02/06/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Riemerge prepotentemente la questione, mai risolta, dei curdi in Turchia
pkkE' durata cinque anni la tregua. Dal 1999, anno in cui con l’aiuto di diversi servizi segreti internazionali veniva catturato Abdullah Ocalan leader indiscusso del Pkk, il partito dei lavoratori curdi. Cinque lunghi anni sono passati. Ma adesso la tregua non c’è più. I ribelli del Kongra-Gel, il partito nato dalle ceneri del Pkk, hanno annunciato di voler riprendere la lotta armata in Turchia. Con un comunicato l’Unione Internazionale delle organizzazioni pubbliche curde, un’organizzazione che riunisce i curdi in giro per il mondo, ha fatto sapere di essere d’accordo.
 
A spiegare il perché ci ha pensato il vice presidente Kamis Jabrailov “la decisione di interrompere la tregua accordata alle autorità turche ha dei buoni fondamenti. Pensiamo che questa decisione, che è stata ponderata, sia giusta perché le autorità turche non hanno fatto niente per risolvere la questione legata alla popolazione curda. Anzi durante il periodo del cessate il fuoco hanno intensificato le azioni punitive. Le autorità turche devono ritirare le truppe dal sud est del paese”. Durante il discorso ha aggiunto: “I curdi che vivono in molte parti del mondo, dall’Armenia all’Ucraina, dal Kazakhistan alla Russia, si oppongono a qualsiasi uso della forza da parte di governi e vogliono una soluzione pacifica della questione curda".
 
"I curdi non saranno i primi a spargere sangue ma risponderanno ad ogni offensiva qualora l’esercito turco continuasse con le operazioni militari.” Il comunicato diffuso dal Congra-Gel invita anche tutti i turisti e gli eventuali investitori stranieri ad evitare la Turchia al partire dal mese di giugno del 2004. Dalle autorità turche per il momento non è giunta risposta. L’abitudine alle minacce di rompere la tregua sono state all’ordine del giorno negli ultimi anni. Tenendo conto anche che il gruppo nato dopo il Pkk è allo sbando, le autorità hanno preferito non esporsi e verificare il comunicato.
 
Dal 1980, anno in cui il partito comunista curdo iniziò la sua battaglia per l’indipendenza e per creare uno stato curdo nella parte sud occidentale della Turchia, sono più di trentamila le persone (soprattutto civili curdi) che hanno perso la vita nelle battaglie contro l’esercito regolare. Dopo la cattura di Ocalan, avvenuta misteriosamente con la complicità di diversi servizi segreti, l’organizzazione dichiarò il cessate il fuoco. Ankara non lo riconobbe mai. L’unica cosa che si sta muovendo è l’intenzione del governo turco di riconoscere i diritti della minoranza curda.
 
Nel frattempo una dozzina di militanti del partito curdo Pkk sono stati tratti in arresto dalla polizia turca nel corso di un blitz a Istambul. Nella stessa operazione le forze di polizia hanno sequestrato armi e munizioni. Non molto più felice sembra essere la condizione dei curdi iracheni. E’ notizia di oggi (1 giugno 2004) che a Baghdad venticinque persone sono rimaste uccise a causa di un attacco nella "zona verde", presso la sede del principale partito curdo iracheno. L’esplosione più forte sarebbe stata provocata da un'autobomba, le altre si possono ricondurre ai colpi di mortaio e granate. I feriti ammonterebbero a una ventina di persone. La questione curda rientra prepotentemente nelle problematiche mondiali. Dalla strada sbagliata. Quella delle armi.
 
 
Alessandro Grandi
Categoria: Diritti, Popoli
Luogo: Turchia