17/01/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



La nuova legge sui media vista dall'Ungheria

scritto per noi da
Alessandro Grimaldi

da Budapest

 

Ai primi di dicembre, all'aeroporto Ferihegy1 di Budapest, nella coda per l'accesso ai gate dimentico un quotidiano e una rivista, una ragazza me li indica, "Si sono miei". Lo dico fiero, i giornali (il quotidiano Nèpszava, e il settimanale Magyar Narancs) hanno come prima pagina, un bel foglio bianco, un bianco lattice, vuoto, in segno di protesta contro la nuova legge sui media appena arrivata in parlamento e che verrà approvata circa un mese dopo.

Sono seguite aspre polemiche, ma il governo ha provato a tirare dritto, affermando che è ''una legge moderna, europea, che porta ordine nei media, protegge i bambini dalla violenza in tv, difende le minoranze e la dignità umana, una legge simile a quelle delle grandi democrazie come Francia, Germania. In tutte le grandi democrazie ci sono fasce protette, sanzioni, il governo ho potere di scelta sulle nomine dei direttori delle tv di stato".

Questo è quello che riporta anche MTV, Magyar Televiszion, la tv di stato ungherese, che ora ha una redazione unica insieme alla Magyar Radio e all'agenzia di stampa nazionale, MTI. Le altre televisioni, quelle commerciali come RTL klub, o TV2, o le tv via cavo che un pò tutti hanno qui, ma se vuoi seguire la politica non c'è scampo, devi seguire i programmi nazionali come Este, (sera) in seconda serata, un po' il "Porta a porta" ungherese. E lì stanno escludendo ospiti di prestigio ma a volte scomodi come l'economista Kornai Jànos.

Quello che non convince della legge sui media è innanzitutto la composizione della nuova commissione, composta da cinque membri, tutti del partito di governo, Fidesz, conservatore e populista; anche il presidente, Szallai Annmari è un fedelissimo del primo ministro Viktor Orban, in più la commissione ha un mandato di nove anni. E per cambiarne i vertici servirà una maggioranza coi due terzi del parlamento, come nell'attuale legislatura.

Inoltre, i poteri sanzionatori della commissione certo includono la difesa dei più deboli, ma, oltre alla sfumatura "etica e morale", in cui lo stato vuole difendere la morale pubblica (e il governo prepara anche la riscrittura della prima parte della Costituzione in questo senso), questi poteri si estendono anche a una vaga "difesa dell'interesse pubblico"; quanto basta per temere sanzioni contro opinioni non in linea con quelle del governo.

Orban attraverso il suo onnipresente portavoce, afferma che questo non accadrà. Il primo atto della commissione è stata una multa a Tilos Radio, per aver trasmesso circa quattro mesi fa , in fascia protetta, un brano rap americano anni Ottanta, che "incita alla violenza" (come se un bambino riuscisse a capire quello che dice un rapper di colore e il suo slang velocissimo), a cui sono seguite una sfilza di multe a TV2 per parolacce e vestiti succinti etc.

Certo non quello per cui gli ungheresi, profondamente delusi dagli otto anni di governo socialista precedente, hanno dato a Fidesz una maggioranza schiacciante alle ultime elezioni dello scorso aprile. E' piuttosto parte di una precisa strategia di accentramento da parte di Orban. Alla vigilia delle elezioni era stato chiesto il voto per avere un governo forte, andare oltre i due terzi del parlamento e poter fare modifiche alla costituzione, poter fare profonde riforme senza ostacoli e trappole parlamentari. Cosa che si è prontamente realizzata e Orban ha mantenuto la parola data mettendo anche propri rappresentanti in tutti i posti istituzionali di controllo: come il nuovo Presidente della Repubblica, il due volte campione olimpico di scherma Schmidt Pàl, presidente del CONI ungherese negli anni Novanta e poi, sotto i precedenti governi Fidesz, ambasciatore e vicepresidente del parlamento europeo, un presidente che certo non rimanderà alle camere leggi come aveva fatto in più di una occasione il precedente capo dello stato, l'avvocato ambientalista Solyom; come la Corte Costituzionale, quando questa ha posto questioni di inammissibilità; ha inoltre esercitato forti pressioni (compreso un taglio di stipendio) a Simon Andràs, il presidente della Banca d'Ungheria. E ora è toccato ai media.

Il primo numero dell'anno del settimanale conservatore Demokrata (conservatore, ma non certo il più estremista) riportava nell'editoriale del direttore: "E' come quando prendiamo la macchina, se non ci fosse il codice stradale, guidare sarebbe impossibile. Il caos è il peggior nemico della democrazia. Per questo servono regole, per mettere ordine". Se uno vuole altre opinioni deve cercarle altrove. Per esempio in edicola con il liberale Népszabadsàg o sulla stampa online, i popolari origo.hu e index.hu.

Ho postato un articolo di Origo su Facebook, augurandomi di poter leggere queste notizie anche fra sei mesi, ho avuto un commento di un'amica che vota Fidesz, che diceva: ''Quante storie, non siamo mica in Cina, la legge è normale in fondo".
Con lei ed altri amici, quattro anni fa, andavo a manifestare a Kossuth tér, la piazza davanti al parlamento, erano i primi di ottobre, la gente protestava in sit-in permanente contro le bugie del governo socialista, cartelli, proteste, comizi, tante bandiere, cravatte e teste rasate.

Venerdì scorso alle 18 ero di nuovo là, da solo, manifestazione organizzata su Facebook per la libertà di stampa, il filobus non è potuto arrivare fino al capolinea per la troppa gente, come quattro anni fa. Qualche discorso, battute, gente normale, quella che vorrebbe una politica diversa, alla fine tutti che cantano con Brody Jànos sul palco: "Ha én rozsa volnék", (ovvero "se fossi una rosa", molto utile anche per ripassare il periodo ipotetico in ungherese), in cui l'ultima strofa fa: "Se fossi una bandiera non sventolerei mai,  sarei arrabbiata contro ogni genere di vento, sarei felice solo se mi stendessero per terra, e non fossi un giocattolo nelle mani di ogni genere di vento".

Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Ungheria