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Millicent Gaika è stata legata, torturata, quasi strangolata e stuprata ripetutamente per cinque ore. Il suo aguzzino ha pensato di punirla e farla guarire da quella che ancora oggi da qualcuno è vista come la più tremenda delle colpe: l'omosessualità. Se Millicent è ancora viva, è solo per miracolo. Si chiama stupro correttivo ed è una barbarie molto comune in tutto il Sud Africa, dove le lesbiche vivono nel terrore. Fonti umanitarie denunciano almeno uno stupro del genere al giorno nella sola Città del Capo. Eppure nessuno è mai stato condannato per questo crimine.
Lo stupro correttivo si fonda sulla convinzione assurda e oltraggiosa secondo la quale una donna lesbica, se violentata, può diventare eterosessuale. Ma è emerso che le vittime siano perlopiù donne di colore, povere ed emarginate. Si tratta dunque di un crimine d'odio, nonostante non sia considerato tale dalla legge sudafricana. Neppure l'omicidio di Eudy Simelane, l'eroina nazionale e campionessa della squadra di calcio femminile del Sud Africa, stuprata a morte nel 2009 da un gruppo di uomini rimasti impuniti, ha potuto ribaltare la situazione.
Da qualche tempo, però, un gruppo di attivisti di Città del Capo, hanno deciso di dire basta e denunciare questa pratica inumana, mettendo a repentaglio anche le loro stesse vite. E così, sventolando la foto di una Millicent gonfia e pesta per le botte, hanno lanciato un appello al ministro della Giustizia Radebe che in poco tempo ha raccolto la bellezza di 130mila firme, finendo su tutti i mass media. E nonostante il ministro sia stato costretto a difendersi pubblicamente apparendo in Tv, ancora nessuno ha risposto concretamente alla loro richiesta di una reazione concreta a questo crimine razzista e discriminante.
Per questo la campagna di diffusione contro questa emergenza umanitaria sta facendo il giro del mondo. Più persone firmeranno la petizione, più alto si alzerà il grido di dolore di chi sta subendo tanta violenza. E solo così il presidente Zuma, supremo difensore dei diritti costituzionali, sarà costretto a intervenire con forza. È inconcepibile che in un paese quale il Sudafrica fondato sul ripudio di ogni discriminazione, nato dalla lotta all'apartheid, si sopportino tali crimini. La nazione arcobaleno è stata il primo paese al mondo ad aver dichiarato fuorilegge nella sua Costituzione la discriminazione su base sessuale. Quindi è un dovere che il presidente arrivi a condannare pubblicamente questa barbarie lottando contro l'impunità. Nonostante sia lui stesso un tradizionalista Zulu, processato a sua volta per stupro.
Perché anche al di là della violenza sessuale contro le lesbiche, il Sud Africa è la capitale mondiale dello stupro. Una ragazza sudafricana ha più possibilità di essere violentata che di imparare a leggere. Un quarto delle ragazze viene stuprato prima ancora di compiere sedici anni. E questo perché statistiche ufficiali hanno stabilito che il 62 percento degli uomini sopra agli undici anni sono convinti che costringere qualcuno a fare sesso non sia violenza. Il fattore culturale è infatti determinante e se si aggiungono povertà, abitazioni stipate, uomini disoccupati e una comunità assuefatta, il cocktail è micidiale. Se poi si contano l'inazione delle forze dell'ordine e le sentenze lascive il quadro è completo.
Una vera catastrofe umana che la Ong locale Luleki Sizwe e gli alleati di Change.org stanno cercando di sconfiggere. Una battaglia contro la povertà, il patriarcato e l'omofobia.
Stella Spinelli