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Nei decenni 1950-60 il governo peruviano si caratterizzava per i continui colpi
di stato e un forte incremento del liberismo economico. I presidenti di turno
lasciavano che i magnati stranieri stabilissero le regole del gioco e puntavano
sul non-intervento. Per reazione l'esercito insediò al potere il generale socialista
Juan Alvarado (1968-75) che espropriò i grandi latifondi e li distribuì ai contadini.
Nazionalizzò banche e giornali, confiscò impianti petroliferi e miniere, sollecitò
la partecipazione operaia e appoggiò i paesi del Terzo Mondo contro l'avanzata
del gigante americano. Nel 1971 circa 1000 famiglie, composte da emigranti e abitanti
delle zone più povere di Lima, occuparono terreni statali e proprietà private
su una collina di Pamplona. Alvarado decise di ricollocare queste persone in un
arenile localizzato 26 km a sud di Lima.
L’insediamento venne chiamato Villa El Salvador e fu la prima comunità urbana pianificata del Perù.
Comunista Peruviano-Sendero Luminoso (PCP-Srl), che iniziò subito ad operare a Villa Salvador tramite attività di
agitazione e propaganda. Tra il 1981-1986, PCP-Srl attuò poche incursioni armate
contro entità statali come il commissariato, le banche e le centrali elettriche.
Molti contadini simpatizzavano per PCP-Srl, fatto che si incrementava nella misura
in cui lo Stato rispondeva con una repressione cieca e indiscriminata. PCP-Srl
cercò in tutti i modi di accattivarsi il consenso popolare. Approfittò dell'incapacità
dello Stato di offrire una sicurezza basilare ai cittadini e creò una specie di
ronda territoriale che puniva e uccideva i malviventi e le persone che violavano le norme sociali,
quali adulteri, drogati, ecc. Col tempo, PCP-Srl si guadagnò a Villa uno spazio
fondamentale per organizzarsi, raccogliere informazioni e stabilire una solida
rete di simpatizzanti e militanti. Lo scopo di PCP-Srl era dimostrare l'inefficienza
delle strategie pacifiche di cambiamento sociale: obiettivo orientato a screditare
i partiti di sinistra e a radicalizzare la lotta popolare contro lo
Stato. Tra il 1980-90, si era infatti sviluppato un rilevante fenomeno di organizzazione
sociale che tentava di soddisfare le necessità basilari della popolazione più
povera. Tale attività fu il punto di partenza per la nascita di una serie di leader
locali che si opposero alla lotta armata auspicata da PCP-Srl. Anche molte donne
emersero, attraverso l'esperienza dei Club di madri, dei Club del bicchiere di latte e delle mense popolari. Questi leader costituivano un'autorità popolare che non poteva coesistere con
PCP-Srl, il quale vedeva nell'assistenza sociale familiare e nell'economia solidale
di resistenza un intoppo per la sua penetrazione nelle zone più povere. Nel maggio
del 1991, Guzmán decise di avviare una campagna armata su tutti i fronti. I quartieri
più poveri di Lima erano lo scenario chiave del suo progetto: lì si sarebbe svolta
la “battaglia decisiva” della guerra civile. I dirigenti popolari di base costituivano
un ostacolo per questo piano, perciò PCP-Srl iniziò prima a screditarli e poi
ad eliminarli.
Maria Elena Moyano nacque nel 1958 in un distretto periferico di Lima. A 12 anni
si trasferì con la famiglia a Villa El Salvador, in una capana fatta di pali e
stuoie. A 15 anni frequentò un corso di tecnica d’ufficio, poi studiò sociologia,
ma l’impegno per le lotte sociali le fece lasciare l’università.
le sue denunce in cui ribadiva che:”… non sono i soli disposti a sacrificare la loro vita alla lotta per lo sviluppo,
per la giustizia, perchè anche molta gente lo è, ma senza terrore e morte. Ecco
perchè non considero più Sendero un gruppo rivoluzionario. Esso è diventato un
gruppo terrorista”.
no. Lei procedette lo stesso alla testa del corteo, portando bandiere bianche
come simbolo di pace. Il giorno dopo fu invitata dal Comitato Bicchiere di Latte ad una “pollada”, una serata danzante organizzata per raccogliere fondi. Nonostante
i rischi, decise di andarci per sostenere e stimolare le altre donne. María Elena
stava discutendo con gli organizzatori della festa, quando alcuni uomini si misero
a sparare. Vide una coppia che le si avvicinava e capì che venivano per lei. La
donna fece fuoco e l’uccise. Gli attentatori la trascinarono fuori e le collocarono
addosso 5 chili di dinamite. L'esplosione la dilaniò e i suoi resti si sparsero
per un raggio di 50 metri. Solo quando si effettuò il sopralluogo dei resti nel
locale, si comprese che erano di Maria Elena. Sendero rivendicò l'attentato come
risposta alla Marcia per la Pace. L’omicidio colpì l’intero paese. Al funerale
par
teciparono circa 300 mila persone. Da viva, fu comunque lasciata sola, alla mercé
dei suoi assassini. I partiti di sinistra l'abbandonarono; il governo l’usò come
simbolo di opposizione al terrorismo. Alla fine dei suoi giorni, poteva contare
su un unico poliziotto di guardia ed era solo una formalità da sbrigare per l'organizzazione
di Sendero. La vita di Malena è riassunta dalle sue parole: “… la rivoluzione è affermazione alla vita, alla dignità individuale e collettiva;
è etica nuova. La rivoluzione non è morte, né imposizione, né sottomissione, né
fanatismo. La rivoluzione è vita nuova, è convincere e lottare per una società
giusta, degna, solidale al fianco delle organizzazioni create per il nostro popolo,
rispettando la sua democrazia interna e innestando i nuovi germi di potere del
nuovo Perù. Continuerò a stare al fianco del mio popolo, delle donne, dei giovani
e dei bambini; continuerò a lottare per la pace in nome della giustizia sociale…”.red