In Canada, nella provincia dell'Ontario, d'ora in avanti i
musulmani potranno dirimere secondo i dettami della Sharia le
controversie che dovessero sorgere a proposito di questioni familiari,
di eredità, di affari, e di divorzio, rivolgendosi a tribunali che
includeranno imam, anziani musulmani e avvocati musulmani. Non è
proprio una piena attuazione della Sharia, ma i leaders locali lo
considerano un passo avanti.
Secondo
il Wahington
Post i leaders islamici promotori dell'iniziativa hanno istituito una
Corte di Giustizia Civile Islamica nell'autunno scorso e la Corte ha
nominato degli arbitri che hanno seguito corsi di aggiornamento sui
contenuti della Sharia e della legislazione civile canadese. La Sharia
è basata sul Corano, che include i dettami dell'Islam e le rivelazioni
del profeta Maometto. Secondo il credo musulmano, è il Corano a
fornire regole divine di comportamento a proposito di matrimonio,
affari, ed eredità. Ai Musulmani sono vietati il furto, la menzogna,
l'omicidio, l'adulterio e l'alcool.
Gli
oppositori del nuovo processo hanno espresso preoccupazione all'idea
che le persone potrebbero sentirsi costrette ad accettare gli arbitrati
basati sulla Sharia, ma secondo ufficiali governativi è sufficiente
garanzia il fatto che gli arbitrati siano possibili solo con il mutuo
consenso degli interessati. Brendan Crawley, portavoce dell'Attorney
General, fa presente che nell'Ontario, dal 1991, esiste una legge che
permette questo tipo di arbitrati basati su convinzioni religiose: i
rabbini nelle comunità
ebraiche, e i sacerdoti in quelle cristiane, forniscono un contributo
alla risoluzione di controversie civili.
Secondo Crawley la legge sull'arbitrato prevede le
necessarie garanzie: ci si sottopone all'arbitrato su base volontaria e
le decisioni degli arbitri sono soggette a ratifica da parte del
Tribunale normale. Inoltre gli arbitri non potranno affrontare
questioni di rilevanza penale o imporre pene corporali. Il rabbino
Reuven Tradburks ha confermato che da secoli, dai tempi
dell'insediamento a Toronto di una comunità ebraica, esiste un
tribunale (Beit Din), che si occupa di controversie finanziarie e
familiari, le cui decisioni non sono mai state rigettate.
Crawley ha fatto presente che non sono possibili
decisioni che siano in contrasto con la Carta dei Diritti (la Charter of Rights
and Freedoms è parte
della Costituzione nazionale) e che esistono dei limiti ai poteri degli
arbitri ai quali non è permesso prendere decisioni nei casi in cui
siano coinvolti terzi o minori. Tuttavia è viva la preoccupazione per
il fatto che il riconoscimento ufficiale di questi tribunali potrebbe
portare a casi di discriminazione, soprattutto nei riguardi dei diritti
delle donne musulmane.
Ed è proprio una
rappresentante del Consiglio Canadese delle Donne Musulmane, Alia
Hogben, che esprime questo timore: "E' difficile dire il proprio parere
in questo momento" ha dichiarato "Non vogliamo apparire anti-musulmane
proprio adesso che si sta creando un forte pregiudizio anti-musulmano.
Siamo donne religiose e osservanti, ma non possiamo tacere di fronte a
qualcosa che ci preoccupa". Se anche si sottolinea che tutto avviene su
base volontaria, i critici del provvedimento sostengono che i Musulmani
che decidessero di sottrarsi agli arbitrati basati sulla Sharia
verrebbero etichettati come "disobbedienti".
Di recente Alia Hogben ha partecipato ad un dibattito alla
televisione canadese: "Se, come credente, non mi presentassi a questo
tribunale della Sharia" ha detto "potrei essere accusata di blasfemia e
apostasia dai nostri leaders dell'Istituto Islamico, e voi sapete che
in alcuni paesi l'accusa di apostasia equivale a una sentenza di
condanna a morte".
Homa Hoodfar, che insegna antropologia a
Montreal, ha studiato la Sharia e la legislazione sulla famiglia in
Medio-Oriente, e si meraviglia della leggerezza con cui il problema
viene affrontato in Canada: "Ci si basa su idee molto vaghe a proposito
della Sharia: il Governo Canadese crede che la Sharia sia una legge
scritta nel Corano.
In realta' non esiste
un codice ben definito. La Sharia consiste nell'interpretazione della
legge nei singoli Stati, e nella sua applicazione. Quale
interpretazione verra' scelta? I leaders islamici non lo dicono, e il
Governo canadese non lo chiede." Secondo la Hoodfar le donne immigrate
di recente, che non conoscono neppure la lingua del loro nuovo paese,
potrebbero essere costrette a sottomettersi alle decisioni dei nuovi
tribunali senza essere consapevoli dei loro diritti. Le nuove
immigrate, molto piu' soggette delle altre alle pressioni della
comunita' di provenienza, si ritroverebbero nella condizione di perdere
inconsapevolmente i loro diritti.
Le dichiarazioni di Syed
Mumtaz Ali, presidente dell'Associazione Musulmana Canadese e
sostenitore dei nuovi tribunali non sono tranquillizzanti. Sul sito
della sua organizzazione ha scritto che "le minoranze musulmane che
vivono in paesi non musulmani come il Canada sono come Beduini erranti:
sebbene liberi di vivere secondo la Legge Divina e di praticare
indisturbati la loro religione a casa loro o nelle moschee, tuttavia
non hanno modo di influire sulle leggi del Paese e le istituzioni
governative non provvedono alle loro necessita'". L'istituzione della
Corte di Giustizia Civile Islamica verrebbe incontro a queste
necessita' senza violare alcuna legge canadese. Secondo le affermazioni
di Ali, il cui tono risulta vagamente minaccioso, i tribunali della
Sharia saranno importanti per i Musulmani canadesi, che non avranno
piu' scuse per non seguire la Sharia una volta che in Canada sara' data
loro la possibilita' di farlo.
Coloro che
decidessero di non sottoporvisi, pur avendone ormai la possibilita', si
renderanno colpevoli di un crimine ben piu' grave di quando il
tribunale non esisteva e ne erano dispensati. Aiesha Adam, che e'
giudice privato a Toronto, sostiene che paura e scetticismo a proposito
dei diritti delle donne islamiche sono ingiustificati: "Il credo
islamico non permette di trattare male le donne. La legge islamica si
fonda su uguaglianza, onesta' e giustizia. Bisogna guardare al Corano
nel suo insieme. Vi sono questioni che si possono discutere anche qui.
Il codice penale e' un'altra cosa, e infatti non si applica".
Ci saranno anche delle donne fra gli
arbitri, e la loro presenza dovrebbe servire a tacitare coloro che si preoccupano
per il
trattamento iniquo che potrebbero subire le donne. Tuttavia
l'Organizzazione delle Donne Somale di Toronto si e' fatta sentire con
dichiarazioni che suscitano ulteriori perplessita', se non gettano
addirittura nello sconforto. Queste donne hanno detto di non sapere
molto del nuovo tribunale e di non aver avuto nessun tipo di
informazione sul modo in cui verra' condotto, tuttavia sostengono di
essere soddisfatte della sua istituzione: "Siamo Somale e musulmane,
Quando andiamo in Tribunale, il giudice capisce l'ordinamento laico, ma
non la Sharia.
Se potremo avere un
tribunale che capisce il nostro credo islamico, sara' una buona cosa".
Vedremo quali problemi sorgeranno quando qualcuna di loro rifiutera' di
presentarsi davanti a quel tribunale. Aderire spontaneamente a regole
che non siano in conflitto con i diritti e la liberta' altrui non e'
certo un male. "No al furto, no alla droga, no al sesso al di fuori del
matrimonio. Niente maiale. Questa e' la nostra legge" ha detto la
somala Hamida Ainshe "un uomo puo' prendere una seconda o una terza
moglie se e' in grado di mantenerle tutte. Si', c'e' la gelosia, ma la
Sharia la permette."