25/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Egitto, in vista delle elezioni un referendum per la modifica costituzionale
Il grande giorno è arrivato. Oggi in Egitto si tiene il referendum popolare per l'approvazione della modifica costituzionale che introdurrà, per la prima volta nel Paese, la possibilità di avere più candidati alla carica di Presidente della Repubblica. Ma la riforma introdotta da Hosni Mubarak, al potere dal 1981, è duramente criticata dalle opposizioni che la ritengono l'ennesima mossa dello statista egiziano.
 
il parlamento egiziano durante una sedutaRiforme di facciata. Le opposizioni, riunite in un movimento chiamato Kifaya (che in arabo significa 'abbastanza', con un riferimento a Mubarak), si sono date un coordinamento comune che vede fianco a fianco tutti i movimenti che chiedono una riforma democratica dell'Egitto. Intellettuali, artisti, giornalisti, religiosi e liberi professionisti. Gli elementi più solidi dello schieramento sono sostanzialmente due: il partito al-Ghad (che in arabo significa 'domani') guidato dall'avvocato Ayman Nour e i Fratelli Musulmani, organizzazione islamica moderata fondata negli anni '20. Il movimento Kifaya ha indetto il 20 maggio scorso una conferenza stampa per chiarire la propria posizione in merito al referendum di oggi. Una sola parola d'ordine: boicottaggio. “Il paradosso di questa riforma”, ha dichiarato Nour, “è che si chiede ai propri avversari il permesso di concorrere alla carica di Presidente della Repubblica”. Hosni Mubarak è al potere dal 1981, quando è succeduto in qualità di vice-presidente a Sadat, assassinato da un fuoriuscito dal movimento dei Fratelli Musulmani. Da quel momento, con l'introduzione di leggi speciali mai abrogate, ha tenuto il potere senza soluzione di continuità. In realtà Mubarak è sempre stato eletto, ma con un meccanismo plebiscitario per il quale il popolo egiziano era chiamato a esprimere solo l'approvazione o meno al candidato unico presentato dal Parlamento. Giova ricordare che il Partito Democratico Nazionale di Mubarak occupa circa l'80 per cento dei seggi. La riforma si inquadra quindi in questo senso: il referendum deciderà se potranno esserci più candidati alle presidenziali tra i quali gli elettori potranno scegliere. Il problema però, secondo Kifaya, è nella limitazione scelta per questi candidati: ogni persona che vuole aspirare all'elezione a Presidente della Repubblica deve presentare, assieme alla sua candidatura, il sostegno di almeno 65 parlamentari su i 444 deputati che compongono il Parlamento egiziano. Questo di fatto, viste le percentuali di deputati fedeli a Mubarak, elimina la possibilità di avere una competizione elettorale equilibrata.
 
manifestanti pro mubarakClima arroventato. Per dare il senso del clima che si respira al Cairo, basta pensare che mentre l'opposizione teneva la sua conferenza stampa, fuori dall'edificio dov'erano riuniti i giornalisti e i leader dell'opposizione, si teneva una manifestazione a favore di Mubarak. Donne, uomini e bambini con ritratti del Presidente che cantavano slogan in suo favore e lanciavano insulti ai rappresentanti di Kifaya. Secondo la BBC, che seguiva con il suo corrispondente dal Cairo la manifestazione, i dimostranti sembravano molto poco spontanei. Il giornalista inglese ha infatti tentato d'intervistare alcune delle persone che affollavano il marciapiede di fronte all'edificio della conferenza stampa di Kifaya, ma alcuni personaggi che sembravano agenti in borghese lo hanno fermato. Il reporter ha inoltre sottolineato come i manifestanti erano stati portati al Cairo su autobus e che erano tutti contadini poveri. Probabilmente il viaggio non lo pagavano loro. Ma il clima si è arroventato già da tempo, visto che almeno 600 militanti dei Fratelli Musulmani sono stati arrestati nell’ultimo mese. Tutti imprigionati sulla base di quella legislazione speciale che vige dal 1981.
 
sostenitori nourLontani dal cuore. Sarebbe sbagliato però interpretare il conflitto politico in corso come una sorta di sollevazione popolare di massa. I movimenti dell’opposizione, come lo stesso schieramento di Mubarak, sembrano contendersi solo il dominio del Cairo. La campagna, la provincia egiziana è lontana dalla capitale e dai suoi giochi di potere. Basta pensare che da tempo la popolazione egiziana si limita a esprimere un si o un no a Mubarak. Inoltre l’unico movimento che gode di un qualche seguito è quello dei Fratelli Musulmani, ma dal 1981 sono considerati fuorilegge e quindi non potranno candidare un loro esponente. “Noi crediamo nella democrazia e nel pluralismo politico”, ha dichiarato Mohammed al-Sayyed Habeeb, esponente dell’organizzazione, “vogliamo solo regole civili inquadrate in un sistema islamico. Non ci sono contraddizioni tra la democrazia e la sharia, le due cose possono convivere tranquillamente”. Il problema, come hanno osservato molti in Egitto, è che nel Paese si è creata una sorta di congestione politica: Mubarak non ha più la forza di far tacere le opposizioni e le opposizioni non hanno la forza di spodestare Mubarak. Le elezioni presidenziali di settembre si avvicinano, mentre la tensione per il referendum di oggi sale. La speranza è che la crisi egiziana non venga risolta con la violenza. Un monito in questo senso è stato l’attentato al Cairo del 30 aprile scorso che potrebbe non rimanere un caso isolato.

Christian Elia

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