scritto per noi da
Paola Erba
Saranno queste le conseguenze della diga
sul fiume Torola, in Salvador. Contro la sua costruzione si battono da
tre anni 1500 famiglie del comune di Carolina, nel nord-est del Paese.
E si batterà, tra qualche giorno, anche il Terzo Forum Mesoamericano,
previsto dal 15 al 17 luglio 2004, a Carolina. La diga (denominata El
Chaparral) avrà un costo approssimativo di 92,5 milioni di dollari.
Sono coinvolti nel progetto, la CEL (Comision Ejecutiva Hidroelectrica
del Rio Lempa ), il governo salvadoregno e quello giapponese, che ha
già assicurato parte del sostegno finanziario
"El Chaparral – si
lamentano cittadini e associazioni ambientaliste - avrà
conseguenze fatali non solo sulla popolazione, che perderà ogni fonte
di sostentamento, ma anche sull’ambiente: la deviazione del fiume
provocherà infatti l’estinzione di diverse specie animali e
vegetali".
Ma da tre anni, alle proteste dei cittadini e a quelle
del CESTA, un’ associazione ambientalista
locale, seguono minacce e attentati. Come quello a Jacobo
Martinez, contadino e attivista del CESTA, che un anno fa si è
miracolosamente salvato da alcuni colpi di fucile sparati da
ignoti.
“Era mattina presto",
spiega. "Stavo andando a lavorare, quando improvvisamente
avvertii degli spari. Caddi tramortito. Ero stato ferito alle gambe.
Per mesi non fui in grado di camminare, ma non per questo
si fermò la nostra lotta. Continuammo con le proteste e
l'attività di informazione. Oggi, l’opposizione degli abitanti
di Carolina si sta estendendo ad altri villaggi e il Forum di questi giorni ci
dà speranza. Servirà a
rafforzare la resistenza alle dighe idroelettriche in tutta l’America
Centrale. Lo faremo attraverso la discussione, l’analisi, la
costruzione di reti e la presentazione di progetti alternativi. El Chaparral,
infatti, non è l’unica diga prevista
nella zona. Al contrario, è parte di un piano più ampio, di una serie
di dighe lungo il fiume Torola, che dovrebbero dare luce ed
elettricità a 85mila famiglie. Ma la chimera del progresso è solo un
pretesto sbandierato dalla CEL e dal nostro governo, per coprire i
guadagni di pochi. Le dighe, per le popolazioni rurali e indigene, sono
progetti insostenibili. Le alternative esistono e le
troveremo”.
La storia di El
Chaparral comincia nel 1997, quando la CEL, decisa a
costruire dighe sul Torola, dà inizio, con il consenso del Ministero
dell' Ambiente del Salvador, ad uno studio di fattibilità
nella zona. Si individuano otto siti possibili e nel ‘99, se
ne scelgono due: El Chaparral e la Honda, poco più a valle. Nel dicembre del 2000,
quando la CEL firma l’accordo con il Giappone coinvolgendolo nel
progetto, iniziano le proteste dei contadini.
“Hanno promesso di indennizzarci se verremo
evacuati", spiega ancora Martinez. "Ma chi ci ridarà la nostra
vita? Qui campiamo di agricoltura, conosciamo i ritmi del fiume, ogni
angolo di questa terra. Cosa faremo da un’altra parte? E il fiume? Gli
ambientalisti dicono che la diga produrrà drastiche alterazioni nella
flora e nella fauna di tutta la zona. E nel suolo. Perderemo i terreni
fertili, perché l’acqua del Torola, deviata a causa della diga, non
potrà più irrigarli”.
Il CESTA ha poi
denunciato un altro pericolo: il terreno della valle è facilmente
erodibile: si depositerà quindi nella diga, accumulandosi
insieme ai fertilizzanti e ai pesticidi chimici. Ma non solo: la
presenza di un vasto specchio d’acqua ferma, rischia di
diffonderein tutta la zona epidemie
di dengue, dal nome della pericolosissima
zanzara per cui il Salvador è famoso.
Il caso di El Chaparral è emblematico
di una lotta alle dighe che si sta sollevando un po’ ovunque, non solo
in America Latina. Lo scorso gennaio, al Social
Forum di Bombay, in India, circa 300 rappresentanti delle
comunità minacciate dalle dighe, si sono incontrati per decidere delle
linee comuni di azione. Rappresentavano circa 80 milioni di persone in
tutto il mondo e provenivano da 62 Paesi diversi. Quando questo
movimento si riunì per la prima volta sei anni fa, a
Curitiba, in Brasile, era solo la voce di un dramma che il mondo
ignorava. Oggi, è riuscito a guadagnare la solidarietà di personaggi
come Arundhati Roy e come il nobel per la pace birmano Aung San Suu
Kyi. Il Terzo Forum
Mesoamericano riunirà parte di questo movimento. Ma la
partita di El Chaparral, così come quella di molte
comunità minacciate dalle dighe (in Argentina, quelle sul Paranà, in
Uruguay, sul Garabì…) è ancora tutta da giocare.