24/01/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli esperti militari si interrogano sull'aereo "stealth" di Pechino e sul suo possibile impatto negli equilibri strategici

Il Chengdu J-20, il primo caccia invisibile cinese, potrebbe essere made in Usa. Almeno in parte.
È questa una delle ipotesi, forse la più paradossale, su cui si arrabattano gli analisti militari di mezzo mondo, dopo il volo a sorpresa dello stealth targato Pechino nei cieli di Chengdu, l'11 gennaio.

Le prime immagini dell'aereo erano comparse in Rete attorno a Natale. Da allora, la diffusione di documenti video-fotografici è aumentata di giorno in giorno, dimostrando non solo che il J-20 esiste, ma che le autorità cinesi sono ben contente di farlo sapere. Infine, quando gli esperti strategici occidentali avanzavano già l'ipotesi che l'aereo non fosse in grado di volare, ecco il primo collaudo ampiamente pubblicizzato.

A questo punto le domande sono altre: com'è fatto? Quali sono le sue caratteristiche? Può attentare al predominio statunitense nei cieli?
L'ipotesi che sia parzialmente assemblato con tecnologie Usa si fonda su una vecchia storia.
Nel marzo 1999, durante l'aggressione Nato alla Serbia, il colonnello della contraerea Zoltan Dani abbattè un cacciabombardiere F-117, centrandolo in pieno con dei missili Sa-3, una tecnologia degli anni Sessanta. L'aereo era invisibile ai radar, ma non al cervello fino di Dani, che aveva compreso come i caccia dell'Alleanza Atlantica seguissero sempre le stesse rotte, prevedibili. Sparò quindi dove in base ai suoi calcoli gli stealth avrebbero dovuto passare. E ci azzeccò.
L'abitacolo, l'ala sinistra e il sedile eiettabile di quell'aereo sono oggi nel museo dell'aviazione di Belgrado, ma il resto dell'aereo è misteriosamente scomparso. Ora l'intelligence croata sostiene che, all'epoca dei fatti, i servizi cinesi e russi scorrazzavano in lungo e in largo nei luoghi dell'abbattimento.

In realtà, se lo stealth cinese fosse basato sulla tecnologia degli ormai desueti (e fuori produzione) F-117, a Washington si dormirebbero sonni tranquilli.
Ma di che cosa si compone ancora il Chengdu J-20, che secondo gli osservatori esperti assomiglia un po' a un Mig 1.44 russo, anche questo un modello ormai superato (il prototipo è della metà degli anni Novanta)?

Senza andare troppo nel tecnico, sembra che la parte realmente "invisibile" sia quella anteriore, dove il prototipo visto all'opera presenta il muso sagomato e le prese d'aria trapezoidali tipiche dei motori di altri stealth: gli F-22 e F-35 Usa e i T-50 russi.
Nella parte posteriore, invece, il J-20 appare visibilissimo. Nelle immagini disponibili, non si vedono infatti ugelli - i "tubi" in cui l'energia termica diventa cinetica, creando la spinta - rotanti: in grado cioè di deviare le onde radar. E' una caratteristica comune agli F-22 e ai T-50.
Infine, il J-20 appare un aereo grande, troppo, per essere un caccia: è lungo almeno ventuno metri. Il Sukhoi T-50 misura una ventina di metri; mentre gli F-22 e F-35 statunitensi sono lunghi rispettivamente diciotto e quindici metri.

Se ne conclude che probabilmente il Chengdu è più un bombardiere che un cacciabombardiere, quindi un aereo studiato per andare dritto su obiettivi a terra, immobili.
E qui, gli esperti traggono due conclusioni.
Primo. Lo stealth del Dragone non dovrebbe mettere in pericolo la supremazia statunitense nei cieli, cioè nei combattimenti aerei.
Secondo. Potrebbe essere progettato per colpire improvvisamente batterie antiaeree e installazioni di difesa a terra, in prossimità dei confini cinesi.
Non è in grado di minacciare gli interessi di Washington, ma potrebbe spostare gli equilibri di forza nell'area del Pacifico. A Taiwan fischiano le orecchie.

 

Gabriele Battaglia

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