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L'ex premier britannico, Tony Blair, comparirà oggi per la seconda volta davanti alla Commissione d'inchiesta guidata da Sir John Chilcot, che sta indagando sul suo ruolo nell'invasione dell'Iraq del 2003.
Blair, ricorda la stampa britannica, dovrà rispondere in particolare delle discrepanze fra la versione dei fatti da lui consegnata alla commissione nella sua prima audizione, nel gennaio 2010, e quella successiva fornita dall'ex Attorney General, cioè del consigliere legale del governo e della corona, Lord Goldsmith. Quest'ultimo disse nella sua deposizione che il 14 gennaio 2003, poco prima dell'inizio della guerra, aveva messo in guardia l'allora premier che la risoluzione 1441 dell'Onu non era sufficiente a giustificare legalmente l'uso della forza contro Baghdad, mentre Blair il giorno dopo disse ai parlamentari che una successiva risoluzione del Consiglio di sicurezza, pur essendo "preferibile", non era necessaria dal punto di vista legale per giustificare l'invasione.
Nella sua prima deposizione Blair disse di non avere rimorsi per la sua decisione di invadere l'Iraq a fianco degli Stati Uniti - suscitando lo sdegno di alcuni dei parenti dei 179 soldati britannici morti nel conflitto -, aggiungendo che il mondo sarebbe stato un posto migliore senza Saddam Hussein.