25/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Si aggrava la situazione economica in Zimbabwe
Ristagno economico, forte svalutazione della moneta e innalzamento dei prezzi, calo vertiginoso della produzione e degli investimenti, carenza di beni di prima necessità. E una carestia che minaccia un quinto della popolazione.
Si potrebbe riassumere così l’aggravarsi della crisi economica che nelle ultime settimane ha colpito lo Zimbabwe all’indomani delle elezioni che hanno confermato il presidente Robert Mugabe e il suo partito, lo Zanu Patriotic Front, alla guida del Paese.
Un Paese dove, secondo diversi rapporti e bollettini redatti dalle agenzie di sviluppo e di monitoraggio dell’economia, la situazione starebbe peggiorando di giorno in giorno, con il rischio di una crisi umanitaria e politica costantemente dietro l’angolo.
 
L’ombra della carestia. Nonostante le continue smentite e rassicurazioni del governo di Harare, un documento  prodotto dalla Famine Early Warning System Network, un coordinamento di agenzie di ricerca per prevenire la fame nel mondo, oltre due milioni di persone rischiano di essere colpite da una carestia in Zimbabwe nei prossimi mesi. L’agricoltura, una delle principali fonti di sostentamento della già disastrata economia zimbabwese, è vittima di una crisi che ha ridotto a un terzo la produzione del grano: invece del milione e mezzo di tonnellate necessarie al fabbisogno dell’intera popolazione, gli esperti prevedono che dai raccolti di quest’anno verrà prodotto soltanto un terzo della cifra.
Un dato che preoccupa non poco, visto che la situazione non è rosea in alcune zone rurali attorno alla città di Bulawayo, la seconda più importante del Paese e forse la più colpita dalla recessione. Ma anche a Harare la crisi si fa sentire. Stando a varie testimonianze di cittadini comuni raccolte da vai giornali e agenzie, i negozi di alimentari e le bancarelle dei mercati sono sempre più vuote, oppure offrono beni che un numero sempre più ristretto di persone si può permettere. Colpa soprattutto della caduta a picco della valuta nazionale, il dollaro zimbabwese, e del conseguente aumento dei prezzi che hanno fatto crescere a loro volta un mercato nero sempre più protagonista dell’economia.
“Il latte e lo zucchero non si trovano nemmeno più nei negozi”, racconta al telefono da Harare, R.M., un esperto di sociologia dello sviluppo che preferisce restare anonimo per motivi di sicurezza. "Sono diventati un bene di lusso, come purtroppo molti altri prodotti a uso quotidiano. Adesso se vuoi andare a comprare due chili di zucchero devi cercarlo al mercato nero. Solo che con l’inflazione ora costa il doppio. Chi se lo può più permettere?”.
Come se non bastasse la carenza di carburante è un altro dei gravi problemi che attanagliano l’economia del piccolo Paese dell’Africa meridionale privo di sbocchi sul mare. Il giornale britannico Guardian raccontava già a fine aprile scorso che fuori dai centri abitati si formavano lunghe code di camion davanti ai distributori, paralizzando così l'intero sistema di trasporti del Paese, senza il quale il commercio ristagna irrimediabilmente.
 
Manifestazioni in Zimbabwe: "Mugabe affama il suo popolo"Alla radice del problema. Cosa ha generato questa crisi? Sono in molti a ritenere che sia colpa delle politiche perseguite da Robert Mugabe e il suo partito. "Da quando il presidente cacciò con la forza i white farmers (latifondisti bianchi) cinque anni fa, nessuno vuole più investire in Zimbabwe", continua R.M. "D’altronde è normale, chi si fiderebbe ad aprire un negozio o un’attività in un Paese dove qualsiasi cosa ti può essere tolta da un giorno all’altro con metodi poco ortodossi? La re-distribuzione dei terreni è un esempio di quanto sia irrazionale e scriteriata questa società: molti dei terreni sono stati spartiti da ex combattenti e veterani di guerra che non avevano idea di come farli andare avanti. Infatti sono rimasti incolti e hanno smesso di produrre. Questo non fa che allontanare gli investitori. Per non parlare del turismo, che prima era una risorsa, mentre adesso i visitatori si tengono lontani per ovvi motivi di sicurezza. Siamo costretti a comprare, comprare, comprare, senza produrre né esportare alcunché”.
Qualunque sia stata, la risposta del governo di Mugabe all’espansione del mercato nero non sembra aver portato a molto, anzi: mercoledì 17 maggio le forze dell’ordine hanno lanciato una maxi-operazione contro i venditori ambulanti, spesso spinti in strada dalla fame e dalla disoccupazione.
 
La fame come minaccia. Every man gotta right to decide his own destiny…Africans a liberate Zimbabwe (Ognuno ha il diritto di decidere il suo destino…gli africani hanno liberato lo Zimbabwe). Quando scrisse la celebre canzone in onore di uno dei Paesi che si erano liberati con successo al giogo coloniale bianco, Bob Marley forse non immaginava che proprio quello Zimbabwe, simbolo dell’indipendenza, sarebbe poi finito nel vortice di un regime dittatoriale che, a lungo termine, ha avuto effetti disastrosi sulla popolazione. Nonostante gli aiuti concessi dalla Banca Mondiale (a febbraio 2005 ammontavano a 1,55 miliardi di dollari), oggi l’economia del Paese rischia di implodere, e la popolazione di morire di fame. Anche perché Mugabe ha utilizzato gli aiuti alimentari per minacciare dissidenti e oppositori, nei distretti in cui era meno popolare, di lasciarli a bocca asciutta. Stando agli allarmi lanciati dalla comunità internazionale, finora sembra esserci riuscito.
 

Pablo Trincia

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