14/01/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Il presidente Ben Alì promette riforme e che non si candiderà più, ma la protesta non si ferma

Le immagini, anche in un Paese dove tutto è sotto controllo, a volte dicono più di mille parole. Il Ben Alì che ieri sera, 14 gennaio 2011, è apparso in televisione davanti al Paese era insicuro, per la prima volta nella storia di un dominio più che ventennale.

''Non mi candiderò più'', ha dichiarato. La Tunisia, però, non gli crede. ''Una commissione indipendente modificherà la legge sull'informazione e quella elettorale''. Non basta, monsieur président. Mentre alcuni caroselli hanno impazzato per le vie di Tunisi e in altre decine di città in tutto il Paese, nei quali i più ottimisti festeggiavano la fine di un'era, altrove i più pragmatici preparavano le dimostrazioni di oggi. Ancora decine di migliaia di persone in tutte le piazze della Tunisia. Poco fa il presidente Ben Alì ha annunciato che concederà elezioni anticipate, superando addirittura la richiesta delle opposizioni, che chiedevano un governo di unità nazionale

''Non torneranno a casa...lo hanno visto in difficoltà, lo vedono per la prima volta da quando sono nati, in difesa'', dice Rachid da Marsiglia. ''Sono dovuto scappare, perché facevo il giornalista. Scrivilo bene, non l'attivista, il dissidente o chissà che. Solo il giornalista, ma era diventato un incubo. L'ultimo 'affronto' al regime - secondo i loro calcoli - l'ho commesso dopo i fatti di Gafsa, nel 2008. La rivolta dei lavoratori del bacino minerario - ricco di fosfati - il tentativo mio e di altri di documentare la brutale repressione della polizia. Decine di sindacalisti e semplici dimostranti pestati a sangue, arrestati e uccisi. Dal palazzo, a Tunisi, gli ordini arrivavano chiari: bloccare la protesta. Gafsa, con le sue contraddizioni, rischiava di essere il simbolo della Tunisia intera. Le miniere ci rendono il quarto produttore al mondo di fosfati, ma la gente è povera come sempre. Poi la compagnia, Gafsa CPG, decide una ristrutturazione: da undicimila impiegati a cinquemila. Come animali. Studenti, operai, madri di famiglia...tutti in strada a prendere le botte''.

Non siamo più nel mondo che Ben Alì ha conosciuto e governato con il pugno di ferro per più di un ventennio. L'irruzione della rete è già una rivoluzione.
''La televisione pirata al-Hiwar Attounisi (Il Dialogo tunisino) è riuscita a filmare le immagini delle rivolte e a farle circolare in rete, riprese poi all'estero, come nel caso di France 3. E' stato come uno choc culturale per il Paese. Non si poteva più tornare indietro. Adesso, dopo più di due anni, la sensazione della gente è che gli si volesse togliere anche la vita, oltre che il futuro e la libertà. Non si fermeranno, ne hanno viste e subite troppe''.

Come raccontano, da anni, tutte le organizzazioni internazionali indipendenti che si battono per il rispetto dei diritti umani. Una di queste, Réseau Euro-Méditerranéen des Droits de l'Homme (Remdh), ha diffuso oggi un comunicato urgente. Chiede all'Unione Europea di cessare i negoziati per il parternariato strategico tra Bruxelles e Tunisi, chiede ai membri dell'Ue di prendere una posizione forte contro le violazioni dei diritti umani gravi e costanti del governo di Tunisi. L'ultimo esempio la brutale repressione delle proteste dell'Ordine degli Avvocati, messi a tacere con i manganelli.

Forse ha ragione Rachid, non finirà la protesta. Difficile dire se la rabbia, innegabile, riuscirà ad arrivare fino alla fine di un 'regno', quello di Ben Alì, che dura da sempre. Prima stratega del ministro della Difesa nella Tunisia indipendente - negli anni Sessanta - poi direttore generale della Sicurezza Nazionale per il Ministero dell'Interno fino al 1980, quando ancora una rivolta, ancora a Gafsa, lo portò lontano, ambasciatore in Polonia, in attesa che si calmassero le acque. E che i tempi fossero maturi per prendere il potere. Habib Bourghiba, padre della patria, venne deposto per senilità, unico caso al mondo di colpo di Stato "medico", al quale non mancò l'appoggio dei servizi segreti italiani.

Le notizie che arrivano da Tunisi sono contraddittorie: dopo sessanta vittime, in molte cittadine del Paese, alcuni militari fraternizzano con i dimostranti. Troppo presto per capire dove andrà a finire, questa situazione. Ma per la prima volta, in televisione, Ben Alì non appariva sicuro. Forse pensava a un'altra Gafsa e, questa volta, a un rifugio sicuro dove portare la sua famiglia, mai così lontana dalla Tunisia.

Christian Elia

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità