04/05/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



I tribunali musulmani nel Canada liberale
Musulmani in preghiera in CanadaIn Canada, nella provincia dell'Ontario, d'ora in avanti i musulmani potranno dirimere secondo i dettami della Sharia le controversie che dovessero sorgere a proposito di questioni familiari, di eredità, di affari, e di divorzio, rivolgendosi a tribunali che includeranno imam, anziani musulmani e avvocati musulmani. Non è proprio una piena attuazione della Sharia, ma i leaders locali lo considerano un passo avanti.
 
Secondo il Wahington Post i leaders islamici promotori dell'iniziativa hanno istituito una Corte di Giustizia Civile Islamica nell'autunno scorso e la Corte ha nominato degli arbitri che hanno seguito corsi di aggiornamento sui contenuti della Sharia e della legislazione civile canadese. La Sharia è basata sul Corano, che include i dettami dell'Islam e le rivelazioni del profeta Maometto. Secondo il credo musulmano, è il Corano a fornire regole divine di comportamento a proposito di matrimonio, affari, ed eredità. Ai Musulmani sono vietati il furto, la menzogna, l'omicidio, l'adulterio e l'alcool.
 
Gli oppositori del nuovo processo hanno espresso preoccupazione all'idea che le persone potrebbero sentirsi costrette ad accettare gli arbitrati basati sulla Sharia, ma secondo ufficiali governativi è sufficiente garanzia il fatto che gli arbitrati siano possibili solo con il mutuo consenso degli interessati. Brendan Crawley, portavoce dell'Attorney General, fa presente che nell'Ontario, dal 1991, esiste una legge che permette questo tipo di arbitrati basati su convinzioni religiose: i rabbini nelle comunità ebraiche, e i sacerdoti in quelle cristiane, forniscono un contributo alla risoluzione di controversie civili.
 
Secondo Crawley la legge sull'arbitrato prevede le necessarie garanzie: ci si sottopone all'arbitrato su base volontaria e le decisioni degli arbitri sono soggette a ratifica da parte del Tribunale normale. Inoltre gli arbitri non potranno affrontare questioni di rilevanza penale o imporre pene corporali. Il rabbino Reuven Tradburks ha confermato che da secoli, dai tempi dell'insediamento a Toronto di una comunità ebraica, esiste un tribunale (Beit Din), che si occupa di controversie finanziarie e familiari, le cui decisioni non sono mai state rigettate.
 
Crawley ha fatto presente che non sono possibili decisioni che siano in contrasto con la Carta dei Diritti (la Charter of Rights and Freedoms è parte della Costituzione nazionale) e che esistono dei limiti ai poteri degli arbitri ai quali non è permesso prendere decisioni nei casi in cui siano coinvolti terzi o minori. Tuttavia è viva la preoccupazione per il fatto che il riconoscimento ufficiale di questi tribunali potrebbe portare a casi di discriminazione, soprattutto nei riguardi dei diritti delle donne musulmane.
 
Ed è proprio una rappresentante del Consiglio Canadese delle Donne Musulmane, Alia Hogben, che esprime questo timore: "E' difficile dire il proprio parere in questo momento" ha dichiarato "Non vogliamo apparire anti-musulmane proprio adesso che si sta creando un forte pregiudizio anti-musulmano. Siamo donne religiose e osservanti, ma non possiamo tacere di fronte a qualcosa che ci preoccupa". Se anche si sottolinea che tutto avviene su base volontaria, i critici del provvedimento sostengono che i Musulmani che decidessero di sottrarsi agli arbitrati basati sulla Sharia verrebbero etichettati come "disobbedienti".
 
Di recente Alia Hogben ha partecipato ad un dibattito alla televisione canadese: "Se, come credente, non mi presentassi a questo tribunale della Sharia" ha detto "potrei essere accusata di blasfemia e apostasia dai nostri leaders dell'Istituto Islamico, e voi sapete che in alcuni paesi l'accusa di apostasia equivale a una sentenza di condanna a morte".
 
Homa Hoodfar, che insegna antropologia a Montreal, ha studiato la Sharia e la legislazione sulla famiglia in Medio-Oriente, e si meraviglia della leggerezza con cui il problema viene affrontato in Canada: "Ci si basa su idee molto vaghe a proposito della Sharia: il Governo Canadese crede che la Sharia sia una legge scritta nel Corano.

In realta' non esiste un codice ben definito. La Sharia consiste nell'interpretazione della legge nei singoli Stati, e nella sua applicazione. Quale interpretazione verra' scelta? I leaders islamici non lo dicono, e il Governo canadese non lo chiede." Secondo la Hoodfar le donne immigrate di recente, che non conoscono neppure la lingua del loro nuovo paese, potrebbero essere costrette a sottomettersi alle decisioni dei nuovi tribunali senza essere consapevoli dei loro diritti. Le nuove immigrate, molto piu' soggette delle altre alle pressioni della comunita' di provenienza, si ritroverebbero nella condizione di perdere inconsapevolmente i loro diritti.
 
Le dichiarazioni di Syed Mumtaz Ali, presidente dell'Associazione Musulmana Canadese e sostenitore dei nuovi tribunali non sono tranquillizzanti. Sul sito della sua organizzazione ha scritto che "le minoranze musulmane che vivono in paesi non musulmani come il Canada sono come Beduini erranti: sebbene liberi di vivere secondo la Legge Divina e di praticare indisturbati la loro religione a casa loro o nelle moschee, tuttavia non hanno modo di influire sulle leggi del Paese e le istituzioni governative non provvedono alle loro necessita'". L'istituzione della Corte di Giustizia Civile Islamica verrebbe incontro a queste necessita' senza violare alcuna legge canadese. Secondo le affermazioni di Ali, il cui tono risulta vagamente minaccioso, i tribunali della Sharia saranno importanti per i Musulmani canadesi, che non avranno piu' scuse per non seguire la Sharia una volta che in Canada sara' data loro la possibilita' di farlo.
 
Coloro che decidessero di non sottoporvisi, pur avendone ormai la possibilita', si renderanno colpevoli di un crimine ben piu' grave di quando il tribunale non esisteva e ne erano dispensati. Aiesha Adam, che e' giudice privato a Toronto, sostiene che paura e scetticismo a proposito dei diritti delle donne islamiche sono ingiustificati: "Il credo islamico non permette di trattare male le donne. La legge islamica si fonda su uguaglianza, onesta' e giustizia. Bisogna guardare al Corano nel suo insieme. Vi sono questioni che si possono discutere anche qui. Il codice penale e' un'altra cosa, e infatti non si applica".
 
Ci saranno anche delle donne fra gli arbitri, e la loro presenza dovrebbe servire a tacitare coloro che si preoccupano per il trattamento iniquo che potrebbero subire le donne. Tuttavia l'Organizzazione delle Donne Somale di Toronto si e' fatta sentire con dichiarazioni che suscitano ulteriori perplessita', se non gettano addirittura nello sconforto. Queste donne hanno detto di non sapere molto del nuovo tribunale e di non aver avuto nessun tipo di informazione sul modo in cui verra' condotto, tuttavia sostengono di essere soddisfatte della sua istituzione: "Siamo Somale e musulmane, Quando andiamo in Tribunale, il giudice capisce l'ordinamento laico, ma non la Sharia.
 
Se potremo avere un tribunale che capisce il nostro credo islamico, sara' una buona cosa". Vedremo quali problemi sorgeranno quando qualcuna di loro rifiutera' di presentarsi davanti a quel tribunale. Aderire spontaneamente a regole che non siano in conflitto con i diritti e la liberta' altrui non e' certo un male. "No al furto, no alla droga, no al sesso al di fuori del matrimonio. Niente maiale. Questa e' la nostra legge" ha detto la somala Hamida Ainshe "un uomo puo' prendere una seconda o una terza moglie se e' in grado di mantenerle tutte. Si', c'e' la gelosia, ma la Sharia la permette."
Categoria: Diritti, Religione
Luogo: Canada