13/01/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



La Consulta accoglie due referendum su tre del movimento per l'acqua pubblica

Il movimento per l'acqua bene comune può tirare un sospiro di sollievo. Il quadro istituzionale presente e, soprattutto, quello futuro fanno paura, ma almeno un successo (dopo il trionfo della raccolta firme) è stato ottenuto.

La Corte Costituzionale ha ammesso il 12 gennaio 2011 due quesiti referendari, su tre, proposti dai movimenti per l'acqua. Una risposta importante per quel milione e mezzo di cittadini che, in pochi mesi, hanno firmato sulle migliaia di banchetti in tutta Italia per lanciare un messaggio chiaro: l'acqua non può essere oggetto di profitto.

A questo punto, in primavera (tra il 15 aprile e il 15 giugno 2011), gli italiani dovrebbero essere chiamati a esprimersi con un referendum: se vincesse il 'si' verrebbero abrogate quelle norme che, in modo implicito o esplicito, introducono la privatizzazione di uno dei beni più preziosi per la vita degli esseri umani.
Invertire la rotta sulla gestione dei servizi idrici, per altro, in un'ottica di lungo periodo potrà indicare la strada per l'intangibilità dei cosiddetti beni comuni.

''Attendiamo le motivazione della Consulta sulla mancata ammissione del terzo quesito, ma è già chiaro che questa decisione nulla toglie alla battaglia per la ripubblicizzazione dell'acqua e che rimane intatta la forte valenza politica dei referendum'', comunica il Forum dei Movimenti per l'Acqua nella nota con la quale ha commentato la decisione della Suprema corte italiana.

Il Comitato Promotore, intanto, chiede però ''un immediato provvedimento di moratoria sulle scadenze del Decreto Ronchi e sull'abrogazione delle Autorità d'Ambito Territoriale Integrato (Aato), un necessario atto di democrazia perché a decidere sull'acqua siano davvero gli italiani''. Secondo il Decreto Ronchi, infatti, sono scaduti il 31 dicembre 2010 i termini per gli Aato (introdotti dalla Legge Galli per riordinare la gestione delle reti idriche in Italia) per mettere sul mercato una quota delle loro azioni.

L'elemento di instabilità, infatti, è dato dalla situazione politica italiana. Il governo di Silvio Berlusconi, al momento, ha messo da parte le elezioni anticipate. Solo che valutata la situazione attuale della politica italiana nulla è garantito e in caso di elezioni politiche anticipate, per legge, il referendum deve essere posposto. Avverrà lo stesso con il Decreto Ronchi? I movimenti lo chiedono a gran voce e, dal 12 gennaio 2010, la Consulta ha sancito la legittimità di questa richiesta.

Christian Elia

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