di Pamplona. Alvarado decise di ricollocare queste persone in un arenile localizzato 26 km a sud di Lima. Gen. Francisco Morales BermudezL’insediamento venne chiamato Villa El Salvador e fu la prima comunità urbana pianificata del Perù.
Nel 1975 un nuovo golpe militare portò al potere il generale Francisco Bermúdez che cambiò la politica statale verso i settori popolari e abbandonò il programma di aiuto a Villa Salvador. I partiti di sinistra si opposero al governo e intrapresero un processo di mobilitazione che accoglieva le rivendicazioni concrete della comunità. Nel 1983, Michel Azcueta fu eletto sindaco di Villa Salvador. Azcueta avviò un progetto per promuovere la partecipazione e lo sviluppo comunale, riattivando le organizzazioni territoriali di base. In alcuni casi affidò direttamente ad esse il controllo dei programmi sociali, come avvenne con la Federazione Popolare di Donne di Villa Salvador (FEPOMUVES).
Intanto, nel 1980 Abimael Guzmán aveva fondato il Partito Abimael GuzmanComunista Peruviano-Sendero Luminoso (PCP-Srl), che iniziò subito ad operare a Villa Salvador tramite attività di agitazione e propaganda. Tra il 1981-1986, PCP-Srl attuò poche incursioni armate contro entità statali come il commissariato, le banche e le centrali elettriche. Molti contadini simpatizzavano per PCP-Srl, fatto che si incrementava nella misura in cui lo Stato rispondeva con una repressione cieca e indiscriminata. PCP-Srl cercò in tutti i modi di accattivarsi il consenso popolare. Approfittò dell'incapacità dello Stato di offrire una sicurezza basilare ai cittadini e creò una specie di ronda territoriale che puniva e uccideva i malviventi e le persone che violavano le norme sociali, quali adulteri, drogati, ecc. Col tempo, PCP-Srl si guadagnò a Villa uno spazio fondamentale per organizzarsi, raccogliere informazioni e stabilire una solida rete di simpatizzanti e militanti. Lo scopo di PCP-Srl era dimostrare l'inefficienza delle strategie pacifiche di cambiamento sociale: obiettivo orientato a screditare i partiti di sinistra e a radicalizzare la lotta popolare contro lo Sendero LuminosoStato. Tra il 1980-90, si era infatti sviluppato un rilevante fenomeno di organizzazione sociale che tentava di soddisfare le necessità basilari della popolazione più povera. Tale attività fu il punto di partenza per la nascita di una serie di leader locali che si opposero alla lotta armata auspicata da PCP-Srl. Anche molte donne emersero, attraverso l'esperienza dei Club di madri, dei Club del bicchiere di latte e delle mense popolari. Questi leader costituivano un'autorità popolare che non poteva coesistere con PCP-Srl, il quale vedeva nell'assistenza sociale familiare e nell'economia solidale di resistenza un intoppo per la sua penetrazione nelle zone più povere. Nel maggio del 1991, Guzmán decise di avviare una campagna armata su tutti i fronti. I quartieri più poveri di Lima erano lo scenario chiave del suo progetto: lì si sarebbe svolta la “battaglia decisiva” della guerra civile. I dirigenti popolari di base costituivano un ostacolo per questo piano, perciò PCP-Srl iniziò prima a screditarli e poi ad eliminarli.
 
La vita
 
Villa El SalvadorMaria Elena Moyano nacque nel 1958 in un distretto periferico di Lima. A 12 anni si trasferì con la famiglia a Villa El Salvador, in una capana fatta di pali e stuoie. A 15 anni frequentò un corso di tecnica d’ufficio, poi studiò sociologia, ma l’impegno per le lotte sociali le fece lasciare l’università.
I dirigenti della comunità di Villa decisero di costruire una scuola comunitaria per bambini tra i 3-5 anni e Maria Elena diventò animatrice del primo PRONEI (Programma di Educazione Iniziale Non Escolarizado). Nel 1980 sposò Gustavo Luis Pinequi, con cui ebbe due figli. Malena, come la chiamavano, si impegnò molto per le mense popolari, per il Club di madri, per il Programma Bicchiere di Latte. Fu tra le fondatrici della Federazione Popolare di Donne di Villa Salvador (FEPOMUVES). Quando Sendero Luminoso (PCP-Srl) comiciò ad attaccare i gruppi di base e i dirigenti popolari, si pose in conflitto aperto e fu più volte minacciata. Certo era una donna scomoda per Sendero, con Maria Elena Moyanole sue denunce in cui ribadiva che:”… non sono i soli disposti a sacrificare la loro vita alla lotta per lo sviluppo, per la giustizia, perchè anche molta gente lo è, ma senza terrore e morte. Ecco perchè non considero più Sendero un gruppo rivoluzionario. Esso è diventato un gruppo terrorista”.
Nel 1991, una bomba distrusse un centro di provviste della FEPOMUVES. Malena attribuì l'attentato a PCP-Srl, ma il gruppo negò, incolpandola di aver orchestrato il tutto per occultare il cattivo uso delle risorse. Fu accusata anche di voler formare ronde urbane con le Forze armate, di corruzione e ladrocinio. Era una mossa organizzata per screditarla, ma molti ci credettero. Lei rispose con una lettera aperta in cui respinse tutte le accuse. Nel 1992 la FEPOMUVES giunge a raggruppare 112 mense popolari con 30 mila commensali al giorno e 507 Comitati del Bicchiere di Latte che servivano circa 60 mila bambini e anziani. Queste attività davano fastidio a Sendero, che non poteva accettare una rivoluzione pacifica, all’interno delle istituzioni borghesi. Nello stesso anno, PCP-Srl decretò uno sciopero armato per il 14 febbraio. Malena propose di contrapporre allo sciopero una “Marcia per la Pace”. Solo 50 persone vi parteciparono e i partiti di sinistra si eclissaro Donneno. Lei procedette lo stesso alla testa del corteo, portando bandiere bianche come simbolo di pace. Il giorno dopo fu invitata dal Comitato Bicchiere di Latte ad una “pollada”, una serata danzante organizzata per raccogliere fondi. Nonostante i rischi, decise di andarci per sostenere e stimolare le altre donne. María Elena stava discutendo con gli organizzatori della festa, quando alcuni uomini si misero a sparare. Vide una coppia che le si avvicinava e capì che venivano per lei. La donna fece fuoco e l’uccise. Gli attentatori la trascinarono fuori e le collocarono addosso 5 chili di dinamite. L'esplosione la dilaniò e i suoi resti si sparsero per un raggio di 50 metri. Solo quando si effettuò il sopralluogo dei resti nel locale, si comprese che erano di Maria Elena. Sendero rivendicò l'attentato come risposta alla Marcia per la Pace. L’omicidio colpì l’intero paese. Al funerale par Manifestazioneteciparono circa 300 mila persone. Da viva, fu comunque lasciata sola, alla mercé dei suoi assassini. I partiti di sinistra l'abbandonarono; il governo l’usò come simbolo di opposizione al terrorismo. Alla fine dei suoi giorni, poteva contare su un unico poliziotto di guardia ed era solo una formalità da sbrigare per l'organizzazione di Sendero. La vita di Malena è riassunta dalle sue parole: “… la rivoluzione è affermazione alla vita, alla dignità individuale e collettiva; è etica nuova. La rivoluzione non è morte, né imposizione, né sottomissione, né fanatismo. La rivoluzione è vita nuova, è convincere e lottare per una società giusta, degna, solidale al fianco delle organizzazioni create per il nostro popolo, rispettando la sua democrazia interna e innestando i nuovi germi di potere del nuovo Perù. Continuerò a stare al fianco del mio popolo, delle donne, dei giovani e dei bambini; continuerò a lottare per la pace in nome della giustizia sociale…”.

red

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